Non godono di buona fama nell’immaginario degli Italiani, i Longobardi; o, diremmo, sono quasi sconosciuti. I più informati, sulla scorta del Manzoni, ne dicono male. I Meridionali, fuorviati dall’etimo di Lombardia, credono sia un “fatto solo settentrionale”.

Eppure esistettero, e anche al Sud. Nel 568 il re Alboino condusse i suoi dalla Pannonia in Italia; sebbene non sia riuscito, né lui né i suoi successori, a conquistare l’intera Penisola, e ciò diede inizio alla secolare divisione dell’Italia. I Bizantini, infatti, conservarono le grandi isole, l’attuale Calabria fino al Crati, Otranto, la costa campana, Roma, Ravenna, Venezia. I re longobardi si stabilirono a Pavia, dividendo lo Stato in 32 (33) ducati. Due di questi, separati da Pavia dal corridoio bizantino, erano molto grandi: Spoleto, con Umbria e Abruzzi; Benevento con gran parte dell’Italia Meridionale.

Quando nel 774 Carlo Magno, re dei Franchi, si proclamò anche re dei Longobardi, il duca Arechi assunse il titolo di principe di Benevento, quasi una rivendicazione di indipendenza. Nell’849 il ducato si divise in due principati, di Benevento e di Salerno, da cui tra breve si staccò Capua. La riconquista bizantina del X secolo tolse a Benevento gran parte del territorio. Il thema imperiale di Puglia fu detto di Langobardia; e si distinse tra Langobardia Maior del Nord e Minor del Sud.

I tre principati longobardi vissero tra le opposte influenze dell’Impero d’Occidente e di Bisanzio, conservando l’autonomia.

Dopo il 1016, gli avventurieri normanni intuirono che la loro potenza militare e il bisogno oggettivo di stabilità consentiva loro di porre fine alle continue guerre. Nel 1053 Unfrido e Roberto Guiscardo sconfissero il papa Leone IX e si accordarono con lui, divenendo vassalli della Chiesa. Fattosi capo dei Normanni e duca di Puglia, Roberto sposò Sichelgaita, sorella del principe di Salerno, affermando in qualche modo un processo di identificazione con le dinastie indigene. Ma nel 1076 conquistava Salerno stessa, e se ne intitolava. Benevento, nel 1077, passava alla Chiesa, ma ridotto alla sola città. Capua era di una casata normanna, i Drengot, ma Ruggero II l’annesse al Regno nel 1156.

Cessava così ogni identità politica longobarda. è lecito chiedersi però se si sia conservata una memoria identitaria, che traspare da una certa toponomastica (Fratta, Gualdo, Guardia, Valdo…) e da numerosa onomastica conservata dai cognomi (Baldaia, Cataldo, Garibaldo, Gualtieri, Landolfo, Pandolfo, Romualdo… ), e, sia detto con ogni cautela, da fattezze fisiche poco meridionali.

Tracce di culti longobardi sono state riscontrate nella Campania montana; e forse rivivono nella tradizione delle streghe di Benevento.

A quando un Itinerario longobardo, con storia, leggende, tradizioni, luoghi, rievocazioni, cinema, teatro?

Intanto vi regalo un passo di Malaterra che, leggerete, è di grandissima valenza turistica. Racconta che Roberto e suo fratello Guglielmo in Puglia sconfissero e accecarono un Gualtieri, e così continua: “Egli aveva una sorella, che fu presa prigioniera con lui. Ed era di tanta bellezza, che se si recava al mare per fare il bagno, o per far prova avesse messo le gambe in qualche fiume pescoso, i pesci, attratti dalla sua bianchezza, le nuotavano vicino, tanto da poter essere presi con le mani”. Peccato non sapere il nome di questa meravigliosa fanciulla bagnante nelle acque dell’Adriatico e dei fiumi; e, come appare, in abbigliamento adatto al nuoto, diciamo così essenziale. Eh, Malaterra, che malpensante! Balneazione dell’XI secolo: questa sì che è pubblicità al nostro mare! Peccato che, fino a un momento fa, non lo sapesse nessuno. Ma ora che lo sapete…

 

Autore: Ulderico Nisticò

Foto di Angelo D’Ambra ritraente la Chiesa di Santa Sofia a Benevento

 

 

Ulderico Nisticò, saggista, docente di italiano e latino, studioso di tradizionalismo