Ferrante d’Aragona e la battaglia di Troia

Ferrante d’Aragona e la battaglia di Troia

Il 18 agosto del 1462, presso la città di Troia, re Ferrante d’Aragona, col supporto delle truppe di Alessandro Sforza, schiacciò definitivamente il rivale Giovanni d’Angiò.

L’Angioino aveva approfittato dell’eterno malcontento dei baroni del Regno, l’aveva alimentato e s’era armato per riconquistare il trono che era stato dei suoi avi.

L’esercito di Giovanni, forte d’abili capitani, come Orso Orsini, e d’un ottimo equipaggiamento, ottenne una brillante vittoria a Sarno il 7 luglio del 1640.

Ferrante, con ostinazione e grave dispendio di denaro, riorganizzò il proprio esercito affidandosi all’albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, grande amico di suo padre Alfonso, ed a Francesco Sforza, Duca di Milano, che inviò suo fratello Alessandro e suo nipote Roberto di Sanseverino, Conte di Caiazzo.

Lo scontro decisivo avvenne a Troia, a poca distanza da Foggia, dopo che già Accadia aveva ceduto all’assedio aragonese.

Gli angioini erano guidati dal Principe di Taranto, Giovanni Antonio Orsini del Balzo, e dal capitano di ventura Jacopo Piccinino, Signore di Sulmona e marito di Drusiana Sforza, figlia naturale del Duca Francesco, e disponevano di oltre duemila fanti ed un numero imprecisato di cavalieri, mentre Orso Orsini, ottenuta da Ferrante la Contea di Nola, sottratta al legittimo erede Felice Orsini, era passato dalla parte degli aragonesi.

Ferrante contava su cinquanta compagnie di cavalli e circa duemila fanti. Centinaia furono i morti ed i prigionieri e la battaglia si concluse con la cattura di centocinquanta cavalieri angioini.

L’episodio meritò le attenzioni dell’umanista Porcelio de’ Pandoni che redasse per l’occasione il poema ”De proelio apud Troiam Apuliae urbem confecto a divo Ferdinando rege Siciliae”. Tutto è ricordato pure sulla porta bronzea del Maschio Angioino, fusa da Guglielmo Monaco con versi del Pontano proprio per celebrare la vittoria di Ferrante contro i baroni del Regno e Giovanni d’Angiò.

La porta è divisa in sei quadri, tra quattordici piccoli medaglioni che ritraggono i volti dei protagonisti della dinastia e tra essi anche quelli di Ferrante e della sua prima moglie Isabella di Chiaromonte (O. Albanesi, Epigrafia Napoletana). Nel primo Ferrante, accompagnato da Gregorio Correglia e Giovanni Ventimiglia, incontra il capo dei ribelli, Marino Marzano, Duca di Sessa e Principe di Rossano, ed i suoi luogotenenti Giacomo di Montagano e Deifebo dell’Anguillara. Il barone inganna il re dissimulando concordia. Il distico recita: “Principe cum Jacobo, cum Deiphæbo doloso / Ut Regem perimant colloquium simulant”. Nel secondo il re, sfuggendo all’inganno, mette in fuga i congiurati con più animosità d’Ettore, figlio di Priamo: “Hos Rex artipotens animosior Hectore claro / Sensit ut insidias, ense micante fugat”. Finalmente nel battente sinistro in basso, il re prende Accadia: “Aquadiam fortem capit Rex fortior urbem / Andegavos pellens viribus eximiis”. Nel successivo quadrante i nemici fuggono a Troia colti dalla paura: “Hinc Trojam versus, magno concussa timore / Castra movent hostes, ne subito pereant”. Il re quindi sconfigge il nemico “Hostem Trojanis Fernandus vicit in arvis / Sicut Pompejum Cæsar in Echalus”. Ferrante è elevato alla gloria come Cesare che vinse Pompeo e l’ultimo bassorilievo celebra la vittoria che pose fine alle fatiche dell’aragonese sgominando i nemici: “Troja dedit nostro requiem, finemque labori, / In qua hostem fudi fortiter, ac pepuli” (G. Sigismondo, Descrizione della città di Napoli e dei suoi borghi).

La vittoria significò un enorme rafforzamento della monarchia sul baronaggio. Nel mese di novembre dell’anno successivo, il Principe di Taranto spirò e l’intera opposizione a Ferrante si sgretolò. Nonostante ciò Giovanni d’Angiò continuò a reclamare i suoi diritti sino alla battaglia di Ischia.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Foto gentilmente concesse dalla Compagnia d’arme “La Rosa e La Spada”

Fonti:
A. Archi, Gli Aragona di Napoli, Bologna 1968
E. Nunziante, I primi anni di Ferdinando d’Aragona e l’invasione di G. d’Angiò, Napoli 1898
C. Porzio, La congiura dei baroni, Milano 1965
E. Pontieri, Ferrante d’Aragona, re di Napoli, Napoli 1969

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