Alle origini della Magna Grecia

Alle origini della Magna Grecia

Tra VIII e VI sec. a.C. le città della Grecia continentale furono protagoniste di una gigantesca ondata migratoria che portò alla nascita delle colonie della Magna Grecia. Gravi contrasti di classe e l’aumento demografico determinarono un gran fabisogno di terre cui le antiche città greche erano incapaci di rispondere. In una società con un territorio principalmente montuoso in cui la pressione demografia era aumentata a dismisura, una classe di aristocratici proprietari terrieri possedeva la maggior parte della terra migliore, mentre le classi più umili le terre meno fertili. Ne nacque un’ondata migratoria di proporzioni inaudite che seguì le antiche rotte marittime costellate da approdi e fondi commerciali, destinata a cambiare la Storia.

Nelle migrazioni fu fondamentle il ruolo dell’Oracolo di Delfi che tutte le comunità greche riconoscevano e che consultavano prima di organizzare una spedizione. Una delegazione cittadina consultava l’oracolo che nomina un “ecista” , un condottiero quasi certamente indicato dai maggiorenti della città stessa, che avrebbe diviso le terre tra i coloni ed indicato i principali siti dell’insediamento. L’ecista veniva affiancato da guide esperte ed esploratori per effettuare sopralluoghi ed individuare il luogo giusto. Si passava poi alla scelta dei coloni che avrebbero fatto parte della spedizione: duecento cittadini tutti maschi, scelti attraverso un sorteggio che, in caso di renitenza ad effettuare la spedizione, potevano andare in contro persino alla pena di morte.

Quasi tutte le prime colonie furono di carattere agricolo, costituite da giovani che in patria non avrebbero mai potuto possedere un pezzo di terra per sostenere la famiglia. Si trattava dunque di scapoli che provenivano da famiglie indigenti o non in grado di assicurar loro beni necessari per una sposa e condizioni di vita decorose per un uomo libero.

Il luogo prescelto doveva avere un rilievo facilmente difendibile dove costruire l’acropoli, un’area dove erigere l’abitato, una zona pianeggiante da dividere tra i coloni per la coltivazione. Il primo insediamento era spesso collocato su un’isoletta prospiciente la costa, l’insediamento definitivo veniva poi collocato sulla terra ferma. La località doveva essere accessibile dal mare e quindi estendersi in prossimità della foce di un fiume come è il caso di Selinunte o di Velia che fungesse da porto-canale o di un’insenatura destinata a divenire porto come per Messina, Siracusa che di porti ne aveva due, e Napoli. Fatte pochissime eccezioni, come per Leontinoi, oggi Lentini, subcolonia di Nasso, fondata adieci chilometri nell’entroterra in posizione dominante rispetto alla Valle del Simeto, tutte sorgevano prossime al mare.

Così nacque quella costellazione di colonie greche in Italia meridionale destinate a loro volta a far nascere altre città-figlie: Pitecusa, Cuma, Nasso, Sibari, Crotone, Metaponto, Reggio. Quando ebbe inizio la migrazione greca verso occidente con la fondazione di Pitecusa, a Ischia, nel 770 a. C., gli Estruschi si espandevano a Sud sino a Pontecagnano e Roma stava per essere fondata. Probabilmente i navigatori eubei di Calcide scelsero il golfo di Napoli come loro primo insediamento perchè già conoscevano le caratteristiche topografiche di quell’area per motivi commerciali.

La nuova colonia era una comunità politicamente indipendente e veniva retta da magistrati eletti localmente, anche se manteneva rapporti molto forti con la città madre sia in campo militare che religioso.

I rapporti con gli autoctoni non erano sempre pacifici. Per esempio i coloni corinzi distrussero i siculi dell’Ortigia per fondarvi Siracusa e da questa lotta ne derivò una divisione in classi che rifletteva la divisione etnica: i gamoroi, grandi proprietari terrieri, e i kyllirioi, contadini in condizioni di semischiavituù. Talvolta però i rapporti con i popoli autoctoni erano pacifici come a Pitecusa e Nasso, e non di rado si verificava una certa integrazione, dovuta anche al fatto che tra i coloni greci c’erano poche donne ed erano perciò necessari matrimoni misti con le genti del posto. Nascevano quindi santuari extraurbani che fungevano da luoghi di incontro e accordi economici vantaggiosi per entrambe le parti.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

La foto in copertina ritrae il tempio di Omonoia ad Agrigento, in Sicilia, ed è tratta dalla rete.

Bibliografia:

J. Boardman, I Greci sui mari, Firenze 1986
V. M. Manfredi, I Greci d’Occidente, Milano 2010
G. Pugliese Carratelli (a cua di), Magna Grecia, Milano 1988
C. De Palma, La Magna Grecia. Storia e civiltà dell’Italia meridionale dalle origini alla conquista romana, Roma 1990
P. Larizza, La Magna Grecia, Reggio Calabria 1993

 

1 Comment

  1. Molto interessante!

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