L’esempio del Duca degli Abruzzi in Somalia

L’esempio del Duca degli Abruzzi in Somalia

Si definisce spesso (e giustamente) come “straccione” il colonialismo italiano in Africa. Il Villaggio del Duca degli Abruzzi nel Uebi Scebeli (Somalia), al contrario, fu un raro esempio di grande capacità organizzativa, logistica, tecnologica e di sensibilità verso le popolazioni indigene. Il personale era reclutato su base volontaria e il Duca interpellava sempre i capovillaggio, e i contratti venivano sottoscritti davanti al Residente. Si disponeva della migliore tecnologia dell’epoca sulla bonifica e sui sistemi irrigui. Nel Villaggio, oltre ai somali, diedero il loro contributo lavorativo anche eritrei e yemeniti, creando così un nucleo operaio – contadino multietnico e multireligioso. Il tutto grazie alle grandi capacità del Duca e ai denari degli investitori (tra cui la COMIT di Toeplitz) che investirono nella S.A.I.S. (Società Agricola Italo Somala) ingenti somme, sopportando il periodo iniziale di start up. Vista l’alternatività del modello del Villaggio rispetto agli schemi (brutali) del fascismo di De Vecchi (uno dei quadrumviri della marcia su Roma relegato in Somalia da Mussolini, dopo che negli scontri con gli operai a Torino nel 1920 erano stati uccisi alcuni lavoratori), il Duca fu comunque sempre molto cauto e faceva spesso visita al Ministro delle Colonie Federzoni, come ci documentano i Diari di quest’ultimo redatti nei primi mesi del 1927. (altro…)

Rimbaud ad Harar: l’incontro con gli italiani

Rimbaud ad Harar: l’incontro con gli italiani

L’ultimo rifugio di Arthur Rimbaud, il luogo da dove sognava di tornare «con membra di ferro, la pelle scura, l’occhio furente» e da cui invece ripartì in fin di vita su «una barella coperta da una tenda», è una remota cittadina sull’altopiano etiopico che sovrasta i torridi deserti dell’Ogaden e della Dancalia. Harar, fondata nel X secolo, è uno dei più antichi insediamenti urbani dell’Africa orientale e la quarta città santa dell’Islam dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme, con oltre ottanta moschee all’interno dei bastioni medievali che racchiudono il borgo di Jugol. Harar non era così accogliente quando nel gennaio 1855 vi penetrò, primo europeo, Richard Francis Burton, l’esploratore inglese che con John Speke scoprirà le sorgenti del Nilo bianco. (altro…)

Il Tricolore nella baia di Assab. Il primo insediamento italiano in Eritrea

Il Tricolore nella baia di Assab. Il primo insediamento italiano in Eritrea

La baia di Assab fu acquistata nel 1869 dalla Società di navigazione Rubattino per conto del governo italiano. Annessa ufficialmente tredici anni dopo, divenne il primo embrione del futuro impero coloniale italiano. Il testo che segue è tratto dall’opera di L. F. De Magistris, L’oltremare d’Italia in terra d’Africa, e descrive questo primo passo del colonialismo italiano, l’iniziativa dell’ammiraglio Guglielmo Acton e del missionario Giuseppe Sapeto, il definitivo acquisto della baia di Assab con cui ebbe inizio la colonia Eritrea. (altro…)

L’occupazione della penisola di Macabez

L’occupazione della penisola di Macabez

Una delle pagine più interessanti della Guerra Italo-Turca fu l’Impresa di Macabez del 10 aprile, quando un convoglio nella notte iniziò lo sbarco della Divisione Garioni sulla penisola di Macabez sfidando la furia del mare e consentendo la conquista del forte di Bu-Cahmez. L’occupazione della penisola di Macabez, fu così descritta nella relazione del maggiore Ropolo. (altro…)