I caratteri politico-dinastici dell’Impero di Napoleone Bonaparte sono così delineati da Georges Lefebvre nel suo Napoléon.

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La guerra del 1805 fece dell’impero francese il semplice abbozzo del “Grande Impero”, che degli atti legislativi cominciarono ad organizzare. Napoleone considerava le sue nuove creazioni come “degli stati federativi o vero impero francese”. Benchè evocasse volentieri i ricordi storici, adottò una organizzazione originale. In testa, i re e principi, ereditari e sovrani nei loro domini: Giuseppe, Luigi, Murat, che egli fece granduca di Berg il 15 marzo; in seguito, i principi vassalli, sovrano anch’essi e pure ereditari, ma il cui dominio, tenuto in “feudo”, comportava una nuova investitura ad ogni mutazione: Elisa a Piombino, Berthier divenuto principe di Neuchatel; al terzo gradino, i principi che non hanno né esercito né moneta: Talleyrand fatto principe di Benevento, e Bernadotte principe di Pontecorvo, due domini che il re di Napoli ed il papa si erano fino ad allora disputati; più basso ancora, i feudi semplici, che conferiscono soltanto dei diritti utili: sei ducati che Napoleone s’è riservati nel Regno di Napoli, dodici che egli ha costituito in Venezia, per distribuirli a dei Francesi.

Nè è tutto. I principi e re, teoricamente indipendenti, sono personalmente vassalli di Napoleone benchè i loro stati non siano dei feudi. Fanno parte, infatti, della famiglia imperiale alla quale la costituzione dell’anno XII aveva attribuito uno statuto particolare che fu promulgato il 31 marzo 1806; esso crea per la famiglia uno stato civile speciale, conferisce al capo dell’impero la guardia dei minori e la patria podestà sui maggiori, compreso il diritto di autorizzare il loro matrimonio e di imprigionarli. Del resto, i principi, anche sovrani, restano grandi dignitari dell’impero. Così l’edificio è fondato, per una buona parte, sulla nozione di un patto di famiglia, nella quale si ritrova ad un tempo il ricordo dell’alleanza borbonica e l’attaccamento di Napoleone al suo clan.

 

 

 

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