Giovan Luca Barberi nacque nella città siciliana di Lentini, probabilmente tra gli anni ’50 e ’60 del XV secolo. Le notizie sulla sua vita privata prima del saggio, da noi scritto, intitolato “L’eredità di Giovan Luca Barberi 1523-1579” (Archivio Storico per la Sicilia Orientale, Milano, n. 2, 2018), erano scarne e alle volte errate. Nota e celebre era invece la sua carriera da pubblico ufficiale. Commissario della Regia Gran Corte nel 1484; scriba dei mandati dell’ufficio del conservatore nel 1487; mastro notaro della Secrezia di Palermo nel 1489 e infine, nel 1491, mastro notaro della Regia Cancelleria di Sicilia, ruolo che lo rese famoso e odiato dall’intero baronaggio siciliano.

L’odio nei suoi confronti valicò i confini del tempo, se ben due secoli dopo il marchese di Villabianca lo apostrofava con queste parole nel suo “della Sicilia nobile”, volendolo distinguere dal nobile Luca La Barbera: “[…] che non dee confondersi il sovracitato di Barbera con quel Gio: Luca Barberi autore de’ Capibrevi, conciosiacosachè l’uno fu distinto dall’altro; nascendo il primo dalla Fam. Patrizia La Barbera, ammessa, come sopra, nella presente Senatoria; il secondo all’incontro ignobile, e coll’impiego viveva di Uffiziale tra i minori del Real Patrimonio, e in tanto si fece nome, per aver lasciato quei fumosi manuscritti intorno alle concessioni de’ Feudi de’ Baroni di questo Regno, detti da noi Capibrevi, contro i quali attese le maligne Allegazioni, che muovono in prò del Fisco […]”.

Ebbene tanto disprezzo nei confronti del Barberi fu causato dalla sua opera: i Capibrevi. Queste compilazioni furono volute da Ferdinando II d’Aragona; l’obiettivo era dimostrare se in Sicilia vi fossero dei feudatari che detenessero terre sine titulo. Questa operazione rientra in quel disegno del re Cattolico nel voler arginare il potere e il possesso abusivo di terre perpetrato dai signori siciliani. Caso emblematico fu quello dei Ventimiglia di Geraci, il loro archivio era stato bruciato e saccheggiato proprio per ordine del re, perdendo così i documenti comprovanti i loro privilegi; molti anni dopo Simone Ventimiglia si trovò in seria difficoltà dinanzi alla richiesta del Barberi di ostentatio tituli, necessaria per dimostrare tutti i legittimi passaggi di proprietà dei feudi da loro posseduti.

Grazie all’opera del Barberi abbiamo possibilità di accedere a un patrimonio di informazioni ricchissimo. Immaginiamo che lavorando in Cancelleria aveva accesso a documenti che al giorno d’oggi sono andati perduti. I Capibrevi sebbene per noi oggi siano importanti fonti per lo studio dei feudi, al contrario per i baroni del tempo erano una scure che pendeva sul loro capo; non è raro all’interno delle suppliche dei Parlamenti del Regno di Sicilia trovare lagnanze rivolte al re da parte del baronaggio, in cui si chiede di essere liberati dalle vessazioni del Barberi. Ferdinando da un lato faceva finta di accondiscendere ai baroni mentre dall’altro incoraggiava il mastro notaro a proseguire nella sua opera.

Giovan Luca Barberi fu anche un personaggio curioso nella sua sfera privata. Sposato con Pina Vulpi, figlia del notaio palermitano Gabriele Vulpi, ebbe due figli legittimi e naturali: Sancio e Giovannella. Sancio, colui che gli sarebbe dovuto succedere nella carica di mastro notaro, morì giovane; Giovannella invece sposò Giovanni Battista Riga, appartenente alla nobiltà togata, originario di Siracusa. Giovan Luca aveva anche una concubina, Antonina Di Blandino, da cui ebbe una figlia di nome Beatricella. Dalla documentazione archivistica sappiamo che il Barberi abitava con la concubina un’ala del suo palazzo alla Kalsa, mentre dall’altra parte, separata da un muro, abitava la moglie.

La giovane Beatricella, fin da bambina, era stata promessa a Petruccio Lanza, della famiglia dei baroni del Mojo. Senza eredi maschi la carica di mastro notaro e tutti i suoi beni sarebbero toccati a uno dei due generi. Legalmente, in quanto marito della figlia legittima, il Riga avrebbe dovuto ereditare quella fortuna, ma i Lanza in Sicilia erano piuttosto potenti e potevano serbare qualche sorpresa. Infatti… Giovan Luca Barberi morì di peste il 10 maggio 1523. Quattro giorni prima della sua morte in condizioni molto dubbie venne stipulato un atto di elezione, nella carica di mastro notaro della Regia Cancelleria, in favore di Petruccio Lanza. Il Riga inaspettatamente restò a bocca asciutta e convinto dell’artificiosità di tale atto fece causa contro i Lanza: nulla da fare, la carica andò persa, riuscì a malapena a recuperare parte di alcuni beni.

I Lanza vinsero e conservarono fino al XVII secolo inoltrato quella che fu l’eredità di Giovan Luca Barberi: la carica di mastro notaro della Regia Cancelleria.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Davide Alessandra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: D. Alessandra, L’eredità di Giovan Luca Barberi 1523-1579, Archivio Storico per la Sicilia Orientale, FrancoAngeli, Milano, n. 2, 2018

 

Davide Alessandra, laureando in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo.