Sguardo sulle industrie del Regno delle Due Sicilie

Sguardo sulle industrie del Regno delle Due Sicilie

Massimo Petrocchi, nel suo “Le industrie del Regno di Napoli dal 1850 al 1860”, fornisce un lungo elenco di manifatture esistenti sulla sponda continentale del Regno delle Due Sicilie nell’ultimo decennio di vita del governo borbonico e ben spiega come l’industria nel Meridione d’Italia non solo non fosse così avanzata come quella inglese o francese, ma era ancora ad uno stadio primitivo, con produzioni perlopiù d’uso quotidiano come stoviglie, terraglie, mobili, scarpe, cappelli e guanti. Talvolta questi prodotti erano anche al centro di una notevole esportazione, per esempio verso la Grecia o il Nuovo Mondo, spesso su navigli sardi. Tutto ciò si ricava dagli stessi documenti delle autorità borboniche che confermano gli enormi limiti del sistema manifatturiero napoletano già evidenziati dal Regio Istituto di Incoraggiamento, dal Direttore generale di ponti e strade e dai borbonici liberali. (altro…)

I Savoia al fronte nella Grande Guerra

I Savoia al fronte nella Grande Guerra

Nel corso della Prima Guerra Mondiale la real casa di Savoia fu attivamente presente al fronte, testimoniando a tutti i livelli il suo essere dinastia nazionale, pienamente partecipe delle complesse vicende che l’Italia affrontava e conscia del proprio compito di essere guida della nazione. Restando fedeli alla plurisecolare tradizione di principi-guerrieri della loro dinastia, i principi sabaudi furono combattenti tra i combattenti, affrontando, da soldati, tutte le vicissitudini e le asperità della guerra. La partecipazione attiva, e non meramente d’immagine, al conflitto è testimoniata dai lutti e dalle ferite patite dai membri di Casa Savoia, oltre che dalla mole di decorazioni al valore meritate sui vari campi di battaglia. (altro…)

Il giovane Tommaso d’Aquino

Il giovane Tommaso d’Aquino

Tommaso d’Aquino, abbandonata l’abbazia di Montecassino, iniziò i suoi studi all’Università di Napoli. Era il 1230 ed aveva quindici anni. Si iscrisse alla facoltà di arte, all’epoca propedeutica alle altre tre facoltà dello Studium, quelle di teologia, di diritto e di medicina. Lo studio dell’arte nel Duecento non era inteso come studio delle arti figurative e prevedeva discipline come la grammatica, la scrittura, la logica e le scienze naturali. Tali materie erano insegnate sulla scorta delle opere aristoteliche, da insegnanti come Maestro Martino, per la grammatica e la logica, e Pietro d’Ibernia, per le scienze naturali, sotto i rettori Nicolò di Rocca, genero di Pier della Vigna, e Terrisio d’Atina. San Tommaso eccelse nella grammatica e nel componimento, non abbandonò però quelle aspirazioni religiose che aveva maturato nel monastero cassinese. (altro…)

Carlo Carafa e i Pii Operai

Carlo Carafa e i Pii Operai

Accumulate esperienze e onori in guerra, Carlo Carafa, tornato a Napoli, ottenne un nuovo incontro col Vicerè per chiedere qualche considerevole impiego per servigi da lui prestati alla corona spagnola. Un altro destino però l’attendeva: il giorno stesso in cui si recava al Palazzo reale, fu catturato da un canto proveniente dal Monastero di Regina Coeli, l’ascoltò e al termine decise di riprendere il percorso religioso a cui era stato avviato da fanciullo, quando aveva frequentato il Collegio dei Gesuiti di Nola. (altro…)