Il 14 settembre 1477, Ferrante d’Aragona, figlio illegittimo, ma unico maschio di Alfonso V, sposò in seconde nozze la ventiduenne Giovanna. Il matrimonio tra i due, la loro incoronazione ed i festeggiamenti che seguirono sono raccontati da Giovanni Antonio Summonte nel noto “Historia della città e Regno di Napoli”.

***

Menò seco questa Regina due fidati il Conte di Pudes, & il Maestro Monrese, & due galere del Re suo Padre, come nel libro del Duca, & in quello di Notar Vincenzo Bosso, si legge: che menò in Napoli una Giraffa, animale di smisurata grandezza [chiamato da Plinio Camelo pardile] monstruoso più nell’aspetto, che per la fierezza, era quasi simile al Camelo di Capo: ma i piedi come di Cavallo, e le gambe di bue, la pelle rossa, e spesso macchiata di bianco. E messi a cavallo, come il Duca seguito dal Passaro, il Cardinale, e la Regina andorno sotto il palio in processione per tutti i seggi, in ciascun de’ quali erano Donne ricchissimamente vestite, le quali uscivano a baciar la mano alla Regina. Gionti poi nel Duomo, & havendo fotta oratione il Cardinale benedisse la Regina, e ritornai a Cavalcare nel modo tenuto aandorono a smontare nel Castello di Capuana, ove fu carissimamente ricevuta dal Re, il qual’era con tutti li Baroni, e Signori del Regno, e con gli Ambasciadori di tutti i Prencipi d’Italia, e del Gran Soldano, del Re di Tunisi, e con le principali Signore della Città: vi erano 72 ben sonanti trombe con altri Musici istromenti. La Domenica a 14 del detto a hore 17. il Re ritornò con tutto il Baronaggio avanti la porta dell’Arcivescovato, ove poco appresso gionse la Regina accompagnata da gran numero di Signore, ove per il Cardinal predetto si fe il sposalitio. Poi entrati in Chiesa il Cardinale con l’assistenza di 40 Vescovi, celebrò la Messa del Spirito Santo, e benedisse gli sposi, ove tennero il Palio il Duca di Calabria, Don Federico suo fratello, Don Ferrante Prencipe di Capua, e Don Pietro figli del medesimo Duca; Poi a 16. del mese nella strada dell’Incoronata si fe la Coronatione di questa Regina con pompa grandissima, perciò che essendo ivi ordinato un bellissimo Theatro con l’Altare, per celebrare la Messa, e due gran sedie con molta Maestà, vi gionse il Re con la corona in testa, e la Regina in trezze sopra due Cavalli bianchi coverti di Broccato ricamato di giocie, e perle; il freno del Cavallo della Regina era portato dal Duca d’Amalfi, con Giulio Antonio Acquaviva Conte di Conversano con le berette in mano, e Francesco di Capua Conte di Altavilla con molti Baroni gli venivano avanti a piedi; Dopo venne la Duchessa di Calabria, con la Duchessa di Ferrara, con quattro Carrette piene di gran Signore, e ritrovorno al Teatro il Cardinal Borgia con molti Vescovi, il quale con bellissime cerimonie cominciò la messa in pontificale, & a tempo, e luogo, coronò la Regina, ornandola, delle altre insegne reali: e per la prima diegli l’oglio Santo nella spalla destra, e dopo li pose la Dalmatica di drappo di seta bianca recamata, appresso li coronò la testa della Real Corona, & assentata appresso al Re gli diede lo scettro, qual fu condotto dal Prencipe di Salerno, & il pomo di oro, che li porse Pietro del Balzo Duca di Venosa. Compitasi la Messa, e datasi la Pontifical benedittione, il Re fece 20. Cavalieri, e sotto buttare bona quantità di monte d’Argento di più forte in mezo la turba delle, genti cavalcorno ambi due li sposi con le corone in testa, il Re alla destra della Regina, & il Cardinale alla Sinistra, e passando per tutti i Seggi ritrovarono nel Castello nuovo. Il Giovedì seguente 18. del mese si fè nella medesima strada bellissima Giosta, della quale furono mantenitori il Duca di Amalfi, quel d’Atri, e quel d’Ascoli, con cavalli tutti coverti di broccato fino a terra: Vi comparsero 13. Giostranti fra quali era il Duca di Calabria con il cavallo, e sopraveste di broccato recamati di perle, e di gioie, con una sedia in testa per cimiero fatta a modo di prospera di coro di Chiesa, il quale fè molti salti col cavallo in aria, e ruppe 4. Lancie con molta destrezza. D. Federico suo fratello era similmente vestito di broccato, ma al modo di Francese con cappello pieno di penne, e di gioie, & avante di se portava 16. paggi a cavallo vestiti di velluto cremosino, con Lancie dorate, il quale ruppe due lancie. Poi giostrò D. Enrico, D. Cesare figliuoli naturali del Re, e dopo altri Cavalieri, e si finì la giostra con gran piacere.

 

 

 

 

In copertina foto gentilmente concessa dalla Compagnia d’arme “La Rosa e La Spada”