Con un decreto di Papa Nicola II al sinodo lateranense del 13 aprile 1059 all’Imperatore era stata tolta la designazione del Papa ed era stata affidata ai Cardinali Vescovi i quali poi, dopo attento esame, dovevano riunirsi con gli altri Cardinali e con i maggiori rappresentanti del clero romano per procedere all’elezione vera e propria. L’elezione del Pontefice veniva così sottratta agli intrighi della nobiltà ed agli opportunismi dell’Imperatore. Riportiamo il testo da M. G. H., Constitutiones et acta, (Hannover 1893, t. I, pp. 538-541).

 

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Nel nome del Signore Dio nostro Salvatore Gesù Cristo, nell’anno 1059 della sua Incarnazione nel mese di aprile… sotto la presidenza del reverendissimo e santissimo papa apostolico Nicola, nella basilica del Laterano detta costantiniana, presenziando anche i reverendissimi arcivescovi, vescovi, abati ed i venerabili sacerdoti e diaconi, il venerabile papa, decidendo con autorità apostolica, dice a riguardo della elezione apostolica:                               

Vostra Santità, miei carissimi fratelli e vescovi, e anche voi membri più umili di questa assemblea, sa, ciò non è affatto nascosto, come alla morte di Stefano nostro predecessore di pia memoria, questo soglio apostolico… ha sopportato mali, è stato esposto ai colpi ripetuti della simonia e degli usurai… Dunque, se piace alla vostra fraternità, Noi dobbiamo con l’aiuto di Dio prevenire con prudenza le future eventualità e prevedere per l’avvenire con uno statuto ecclesiastico che questi mali risuscitati – a Dio non piaccia – non lo tocchino.

E’ per questo che, istruiti dall’autorità dei nostri predecessori e degli altri santi padri, Noi abbiamo deciso e decidiamo che alla morte del pontefice di questa Chiesa romana ed universale, solo tutti i cardinali, regolando ogni cosa con la più grande cura essendo salvi l’onore e la riverenza dovuti al nostro dilettissimo figlio Enrico, attualmente re, ben presto, Noi lo speriamo, imperatore con il permesso di Dio… parimenti a quelli dei suoi successori che avranno personalmente ottenuto questo potere della Sede Apostolica, consentano alla nostra elezione, in modo che, per timore che il veleno della venalità non si nasconda sotto un pretesto o sotto un altro, gli uomini religiosi siano, con il nostro figlio re Enrico, i primi a promuovere l’elezione del pontefice, mentre gli altri verranno dopo. Nel caso in cui la perversità degli uomini malvagi ed iniqui impedisse che una elezione pura, sincera e gratuita possa aver luogo a Roma, essi ottengano, anche se poco numerosi, il potere di eleggere il pontefice della Sede Apostolica nel luogo che, d’accordo con l’invincibile re Enrico, Essi avranno giudicato conveniente.

E quando l’elezione avrà avuto luogo se, a causa di una guerra o di qualche tentativo di iniquità da parte degli uomini, l’eletto non può essere assiso secondo il costume sul Seggio Apostolico, egli avrà tuttavia nella sua qualità di papa il potere di governare la Santa Chiesa romana e di disporre di tutti i suoi diritti e di tutti i suoi beni, cosa che ha fatto, come tutti sanno, il beatissimo Gregorio prima della sua consacrazione.

 

 

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