Carlo V visto da vicino. Intervista a Rafael Rodrigo Fernández

Carlo V visto da vicino. Intervista a Rafael Rodrigo Fernández

Rafael Rodrigo Fernández, docente di Storia contemporanea e spagnola alla Kensigton School (Pozuelo de Alarcón, Madrid), presidente dell’Asociación de Estudios Históricos Austrias Mayores, nonché volto noto del programma televisivo spagnolo Tiempos Modernos, ha collaborato al secondo quaderno di Historia Regni con un saggio sui soldati napoletani nella battaglia di Nordlingen (1634). Lo ringraziamo per averci rilasciato questa intervista attorno alla figura dell’Imperatore Carlo V.

Di Carlo V abbiamo due ritratti molto noti, entrambi realizzati da Tiziano. Uno rappresenta l’Imperatore in armatura, l’altro lo ritrae in abito di velluto, nero, seduto e pensieroso. Tiziano sembra dirci che Carlo V era, insieme, uomo di guerra e politico perspicace. Cosa ne pensa? A suo avviso quale ritratto si addice di più all’Imperatore?

In verità è molto difficile sceglierne uno solo, potremmo dire che se l’Imperatore ha commissionato entrambi i ritratti è proprio perché che egli incarnò le due figure. Il principe del Rinascimento è una delle sue caratteristiche, non invano uno dei suoi tutori è stato Adriano di Utrech, che in seguito sarebbe diventato Papa Adriano VI, e Carlo tenne uno stretto rapporto con Erasmo da Rotterdam, una delle figure principali della storia del pensiero europeo. Ma l’Imperatore era anche un uomo d’azione – io amo il dipinto di Tiziano dell’Imperatore Carlo nella battaglia di Mülhberg – fu in grado di sfidare in un singolare duello Francesco I di Francia per porre fine alle guerre d’Italia e di partecipare a varie campagne sia in Europa che in Nord Africa, come ad esempio la conquista di Tunisi nel 1535.

Dividiamo gli scenari di crisi. Quale bilancio potremmo ricavare delle operazioni militari e politiche con Francesco I di Francia e quale invece nel Mediterraneo dei pirati e dei musulmani? Entrambe le questioni furono di estrema importanza per l’Italia e la presenza spagnola nella penisola, no?

Entrambi gli scenari sono intimamente collegati. La presenza “spagnola” in Italia risale al XIII secolo, quando Pietro II d’Aragona sbarcò in Sicilia. La rivalità franco-aragonese per il controllo della penisola inizia allora e va sommando episodi chiave con la presa di Napoli di Alfonso V nel XV secolo e le guerre d’Italia tra a fine del XV e l’inizio del XVI secolo tra Fernando il Cattolico ed i re di Francia. La disputa tra la monarchia spagnola e la Francia per il controllo del ducato di Milano è una conseguenza di questa rivalità secolare. La presenza spagnola in Nord Africa iniziò alla fine del XV secolo con la presa di Melilla da parte del duca di Medina Sidonia e fu limitata alla presa di enclavi sulla costa per assicurare il controllo delle rotte commerciali tra Spagna e Italia. Se la spedizione di Algeri si fosse conclusa con un successo nel 1541, il Mediterraneo occidentale sarebbe diventato davvero un “lago español”.

Qualsiasi appassionato di storia moderna è colpito dal sacco di Roma. Ancora oggi sembra strano che un sovrano che fu uno dei grandi difensori della fede cattolica contro il protestantesimo, potesse essere responsabile di un atto così selvaggio contro Roma e il Papa. Ricostruiamo quelle vicende? Come furono vissute da Carlo?

Non bisogna dimenticare che il Papa era anche un principe e si imbarcò in guerre contro altri principi cristiani. Il saccheggio di Roma nel 1527 lo considero più che altro come uno dei tanti episodi in cui le truppe perdono l’ordine e si abbandonano a questo tipo di azioni, come accade anni dopo ad Anversa in altre circostanze. La verità è che il Papa a quel tempo aveva preso un chiaro partito politico per la Francia contro l’Imperatore, quindi l’assedio e la presa di Roma devono essere inquadrate in un contesto di guerre per il controllo dell’Italia. La conseguenza di questo evento fu molto positiva per l’Imperatore, la Genova dei Doria decise di invertire le proprie alleanze e diventare il miglior amico della monarchia ispanica nel Mediterraneo per quasi due secoli. Inoltre, da allora il Papato fu molto preoccupato per la Riforma luterana e l’estensione del protestantesimo e mantenne a lungo l’alleanza con l’Impero.

A proposito di Lutero. A Worms, Carlo si trovò faccia a faccia col riformatore tedesco. Che impressione ebbe del monaco eretico? Come si relazionò al luteranesimo?

Se prestiamo attenzione alla leggenda, poiché non è documentato indiscutibilmente, dopo la vittoria di Mühlberg le truppe volevano profanare la tomba di Lutero ed a ciò l’Imperatore s’oppose. La riforma però fu un grave pericolo in seno all’Impero infatti sfociò in una guerra tra Carlo ed i principi luterani della Lega di Samalcalda conclusasi con la pace/tregua di Augusta nel 1555. Questo questa guerra riprese nel 1618, provocò trent’anni di devastazioni nei territori dell’Impero. Così, dalla riforma luterana, le guerre in Europa smisero di essere conflitti tra governanti di Stati desiderosi di strappare territori ai loro rivali e si trasformarono in autentiche guerre di sterminio tra fazioni cristiane che s’accusavano reciprocamente di essere eretiche.

Carlo, assurgendo al trono imperiale, cercò una soluzione con Lutero. Prova di ciò fu la convocazione della Dieta di Worms cui Lutero partecipò con un salvacondotto firmato proprio dall’Imperatore. Tuttavia, Lutero, lungi dal cercare di raggiungere un accordo, si ostinò in posizioni estremamente radicali. Nonostante la formazione erasmista dell’Imperatore, la posizione ostinata dell’ex monaco agostiniano impedì ogni accordo. Carlo avrebbe sempre rimpianto questo tentativo fallito.

Sotto il suo regno, l’Impero acquisì i territori conquistati da Cortés e Pizarro. Al servizio di Carlo, Magellano realizzò la prima circumnavigazione del pianeta, scoprendo le Filippine. Può descrivere la relazione di Carlo V con loro?

Quando l’imperatore accettò il trono di Castiglia nel 1516 dopo la morte del nonno Ferdinando, i possedimenti nelle Indie erano concentrati nelle isole dei Caraibi. Quando abdicò a Bruxelles tra il 1555 ed il 1556, erano stati incorporati due vicereami conseguenza della conquista degli imperi azteca ed inca. Ciò significò un aumento territoriale e un vantaggio economico molto considerevole per Carlo. La prima circumnavigazione della “spedizione Magallanes-Elcano” fu la dimostrazione empirica della sfericità della Terra e la successiva incorporazione di un territorio nuovo e distante come le Filippine. Tuttavia Carlo ebbe poca intesa con Pizarro e Magellano, anche se condivise i loro progetti e ne celebrò i successi. Sicuramente il rapporto con Cortés fu più duraturo nel tempo ed anzi Cortés prese pure parte alla Spedizione d’Algeri.

A Napoli e in Sicilia, Carlo consolidò l’istituzione monarchica, confermò vecchi privilegi ma senza cedere alle arroganti richieste dei baroni. A Napoli, il ruolo del viceré Pedro de Toledo, un po’ autoritario ma molto saggio in politica, era fondamentale. In Sicilia ci furono rivolte e cospirazioni, un pò come in Castiglia dove si verificò la ribellione dei Comuneros…

Nonostante la sua buona preparazione, l’Imperatore cominciò a governare troppo giovane e inesperto. Questo fu il suo principale errore in riferimento alle comunità castigliane. Seppe reagire rapidamente nominando una giunta di governo, un nuovo Condestable ed un nuovo Almirante, ottenendo così l’appoggio dell’alta nobiltà. Sapeva pure bene come usare il perdono e non si fece mai trascinare da vendette sanguinose e senza senso. Sia in Castiglia che a Napoli e in Sicilia, seppe conquistare i consensi dell’aristocrazia attorno al suo progetto imperiale. Le grandi famiglie di questi tre stati costituirono un elemento indispensabile e capitale nel mantenimento della monarchia ispanica. Carlo V e la Casa d’Austria riusciurono in taluni casi a trovare ottime figure politiche cui affidare l’amministrazione, gli eserciti, le flotte. Non c’è da meravigliarsi se Henry Kamen, nel suo magnifico “Impero”, mette in luce il lavoro inestimabile degli Stati italiani nel mantenimento e nella grandezza dell’Impero. E la partecipazione napoletana sui campi di battaglia fu notevole come nella gloriosa giornata di Nordlingen. Era un periodo in cui “spagnoli” e “italiani” combattevano fianco a fianco, come fratelli e pieni di grande considerazione l’uno verso l’altro. Mi piacerebbe che fosse di nuovo così.

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