Questa è la storia di Fernando Pignatelli, l’ultimo Vicerè d’Aragona.

In piena Guerra di Successione Spagnola, perduta la Battaglia di Almansa, il comandante in capo degli asburgici, Don Antonio del Portogallo, Conte di La Puebla, lasciò la città. Carlo VI si ritrovò circondato da pochi fedeli e, più tardi, davanti all’incalzare di fugaci successi ed alla necessità di nominare un viceré, volle che Fernando Pignatelli assumesse tale carica.

Fernando Pignatelli, duca consorte di Hijar, secondo figlio di Juana Brancha dei Marchesi di Padula e di Aniello Pignatelli, I Principe di Montecorvino e I Duca di San Mauro, era stato maestro di campo poi Governatore e Capitano generale di Galizia dal 1704 al 1707, in seguito alla morte del Marchese di San Vincenzo, Domenico Pignatelli.

Suo fratello Giulio aveva ereditato il titolo paterno, lui invece acquisì il titolo di Signore di Hijar in seguito al matrimonio celebrato il 6 marzo del 1701 con Juana Petronila Silva Fernandez de Hiar, dama della regina Maria Luisa d’Orleans. I due ebbero tre figli, Jose, che morì  bambino, Manuela, che sposò Giovan Battista Pignatelli, Principe di Marsiconovo, e Marianna Pignatelli, religiosa del Real Convento de la Encarnacion di Madrid.

Pignatelli mantenne l’incarico di governatore fino al 1710, quando volse le spalle a Filippo V e passò tra i sostenitori dell’Arciduca Carlo VI. I sospetti attorno alla lealtà della sua figura forse ci furono da sempre e non destò stupore il suo voltafaccia.

A metà novembre del 1703, iniziò una visita a tutte le piazze del regno per prevenire attacchi alle frontiere. Stabilì la sua residenza a Pontevedra e nella primavera del 1704 Filippo V gli affidò il comando e la direzione delle operazioni a Nord nella campagna per prendere Lisbona ed annullare così la minaccia militare asburgica che incombeva sulla Castiglia. Pignatelli provò ad avviare una riorganizzazione militare con alcune riunioni del regno in cui chiedeva la costituzione di otto reggimenti, di cinquecento uomini ciascuno. L’applicazione di questa misura però si rivelò molto difficile e la risposta di Fernando Pignatelli fu durissima. Egli spedì in carcere diversi procuratori che s’erano rifiutati d’attuare le sue disposizioni. Si avviò quindi un rapido deterioramento dei suoi rapporti con le città di Galizia e con alcuni comandanti militari che si accentuò quando iniziarono a circolare delle “lettere false”.

Tali lettere si diffusero nel luglio 1706, in coincidenza con l’occupazione di Madrid da parte delle forze del pretendente austriaco e del trasferimento a Burgos della corte di Filippo V. In esse Fernando Pignatelli veniva clamorosamente additato come fedele agli Asburgo. Per questo motivo, e approfittando della sua assenza, i suoi nemici tentarono di nominare un sostituto. Pignatelli represse questa sobillazione con misure dure, spedendo in prigione diversi oppositori e tutto ciò contribuì ancor più ad aumentare il clima ostile nei suoi confronti. E se lui provava a smentire le dicerie e pure un giudice decretava come infondate le accuse di tradimento, la sua adesione alla causa asburgica si concretizzò realmente nell’autunno del 1710.

L’indomani dell’ingresso delle truppe dell’Arciduca Carlo VI a Madrid egli aderì al nuovo consiglio di governo e subito dopo fu pure nominato Viceré d’Aragona.

Il capovolgimento degli eventi e l’avanzata borbonica costrinsero Pignatelli a ritirarsi a Barcellona, da qui nel 1713 tornò a Napoli. Filippo V, dopo aver recuperato i territori persi, decretò la confisca e il sequestro della proprietà di Pignatelli, che nel 1713 tornò a Napoli per poi stabilirsi definitivamente a Vienna, presso la corte imperiale. Fu lui l’ultimo Vicerè d’Aragona.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: Ritratto di Carlo VI d’Asburgo. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: V. Leon Sanz, Entre Austrias y Borbones