Lo stato di arretratezza infrastrutturale e di povertà diffusa delle popolazioni nelle Due Sicilie fu ampiamente denunciato da funzionari della Monarchia. Uno di questi fu Carlo Afan de Rivera, ideatore di un ambizioso piano di modernizzazione del regno.

In un frangente polito delicato – il 1848 – l’ingegnere de Rivera prospettò un insieme di interventi tecnici strategici per le sorti dello stato. Pensò misure capaci di dotate il regno non solo di strade e infrastrutture che lo mettessero al passo coi tempi e con le trasformazioni in campo negli altri stati dell’Europa, ma anche di stabilità politica. Afan de Rivera era, infatti, dell’avviso che le opere pubbliche avrebbero ridotto le ingiustizie sociali e garantito migliori condizioni di vita alla popolazione, crescita economica, aumento degli introiti fiscali, dei commerci, delle terre produttive e dunque dei consensi per la monarchia.

Ufficiale del Genio, ingegnere e urbanista, Carlo Afan de Rivera fu, dal 1824 al 1852, Direttore generale di Ponti e Strade, Acque, Foreste e Caccia, una carica di notevole prestigio nell’amministrazione borbonica ai cui doveri ottemperò con chiarezza di idee e lavoro infaticabile, purtroppo scontrandosi con le chiusure e la riottosità alle riforme dei ministri e dei vecchi baroni. In un tempo storico complesso con una macchina statale lenta ed un governo arroccato su posizioni conservatrici, fu vittima di ostracismo. Si sottovalutò l’idea che un massiccio investimento pubblico per modernizzare il Paese e attrarre capitali privati, avrebbe pure smorzato certe tensioni sociali.

Quella che agognò de Rivera è definita modernizzazione conservativa da Giuseppe Foscari, autore di “Carlo Afan de Rivera. La politica e la modernizzazione conservativa nel Regno delle Due Sicilie”, edito per la D’Amico Editore. Parliamo di modernizzazione conservativa perché le riforme erano pensate come ad un modo per consolidare la monarchia, dunque modernizzare e al contempo conservare.

Liberale e fedelissimo ai sovrani, nel 1848, dunque, de Rivera pubblicò il pregevole “De’ mezzi più efficaci da procacciar lavoro agli operai facendo valere i vantaggi naturali” (in appendice al testo di Foscari). I rimedi in essi proposti riguardano le vie di comunicazione, l’agricoltura, le grandi opere pubbliche, la necessità di dare lavoro. “Le strade e i porti – vi si legge – facendo diminuire le spese di trasporto e dando potentissimo movimento al traffico promuoveranno l’agricoltura; la quale esercitandosi con maggiore diligenza porgerà lavoro ad un maggior numero di operai. Più prodigiosi come dianzi si è mostrato sono gli effetti dei bonificamenti e delle irrigazioni; poiché facendo sorgere una florida coltura nelle fertilissime terre che per l’aere malsano or sono incolte o mal coltivate, aumentano grandemente la ricchezza nazionale Oltre a ciò i lavoratori di campagna in maggior numero addetti all’agricoltura e quelli impiegati nelle opere pubbliche spenderanno in parte la loro mercede nell’acquistare le produzioni del suolo per la loro sussistenza, ed in parte per i comodi della persona e della vita. Quindi altri artefici ed operai avranno i mezzi per comperare le produzioni del suolo; e così migliorandosi l’agricoltura la pastorizia ed ogni maniera di arti ed industrie, tutta la popolazione si procaccerà i mezzi di un’agiata sussistenza”.

De Rivera considerò il 1848, con la Costituzione, come una sorta di anno zero per il governo borbonico. Prospettò un’opportunità di crescita delle capacità produttive, dunque delle fondamenta capitalistiche, che doveva passare per interventi infrastrutturali, e ciò avrebbe salvaguardato i Borbone da rivoluzioni. Non fu del tutto sconfitto. Per esempio riuscì a porre al centro del dibattito politico la spinosa questione delle bonifiche che sfociò nella legge del 1855, purtroppo però la Costituzione fu ritirata e il 1848 da occasione di modernizzazione divenne l’inizio di un periodo di chiusure, repressione, censura e rinnovamento dei legami tra élite possidenti e fondiarie.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. Foscari, Carlo Afan de Rivera. La politica e la modernizzazione conservativa nel Regno delle Due Sicilie, D’Amico Editore