Il testo che segue è tratto da Storia della Dalmazia di Giovanni Cattalinich e racchiude notizie storiche inerenti l’isola di Curzola e la sua aspirazione ad essere libera da ogni dominazione.

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Curzola, una delle più belle isole della Dalmazia, detta anticamente Corcyra nigra per distinguerla dall’isola di Corfù, e perché in distanza apparisce nera dai molti boschi foltissimi che racchiude, dopo scosso il dominio de’ Serbi si governò vario tempo da sé medesima, ed in sèguito appartenne alla famiglia Zorzi di Venezia sotto l’alto dominio di quella repubblica. Nelle guerre tra gli Ungheri e i Veneziani corse il medesimo destino delle altre isole e città provinciali, e fu soggetta anche a Tuartko re di Bosnia, al suo successore Stefano Dabissa, e al famoso Ervoje duca di Spalato.

Dopochè i Veneziani furono costretti di cederla a Lodovico re d’Ungheria, i Ragusei spedirono ambasciatori a questo sovrano per congratularsi dell’estensione del suo dominio in danno dei Veneti, e per quanti maneggi ebbero fatti per ottenerla sotto a qualche condizione, pure i loro tentativi inutili riuscirono. Dopo la fatale rotta di Nicopoli avuta dall’imperatore Sigismondo nel ritornare dal Marnero per restituirsi in Ungheria, approdò egli a Ragusa dove venne accolto con tutte le dimostrazioni di venerazione e di stima, e fu anche in modo magnifico regalato con denaro ed effetti. I Ragusei aderirono a Sigismondo in confronto del re Ladislao suo competitore nel regno d’Ungheria, per cui tanto egli affezionossi a loro, che in giugno del 1413, come scrive il padre Cerva nella storia ecclesiastica di Ragusa, concesse a’ Ragusei il vicariato non solo di Curzola, ma anche quello di Lesina e di Brazza. Era costume della repubblica di Ragusa nelle contrade conquistate dividere i terreni in molte frazioni, e donarle alla nobiltà e cittadinanza secondo la proporzione delle famiglie e della loro qualità, con certe leggi feudatarie particolari, come fecero in Stagno, Punta e Primorje. Impauriti da quest’esempio specialmente i Curzolani tanto fecero ed operareno in Ungheria, che col favore del cancelliere reale Jachez narentano e di Pietro Aber bano della Dalmazia, tre anni dopo ottennero da Sigismondo medesimo la revoca della sua concessione a favore dei Ragusei. Il Resti, analista raguseo, dopo di aver narrato la disposizione della repubblica di Ragusa per la divisione delle terre del Primorje, ch’è il tratto tra Stagno e Ragusa, così si esprime:

“Io scrivo l’istoria, né so difendere il senato di Ragusa in una cosi fatta azione, solamente so bene che in tutte le sue procedure quel senato ha mostrato della pietà, e non ha mai recesso dal giusto; ma negli archivii pubblici non ho trovato cos’alcuna, che mi abbi potuto dar lume della causa per la quale si devenne ad una cosi violenta esecuzione; ho trovato bensì, che questo fu causa di non essersi fra poco tempo potuto conservare l’isole di Curzola, Brazza e Lesina sotto il dominio della repubblica, mentre quegli abitanti per timor, che non succedesse loro com’era successo a quelli di Primorje, operarono tanto che si sottrassero dal di lei vassallaggio”.

Nel 1420 i Curzolani si dedicarono ai Veneziani, e nel tempo del loro dominio l’anno 1483 venne Curzola assediata dall’armata navale di Ferdinando d’Aragona re di Napoli, forte di più di quaranta galée e fuste, comandata da Federico, figlio di lui. Contro all’assalto dato dai Napoletani con tal valore e bravura si diportarono i cittadini, i quali soli quasi lo sostennero, che gli assalitori furono ributtati colla perdita di 500 uomini, come Vuole Alessandro Gazzari in una storia manoscritta di Lesina, o di 300 come vuole il Vianoli nella sua storia veneta, compresi quelli delle scale e delle macchine militari. È certo che la battaglia fu molto sanguinosa, giacché alcune loro armature metalliche anco a’ nostri giorni stavano appese sotto di un volto della chiesa cattedrale; e non molto tempo dopo questi bravi isolani spiegarono un egual valore contro Uluz alì, vicerè di Algeri, che li aveva attaccata.

 

 

Fonte foto: dalla rete