Rimbaud ad Harar: l’incontro con gli italiani

Rimbaud ad Harar: l’incontro con gli italiani

L’ultimo rifugio di Arthur Rimbaud, il luogo da dove sognava di tornare «con membra di ferro, la pelle scura, l’occhio furente» e da cui invece ripartì in fin di vita su «una barella coperta da una tenda», è una remota cittadina sull’altopiano etiopico che sovrasta i torridi deserti dell’Ogaden e della Dancalia. Harar, fondata nel X secolo, è uno dei più antichi insediamenti urbani dell’Africa orientale e la quarta città santa dell’Islam dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme, con oltre ottanta moschee all’interno dei bastioni medievali che racchiudono il borgo di Jugol. Harar non era così accogliente quando nel gennaio 1855 vi penetrò, primo europeo, Richard Francis Burton, l’esploratore inglese che con John Speke scoprirà le sorgenti del Nilo bianco. (altro…)

Il Tricolore nella baia di Assab. Il primo insediamento italiano in Eritrea

Il Tricolore nella baia di Assab. Il primo insediamento italiano in Eritrea

La baia di Assab fu acquistata nel 1869 dalla Società di navigazione Rubattino per conto del governo italiano. Annessa ufficialmente tredici anni dopo, divenne il primo embrione del futuro impero coloniale italiano. Il testo che segue è tratto dall’opera di L. F. De Magistris, L’oltremare d’Italia in terra d’Africa, e descrive questo primo passo del colonialismo italiano, l’iniziativa dell’ammiraglio Guglielmo Acton e del missionario Giuseppe Sapeto, il definitivo acquisto della baia di Assab con cui ebbe inizio la colonia Eritrea. (altro…)

L’occupazione della penisola di Macabez

L’occupazione della penisola di Macabez

Una delle pagine più interessanti della Guerra Italo-Turca fu l’Impresa di Macabez del 10 aprile, quando un convoglio nella notte iniziò lo sbarco della Divisione Garioni sulla penisola di Macabez sfidando la furia del mare e consentendo la conquista del forte di Bu-Cahmez. L’occupazione della penisola di Macabez, fu così descritta nella relazione del maggiore Ropolo. (altro…)

Il tram di Pirano

Il tram di Pirano

All’inizio del secolo scorso, nel 1902, fu inaugurata la ferrovia a scartamento ridotto che collegò Trieste a Parenzo. La classe dirigente di Pirano gia nel 1806 aveva espresso il desiderio che il tracciato permetesse il passaggio del treno almeno in prossimità delle sue mura ma questo non fu possibile realizzare per difficoltà tecniche e finanziarie. Non dobbiamo dimenticare che a quell’epoca Pirano era uno dei centri più importanti dell’Istria tenendo conto che aveva più abitanti di Capodistria e di Parenzo. Bisogna dare atto alla buona volontà della commissione del progetto che venne incontro ai desideri dei piranesi portando il tracciato dalla valle di Strugnano attraverso una galleria di 544 metri, fino a S.Lucia. Allo stesso tempo una formazione di capitalisti della monarchia viennese aveva intrapreso il lancio turistico-balneare di Portorose notando l’urgente neccessità di collegare in qualche maniera Portorose sia con Pirano che con la stazione ferroviaria di S.Lucia. Fu subito scartata l’idea della trazione a vapore perchè il fumo ed il rumore avrebbero disturbato i turisti stranieri sempre più numerosi. Le discussioni si prolungarono per parecchi anni e la proposta del tram a cavalli, patrocinata dal Comune e appoggiata dal podestà d’allora, sign. Fragiacomo, perchè ritenuta la più economica, poco mancò che fosse messa in atto. (altro…)