Capo Colonna è il promontorio che determina il limite occidentale del golfo di Taranto, dove sorgeva il tempio dedicato ad Hera Lacinia. Della sua storia ci parla Giovanbattista di Nola Molisi in questo passo tratto da “Cronica dell’antichissima e nobilissima citta di Crotone”, opera edita a Napoli nel 1649.

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“Questo capo si stende nel mare verso Levante per circa mezzo miglio. All’inizio esso è largo circa un miglio, poi va restringendosi man mano che si procede verso la punta fino a risultare non più largo di un quarto di miglio e il restringimento avviene con un tale artificio della natura, da risultare bellissimo a vedersi.
Il terreno è pianeggiante, ma s’irrompe bruscamente sul mare, verso quale discende con una costa alta e ripida che presenta ai suoi piedi grandissimi scogli naturali. Il territorio è fertilissimo, adatto ad ogni tipo di pascolo e coltivazione, l’aria è salubre.
Sulla punta estrema del Capo è un boschetto di arbusti, come lentischio e mirto, che nel suo giro esterno misura poco meno di mezzo miglio.
Verso il centro il terreno va gradatamente declinando, fino a formare una fossa dove è una sorgente di acqua purissima. Questa fossa si chiama Fossa del Lupo ed è talmente ampia che possono starvi nascosti 50 cavalli e 200 uomini. Di essa si servono i Crotonesi per tendere imboscate ai Turchi, quando questi ultimi vi sbarcano per fare provviste di acqua e cibo. I nostri risultano sempre vittoriosi e spesso catturano molti Turchi oppure li spogliano dei loro beni e riescono anche a catturare i loro vascelli. (…)Il Capo delle Colonne una volta si chiamava Promontorio Stortingo, poi fu chiamato Capo Lacinio, in seguito Capo Nao. Nao in Greco significa tempio ed il Capo ebbe tal nome perché su di esso trovavasi il tempio della Dea Giunone Lacinia, superbo, sontuoso e celebrato per tutto il mondo antico. L’altro nome Capo delle Colonne, oggi comunemente usato, deriva dalle tante colonne del tempio. Solo due di queste colonne sono sopravvissute, ma una è crollata pochi anni orsono e quindi ne è rimasta in piedi una sola. Nei pressi delle colonne del tempio era situata la scuola pitagorica. Il Pontano nel trattato ‘Gli Astri’ sostiene che questo promontorio si trova sotto il quinto segno zodiacale, la costellazione del Leone, e che in esso nascono spontaneamente i cedri. Oggi possiamo vedere che vi cresce ogni varietà di erba, sia per uso umano, sia per uso animale. Nel mare circostante in ogni stagione si possono pescare coralli rossi e bianchi e pesci di ogni tipo, perché, essendoci grandi scogli, il pescatore può rimanere al riparo dal vento nel posto che più gli piace. Oltre ai pesci, vi sono patelle e frutti di mare, come quelli che si trovano anche a Napoli e in altri luoghi”.

 

Fonte foto: dalla rete