Il nome di Carlo Theti compare tra quelli dei più illustri ingegneri militari del suo tempo, tuttavia mancano riferimenti chiari ai suoi lavori e la sua biografia resta in gran parte avvolta in una nube di incertezze. I brevi cenni del D’Ayala, nella sua nota pubblicazione sugli ingegneri militari italiani, sono però oggi superati e completati dagli approfondimenti dell’architetto Giuseppe Mollo.

Theti nacque a pochi passi da Napoli, a Nola, il 1 giugno 1529. Frequentò gli studi nella capitale concentrandosi sulla matematica e poi sull’edificazione delle piazzeforti. Non tardò ad arruolarsi sotto le bandiere di Carlo V e, a ventuno anni, partecipò alla presa di Mahdia e poi alla spedizione di Tunisi, ma sui campi di battaglia il suo interesse riguardò da subito le fortificazioni. E’ in questo campo che ebbe successo. Già a Napoli si occupò di disegnare la pianta della città presso lo studio di un tavolario o di un capitano d’arme, consegnandoci un’immagine di un centro dal volto mutato dalle principali opere messe in atto dal vicerè Pedro de Toledo. Ciò fa supporre che, proprio a contatto con quel grande rinnovamento urbanistico volutò dal Toledo, l’ingegnere e mathematicum Theti abbia maturato le proprie cognizioni tecnico-militari.

Fu al servizio dei Colonna, ospite di Pompeo e Prospero, conosciuti forse durante l’assalto alla Rocca d’Ostia, nell’ambito della campagna del Duca d’Alba nel territorio pontificio. Da loro fu presentato all’imperatore Massimiliano II ed è a questi che egli dedico il suo celebre trattato Discorsi delle Fortificazioni, stampato a Roma nel 1569 e ripubblicato a Venezia nel 1575.

Qui, nel primo libro, tratta in modo sistematico della costruzione delle fortezze e degli elementi costitutivi che le compongono, correda tutto con disegni e ragionamenti sulle varie situazioni pratiche di difesa e offesa, mette in luce difetti e qualità dei diversi siti. Nel secondo capitolo introduce approfondimenti matematici, fornendo le dimensioni delle componenti dell’apparato difensivo, e così, nel terzo, affronta il rapporto tra facce e fianchi d’una fortezza, soffermandosi sulla larghezza e la profondità della fossa. Il libro quattro approfondisce il tema della fortificazione nei siti di pianura, montagna, fluviali e isolani. Analizza così le fortezze di Agria, l’odierna Eger, in Ungheria, quella di Legnago ed una fortezza slovacca, quella di Comorra, oggi Komarno. Il libro quinto condensa le esperienze maturate in Francia e nei Paesi Bassi in merito ai rivellini, particolari avamposti a difesa delle cortine. Infine, nei capitoli sesto, settimo e ottavo, sono illustrate le idee maturate dall’autore in tema di difesa e impiego di uomini d’arme e muratori nelle vicende vissute presso la corte imperiale, in particolare.

Massimiliano II fu favorevolmente colpito dall’opera e volle ospitare Theti alla sua corte. Si rivolse a lui per pareri e schizzi sulle erigendi fortificazioni imperiali in Austria e Ungheria. Egual stima del Theti ebbe pure Rodolfo II, che salì sul trono paterno nel 1576, cui è dedicata l’edizione veneziana del suo trattato. Sotto Rodolfo, l’ingegnere napoletano studiò e fornì pareri tecnici sulla fortezza di Yvar, l’attuale Ersekusvar, in Ungheria, e poi su quella di Canisia, oggi Nagykanizsa. Negli stessi anni fu pure consigliere di Guglielmo V, elettore di Baviera, poi tornò in Italia.

Venezia, orfanda del Sammicheli, urgeva di opere di perfezionamento e ammodernamento delle fortificazioni di terraferma e guardò con interesse all’ormai esperto Theti probabilmente affidandogli alcuni lavori alla fortezza di Verona ed a quella di Bergamo, dove sembra sicura l’attribuzione al nostro della costruzione del Bastione della Cappella. E’ lo stesso Theti poi che, nei suoi Discorsi, afferma d’aver assolto incarichi per Carlo Emanuele di Savoia, Alfonso d’Este e Francesco de’ Medici: “L’ordine da potersi assicurare da l’offese, che i difensori delle città, et luoghi simili, potessero far cader nella fossa, et fuori d’essa, tanto di moto naturale, come violento, et poter ancor di moto violento offender quei che stesser per defender luoco alcuno, ancor ch’i difensori non potesser esser visti da fuori d’essi luoghi; per alcuni degni rispetti; non m’è parso hora trattarne, bastandomi d’haverlo fatto a veder a Francesco Medici Gran Duca di Toscana, a Massimiliano secondo Imperatore, a Ridolfo secondo Imperatore, et a tre altri dei suoi Serenissimi fratelli, alli Serenissimi Duca Alfonso di Ferrara, e Carlo Emanele Duca di Savoia, et ad altri è già che io ritrovai tal ordine, 19 anni addietro”. Tuttavia il sistema cui fa cenno, di sua originale ideazione, è rimasto ignoto.

Alla corte di Torino – dove probabilmente fu tra gli ingegneri militari impegnati nella cittadella per l’erezione dei bastioni San Salvatore, San Secondo e Bastione Verde –  Theti redasse altre due opere, Istruzione per i Bombardieri, del 1584, e Dell’espugnazione e difesa delle fortezze, del 1585.

A cinquantotto anni, al termine di questa vita errante, si ritrovò a Padova, sede di una delle più rilevanti università d’Italia, certamente luogo a lui congeniale per approfondire i suoi studi, ed è qui che morì, il 10 ottobre del 1589. Fu sepolto nella Basilica di Sant’Antonio in un sepolcro su cui appare l’iscrizione: “D.O.M. / CARLO TETTIO FRANCISCI F. / PATRICIO NEAPOLITANO / GUGLIELMI SERENISSIMI BAVARIAE / DUCIS A CONSILIIS ACRIS INGENII VIRO ARTIS MILITARIS ATQ: / ARCHITECTONICAE OMNIUM SUI / SAECULI PERITISSIMO QUAM OB / CAUSAM A PLERISQ: EUROPAE / DYNASTIS MAGNIS FUIT PROPOSITIS PRAEMIIS EXPETITUS / SUMMO AMICOR. DOLORE QUORUM FUIT IN OMNI VITA DILIGENTISSIMUS TABE CONSUPTO. / VIX. A. LX. M. IV. D. X. / OB. X. OCT. MDLXXXIX”.

Intanto il suo trattato Discorsi delle Fortificazioni continuava ad aver fortuna e, nel 1617, ben ventotto anni dopo la morte dell’autore, fu ristampato a Vicenza dall’editore Giacomo De Franceschi. Lo studioso Giuseppe Mollo ben sottolinea l’importanza di questo scritto evidenziando che il Theti “non rifugge dal suggerire misure che abbiano validità generale e intende presentarle con dovizia di particolari, secondo i siti, secondo le offese e le difese ed inoltre secondo le spese, mostrando le differenti tipologie adottate da altri. Il trattato, sebbene diretto a fini pratici, come appare dall’attenzione rivolta a definire gli schemi costruttivi, costituisce la summa del sapere tecnico del momento, per cui sarà frequentemente richiamato da autori posteriori”.

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. Mollo, Carlo Theti. I Discorsi delle fortificazioni di un ignegnere militare del XVI secolo, in Storie e Teorie dell’Architettura dal Quattrocento al Novecento; G. Mollo, I Discorsi delle fortificazioni di Carlo Theti. L’edizione vicentina del 1617, in Territorio, Fortificazioni, Città. Difese del Regno di Napoli e della sua capitale in età borbonica