Jose Andres Alvaro Ocariz è un docente spagnolo, esperto in filologia francese e spagnola, che vive a San Sebastian e che ha dedicato l’ultima sua pubblicazione, dal titolo “El Gran Capitán”, a Gonzalo Fernández de Córdoba. Siamo lieti di potergli rivolgere queste domande in occasione del cinquecentenario della morte del primo vicerè di Napoli.

Proviamo ad individuare le ragioni dell’intervento militare del re Ferdinando il Cattolico a Napoli. Inoltre le chiedo perchè Ferdinando si affidò a Gonzalo de Cordoba?

All’origine dell’intervento di Ferdinando il Cattolico a Napoli vi fu l’accordo che si stabilì tra Luigi Sforza e Carlo VIII di Francia. Alla morte di Lorenzo dei Medici, Luigi Sforza iniziò a nutrire seri timori che tanto i fiorentini quanto i napoletani potessero muoversi contro i milanesi, così provò a rivolgersi a Carlo VIII, re di Francia, incoraggiandolo a conquistare il Regno di Napoli. I diritti che la casa d’Angiò pretendeva di avere su questo stato erano stati trasferiti a Carlo da suo padre Luigi XI, re di Francia. A ciò si univa l’idea che sarebbe stato facile sottrarre Napoli alla sua casa regnante indebolita dall’inimicizia della nobiltà e del popolo per la sua crudeltà ed avidità.
Regnava a Napoli Ferdinando II, figlio di Alfonso II, principe avido e crudele, ma capace e pieno di iniziativa. Egli, scorgendo la tempesta che gli si stava per abbattere addosso, iniziò a pensare a tutte le soluzioni che la sua saggezza e la sua esperienza potevano suggerirgli. Scelse in fine di abdicare lasciando il trono al figlio Ferdinando II, ancor più odiato da popolo e nobiltà, e pure privo dei talenti del padre.
La stretta parentela con la casa d’Aragona avrebbe potuto essere un contrappeso politico al pericolo imminente, ma Carlo VIII, ardendo dal desiderio di fare conquista, aveva eliminato tutti gli ostacoli su questo fronte e, cedendo gli stati di Roussillon e Sardegna ai Re Cattolici, aveva ottenuto di non essere intralciato nei suoi progetti. Lo stesso aveva fatto con l’imperatore Massimiliano, cedendo la Franca Contea e l’Artois nonchè parte della dote della moglie, e mentre ad Enrico VII d’Inghilterra pagò 620.000 scudi d’oro purchè non intervenisse. Carlo VIII approfittò poi della divisione interna degli italiani e puntò dritto su Napoli in quella che fu più una passeggiata che una conquista. Successivamente, gli stati d’Italia presero a reagire per espellere i francesi. L’imperatore Massimiliano, il Papa, i veneziani, il re di Spagna, lo stesso Luigi Sforza, duca di Milano, si unirono per combattere promettendo ognuno di contribuire con le sue forze per la causa comune. Il Re di Napoli, in particolare, si rivolse al cugino Ferdinando il Cattolico, re di Spagna in una relazione politica che sappiamo poi la piega che prese.
Perchè questi si affidò a Gonzalo de Cordoba? Dal momento che Isabella fu incoronata Regina di Castiglia, Gonzalo de Cordoba fu a corte per offrire i suoi servigi alla regina. La sua abilità sul campo di battaglia nella guerra contro il Portogallo come nella guerra di Granada gli fecero conquistare la fiducia di Isabella e Ferdinando e di conseguenza, il re decise di inviare lui in Italia.

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Cosa accadde sui campi di battaglia italiani tra il 1495 ed 1496 che gli valse il titolo di Gran Capitano?

Sembra che la sua fama crebbe enormemente prima di conquistare Atella nel luglio del 1496. Le prime azioni dell’esercito spagnoli in Calabria furono veloci e brillanti. Si presero d’assalto la fortezza di Reggio, Sant’Agata, Fiumara, Muro e Calanna. Si arresero Crotone, Squillace, Sibari e tutta la costa del Mar Ionio. Gonzalo de Cordoba percorse da Nicastro fino al principato di Melfi, dove infiammava la guerra tra il re ed i francesi. Come faccio notare nella mia biografia, ogni passo era un attacco ed ogni attacco una vittoria. Entrò vincitore a Cosenza e Laino. Spianandosi la strada con queste vittorie continuò la sua marcia rapidamente e venne al cospetto del re mentre i francesi, in numero di settemila uomini, con il loro generale Gilberto Borbone, Conte di Montpensier, venivano bloccati in Atella. Raggiunsero il campo il Re in persona accompagnato dal legato pontificio e dal marchese di Mantova, generale della Lega italiana, e tutti gli fecero tutti gli onori per la sua audace marcia. In questa occasione gli italiani ed i francesi iniziarono a dargli pubblicamente il nome di Gran Capitano che è poi sempre stato legato alla sua memoria.

Ci descrive il percorso militare del Gran Capitano nelle ultime vicende della conquista del Regno?

Dopo aver vinto a Ruvo e Cerignola, Canosa, Melfi e tutte le province vicine si arresero, diresse allora la sua marcia verso Napoli. I rappresentanti della capitale accorsero a salutarlo e si complimentarono con lui per le vittorie. Lo pregarono di entrare in città dove avrebbero giurato obbedienza a Ferdinando.
L’entrata a Napoli fu celebrata con un vero e proprio apparato reale. La città giurò fedeltà alla Spagna e Gonzalo de Cordoba, a nome del re, giurò di conservare le sue leggi ed i suoi privilegi. Bisognava però vincere i due castelli di Napoli, difese da una guarnigione numerosa e fornita di tutto il necessario per una lunga resistenza. Il Gran Capitano, prima di partire per Gaeta dove si trovavano i resti dell’esercito nemico, volle annientare questi due punti di forza per lasciare la capitale al sicuro.
Se ne occupò Pedro Navarro, altra grande figura esaminata nella mia biografia, noto per le sue abilità e competenze nella costruzione di mine. Queste di fatti furono la più importante risorsa per superare le difficoltà della conquista dei castelli. Grazie a lui fu possibile vincere l’assedio di Castelnuovo e quello di Castel dell’Ovo. Nel frattempo il Gran Capitano si stabilì a Gaeta dove resistevano i resti dell’esercito sconfitto a Cerignola. La battaglia del Garigliano sancì il completo successo delle sue operazioni.

Quale è il legame tra il Gran Capitano ed il Tercio?

La connessione è molto forte. Il Grande Capitano era convinto del fatto che le battaglie si vincono con una combinazione di fuoco, movimento ed urti. Così si lasciò alle spalle il concetto medievale di guerra imperniata sull’uso esclusivo della cavalleria e riorganizzò la fanteria. Inoltre, usò fucili, artiglieria, mine, valorizzò pure il lavoro degli ingegneri sui campi di battaglia. A ciò dobbiamo sicuramente aggiungere la creazione di “coronelías”. La coronelía fu un addestramento militare ideato da Gonzalo Fernandez de Cordoba e utilizzato con grande efficacia durante le Guerre italiane (1494-1559). Tutto ciò rappresentava la naturale evoluzione delle vecchie compagnie di milizie, efficaci in schermaglie e battaglie in piccoli fronti, ma non idonee per una campagna su larga scala. Pertanto, le compagnie furono integrate in una unità più grande, la “coronelía” appunto, composta da ben quattro di essi. Ciò permise una maggiore potenza di combattimento senza sacrificare la manovrabilità dei reparti. Con gli anni le “coronelías” furono integrate in unità più grandi, i “Tercios”, creati dopo la riforma militare fatta da Carlo V nel 1534.

 

Autore intervista: Angelo D’Ambra

In copertina un ritratto del Gran Capitano conservato al Prado