L’architetto Domenico Fontana diresse l’immensa opera di canalizzazione e bonifica idraulica dei Regi Lagni per por fine alle esondazioni di acqua piovana e fluviale che attanagliavano Terra di Lavoro e l’area prossima a Napoli. A tal riguardo Fontana scrisse in “Libro secondo in cui si ragiona di alcune fabriche fatte in Roma, et in Napoli”, edito a Napoli nel 1604, alcuni passi che riportiamo. I lavori terminarono nel 1611 ma già il testo mostra i luminosi propositi dell’architetto regio.

 

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[…]Essendo adunque venuto à questo real servitio nell’anno 1592. chiamato dall’Illustrissimo & Eccellentissimo Signor Conte di Miranda all’hora Vicere in questo regno di Napoli, & hora Presidente del coseglio Reale, con mio singolarissimo favore, & con obligo perpetuo à detto Signore, la prima osa mi comandò, che io dovessi haver pensiero per rimediare all’inondatione che fanno le acque sorgenti e piovane in terra di lavoro, cominciando nel territorio della città di Nola, caminando alla volta di Marigliano, alla Cerra, territorio di Capoa, d’Aversa, Casal di Prencipi, di Vico di Pantano,, infino à Patria, causate per esserli a luci tortuosi, strtti, con poco fondo, e pieni di herbe cannucie, & altri impedimeti, e perciò ogni volta che vengono gran pioggie de acque no possono correre, e vengono ad in alzarsi, & inodare il detto paese circa à sessantamila moggie di trra, li quali molt altre volte, erano stati visitati & disegnati da molti Signori, & Ingegnieri, & aco livellati, il che no fu bisogno far da me, poi che trovai le acque che correvano, é caminavano alla volta della marina, come hanno caminato sepre, & in alcuni luoghi corrono tato forte, vhe ci si possono far molini, come ce ne sono già stati fatti per il passato, & ogni volta che si vede che le acque corrono, non vi e bisogno di livello, poiche non ciè miglior livello che l’acqua medesima, e giudicando io, che l’impresa era riuscibile, fui di parere che si cominciasse à drizzare il lagno over alveo, come già stato disegnato altre volte, & allargarlo in modo che fosse capace di ricevere tutte le acque, dove che si cominciorono à far di nuovo molti alveri, & adrizzarli, perche vanno molto tortuosi, caminando hoggi detto lagno, a circa à trenta due, ò trentatre miglia, e quando sarà finito di adrizzare, non caminerà se non venticinque ò ventisei, opera veramente grande, bella, e degna di un tal Signore la qual poi si tralasciò per alcun tempo.
E dopò la partenza di detto Signor Conte di Miranda venne al governo di questo regno l’Illustrissimo & Eccellentissimo Signor Conte di olivares, il qual procurò che si facesse detto beneficioo facendo gran diligenza per trovare partitarij che volessero pigliare l’impresa sopra di se, & ne furono fatte molte congregationi per trovare persone che si obligassero a far detto beneficio, e mantenerlo per alcun tempo, ma per essere l’impresa tanto grande, non potè mai trovare mercatanti che si volessero obbligare à mantenerli netti. E perche il tempo del suo governo, fù breve non lo potè mettere inessecutione, ancor che l’Eccellenza del detto Signor Conte lo desiderasse grandemente.
Nel tempo poi della Fel. Mem. dell’Illustrissimo & Eccellentissimo Signor Conte di Lemos Vicerè in questa regno, si tornò a seguir detta opera la qual tuttavia si và continuando, essendoci fatto di più un alveo al traverso di una lingua di terra, chiamata la Panete di Patria, longa canne 700. che camina per linea dritta, e si come prima l’acqua caminava sei miglia di più per causa di detta lingua di terra che è tra il mare, e detti palud, & il lagno di Patria, cosi al presente camina cinque miglia, & un terzo meno, andando à sboccare in mare, che per haver detta acqua minor camino si verrà la detta palude a dessiccare con maggior agevolezza. E come sarà finita detta impresa, renderà grandissima abbondanza à questa città di Napoli, perche si potranno seminare, e coltivare d’intorno à sessanta mila moggie di terra, che parte stavano sempre sotto acqua, e parte si perdevano ogni volta che i tempo andavano piovosi, facevano perdere gran quntità di seme. Sarà ancor detta impresa di molta utilità a questa città, poiche detti paludi circondano atorno Napoli distante otto, dieci, e dodici miglia che quanto regnano Levante, Tramontana, Greco, e parte di levante vengono a causare mal aria, a quella parte ch’e sottoposta a detti venti.
Avertendo ad ogni uno che havesse da dissecare paludi, che ogni volta che si troverà in qualsivoglia luogho che le acque corrono, potrà assicurarsi di dissecare qualsivoglia paese mentre che gli alveri che si faranno siano dritti, e capaci di portare le acque, che vi concorreranno, mà perchè in detti alvei vi suol nascere delle cannucie & altre forte di herbe che impediscano il corso dell’acque, Però non vi e il meglio rimedio che essendo il luogho dove vi siano bufale farcele caminar dentro spesso, poiche in questo modo, vengano a calpestrare detta materia, che non lascia crescere tanto. Di più quando è asciutto l’alveo, steroare le radici di dette herbe, il che per essere spesa grande, si può fare ogni tre ò quattro anni, & non fare come hanno usato nelli sudetti paludi, sin’al presente, che il mese di Agosto, e di Settembre tagliavano dette cannuccie nella maniera come si fanno a segare li grani, il che serviva come a potarle, poiche ne nasceva una maggior quantità, e quando venevano le piene, l’alveo si trovava pieno di dette cannucie, in modo che l’acqua non poteva correre, e veniva a spargere e affogare li terreni, & in questi ultimi anni si sono sterpate le radici di dette cannucie, & allargati in molti luoghi detti alvei dove che l’acqua corre benissimo, & li sudetti territorij ne sentono grandissimo utile, ancorche li alvei non siano finiti di drizzare.

 

 

 

In copertina particolare tratto dalla rete del ritratto di Domenico Fontana realizzato da Federico Zuccari

 

Fonte foto:  dalla rete