Carlo Filangieri, principe di Satriano, duca di Cardinale e di Taormina, barone di Davoli e di Sansoste, è stato un generale e politico italiano. Proviamo a conoscerlo da vicino grazie ad una sua biografia e ad una mostra.

La storiografia moderna trascura, dimentica, soccombe alla logica delle vendite e si trasforma in romanzo d’avventura, congettura, melodramma. Sopravvive nell’intenzione di pochi la voglia di fare storia come scienza, con fonti d’epoca, documenti, cronache e quindi narrazione storica. Il Carlo Filangieri scritto da Pietro Calà Ulloa ne è una testimonianza.

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Monumento funebre a Carlo Filangieri nella Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, Napoli

L’opera è una ristampa di un lavoro pubblicato a Napoli per la prima volta nel 1876, e con la storia di un uomo ricostruisce la storia di un tempo che si apre nel 1784 e si chiude nel 1867. Carlo Filangieri, nato a Cava dei Tirreni, figlio dell’autore de “La Scienza della Legislazione”, fu figura di centrale importanza nella vita militare e politica del Regno delle Due Sicilie partecipando egli, ancora giovane, ai trambusti napoleonici ed alla restaurazione guidata dal Medici negli stretti parametri imposti dal Congresso di Vienna.

Ricevette educazione militare e, quando sembrava destinato alla Spagna, si ritrovò nelle grazie del Bonaparte a scorrere con lui l’Europa. Fu uno spirito impetuoso che si trascinò temerario in due duelli come in innumerevoli campi di battaglia coprendosi di gloria e ferite come accadde sul Panaro dove si guadagnò la nomina di tenente generale in quell’esercito murattiano che tentava di prendere la Penisola.

Il volume è, nelle sue pagine centrali, una ricostruzione degli anni della restaurazione, della politica dell’amalgama e del costituzionalismo napoletano, anni in cui Filangieri fu confinato nella vita privata, si sposò ed ebbe quattro figli. Restò lontano dal potere per dieci anni e fu reintegrato nel suo grado solo nel 1831 con Ferdinando II che volle anche conferirgli l’ordine di San Gennaro.

In questi anni partecipò al riordino dell’esercito ed istituì a Pietrarsa una scuola per macchinisti indispensabile per l’ammodernamento del regno; nel furore del 1848, recuperò alla corona la Sicilia ribelle. Rimase nell’isola come luogotenente fino al 1855 e raggiunse i vertici della politica napoletana quando, sul letto di morte, il re pregò suo figlio Francesco di avvalersi delle capacità di Filangieri, e così avvenne. Il nuovo sovrano ne fece il Presidente del Consiglio dei Ministri e con tale carica egli guidò la programmazione di opere pubbliche e tentò di ricomporre le fratture diplomatiche che isolavano il regno.

Represse la rivolta del Reggimento degli Svizzeri ma fallì tutto sul piano politico, isolato nel governo e a corte, disarmato dalle insicurezze di Francesco II. Dimessosi, l’11 agosto 1860, con Garibaldi che avanzava, si imbarcò alla volta di Marsiglia con la moglie per tornare a Napoli solo nel 1862 e morirvi pochi anni dopo.

L’opera biografica di Ulloa lascia poco spazio alla riflessione storico-politica e consegna quindi al lettore la possibilità ed il dovere di esaminare i fatti e i risvolti. Una lettura diversa da quella di De Sivo, incentrata sull’opportunità di un ripensamento dei canoni di immobilismo ed isolamento da Londra e Parigi che ressero il regno sino all’alba di Garibaldi, Liborio Romano e Casa Savoia. Spicca, a chiusura del volume, una appendice documentaria e fotografica che avrebbe meritato maggiore risalto se non nella riassuntiva introduzione, almeno con una nota integrativa. L’appendice ci propone l’albero genealogico dei Filangieri, tracce del loro legame con Cava dei Tirreni, documenti governativi ed un congedo interessante, uno scatto fotografico del dimenticato monumento al generale eretto nella Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta.

Oltre alla biografia anche una piccola esposizione di documenti e cimeli, a Passiano di Cava dei Tirreni, pone nuova luce sul ruolo storico del generale Carlo Filangieri.

Gli effetti nefasti del sisma del 23 novembre 1980 perdurarono a lungo per la Chiesa del Santissimo Salvatore di Passiano di Cava dei Tirreni. Per troppi anni tale chiesa è stata saccheggiata in un lungo e largo dai soliti ignoti. Ma, leggiamo dal portale web del luogo di culto, che “dal 1997 finalmente le cose sono cambiate, ad opera dell’OO.PP. di Napoli cominciarono imponenti lavori di recupero, da quel momento è infaticabile, generosa, esemplare, l’opera dei fedeli nel restauro di tutto quanto possibile”.

Dal 1998 Vincenzo Di Marino è il parroco del S.S. Salvatore, e, anche grazie al suo instancabile lavoro, la chiesa di Passiano sta rinascendo a nuova vita. Da circa dieci anni, don Vincenzo organizza una mostra, in occasione della festa del SS Salvatore che si tiene in agosto, con tutti gli argenti e gli arazzi.

Lo scorso agosto, e fino a tutto il mese di settembre, la consueta mostra è stata arricchita con materiale fotografico ed iconografico riguardante il generale Carlo Filangieri che fu battezzato nel 1784 dagli allora vescovo di Salerno e parroco di Passiano, nel palazzo Carraturo, ormai esistente solo parzialmente. Tra i vari documenti esposti vi erano la copia del certificato di nascita del generale e la medaglia della spedizione di Sicilia.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: Vincenzo D’Amico