Ormai da alcuni decenni mancano delle opere storiche recenti sulle figure dei cattolici intransigenti veneti, sembra che la storia locale abbia quasi perso interesse per loro o li abbia (momentaneamente) trascurati. È un peccato constatare come questi gruppi di cristiani, che pur ebbero un ruolo rilevante nella storia veneta dell’Ottocento, manchino di essere citati in tanti saggi nuovissimi. Questo semplice articolo non ha l’ambizione di riempire alcun vuoto, ma vorrebbe almeno rievocare qualche aspetto della vita di colui che fu forse il più influente tra gli intransigenti veneti: il conte veneziano Giovanni Battista Paganuzzi (1841-1923).

Laureatosi in legge a Padova nel 1865, Paganuzzi rimase sempre fedele alla sua educazione cattolica, si mostrò devoto, attento alle nuove questioni sociali e sensibile ai problemi dei meno fortunati.
I cristiani veneti vissero con apprensione gli ultimi anni della dominazione asburgica; l’odio verso l’Austria spinse talvolta i sostenitori dell’unità d’Italia all’ostilità nei confronti dei cattolici e non mancarono casi di sacerdoti aggrediti, magari a seguito di qualche predica in difesa del potere temporale del Papa.

A questo conflitto si aggiungevano le tensioni interne che vedevano contrapporsi i cattolici liberali e gli intransigenti. Fra questi ultimi alcuni dei nomi più importanti sono padovani: quelli dei giornalisti Giuseppe Sacchetti (1845-1906) e Alessio De Besi (1842-1893), che si arruolarono ambedue tra gli zuavi pontifici, ma va citato soprattutto Monsignor Pietro Balan (1840-1893), nativo di Este, polemista e storico tra i più famosi di questa corrente di pensiero.

Purtroppo taluni testi che affrontano la storia del processo risorgimentale nel Veneto sembrano liquidare gli intransigenti come degli austriacanti “duri e puri”, tuttavia si tratta di un errore di valutazione. Occorre essere chiari, stiamo parlando di personaggi innegabilmente “antisabaudi”, che quando spedivano una lettera erano soliti attaccare il francobollo capovolgendo l’effige del re, ma non erano certo nemici della cultura italiana, di cui propugnavano la rigenerazione in senso cattolico: per loro l’Italia poteva tornare grande solo con la benedizione del Papa.

Sicuramente Sacchetti, De Besi e Balan non erano nazionalisti, non disprezzavano l’Austria e la rispettavano in quanto potenza cristiana, ma non si trattennero dall’avanzare delle critiche anche pesanti al governo asburgico, contestando il fatto che esso non difendeva adeguatamente i cattolici e la moralità; a loro giudizio gli austriaci erano colpevoli di tollerare la circolazione di libri pericolosi e di aver abbandonato la Chiesa agli attacchi dei rivoluzionari. Pietro Balan, con dei ragionamenti per nulla privi di coerenza, arrivò addirittura ad affermare che il dominio di Vienna sugli ex territori della Serenissima si era imposto illegittimamente e rintracciò in tale circostanza il primo germe dei malumori verso l’Impero.

A ben vedere negli anni ’60 dell’Ottocento gli intransigenti veneti si trovavano isolati, essi non erano affatto antitaliani e non rifiutavano tanto la possibilità che la Penisola potesse essere unificata, quanto le modalità con cui il progetto dell’unificazione veniva portato avanti e soprattutto il tipo di stato che si era affermato.

Anche Paganuzzi, come gli altri, visse tutto questo sulla sua pelle, ma (al di là delle polemiche tipiche di quell’epoca) condusse sempre un’esistenza onesta, senza compiere alcuna azione che potesse turbare l’ordine o condurre a situazioni incresciose. Nel 1868 divenne membro del circolo giovanile San Francesco di Sales, legato alla Società della Gioventù Cattolica, alla fine dello stesso anno ne divenne il presidente e da lì ebbe inizio la sua militanza sociale e politica.

Nell’incontro tenutosi a Venezia il 2 ottobre 1871, in concomitanza con il trecentesimo anniversario della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), egli ebbe un ruolo decisivo nell’organizzazione del primo congresso dei cattolici italiani, tenutosi nella città di San Marco tra il 12 e il 16 giugno del 1874. Questo primo incontro portò poi alla nascita dell’Opera dei Congressi, di cui egli fu presidente dal 1889 al 1902. Inoltre, dal 1881 al 1920, il veneziano fu consigliere comunale e provinciale di Venezia e, pur continuando a difendere le prerogative del pontefice, sostenne l’avvicinamento dei cattolici ai conservatori in chiave antisocialista.

In seno all’Opera dei Congressi, il peso dei veneti fu sempre preponderante e questo gli attirò anche delle critiche, ma la linea ideologica rimase a lungo compatta, fu invece l’avvento dei giovani cristiani democratici, vicini a Don Romolo Murri (1870-1944), a spingere Paganuzzi ad abbandonare la presidenza dell’organizzazione, preludio di quella grave spaccatura che portò Pio X a sciogliere l’opera il 28 luglio 1904.

Le attività dei cattolici veneti durante il lungo apostolato dell’aristocratico furono lontane da ogni tentazione sanfedista, ma si orientarono alla costruzione di un’Italia cristiana. Molti membri dell’Opera dei Congressi furono impegnati in azioni concrete per la formazione di circoli cattolici e il miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione. Vennero fondati anche dei gruppi per la lotta contro la bestemmia che raggiunsero un buon livello di diffusione, e Paganuzzi presiedette la “Pia associazione per la restaurazione dei capitelli” (emanazione del già citato Circolo San Francesco di Sales) che sorse a Venezia in difesa di queste immagini sacre, non di rado minacciate da atti di vandalismo.

Il clima anticlericale di quegli anni, infatti, spingeva alcuni malintenzionati a compiere degli ingiustificabili attacchi alla religiosità popolare. Questi gesti vergognosi accaddero con maggior frequenza nel 1869, quando, approfittando del favore delle tenebre, delle combriccole di atei e di anticristiani si mossero tra le calli per colpire capitelli, edicole e altarini, fu allora che fece la sua comparsa la Pia associazione.

Paganuzzi, definito dalla Civiltà Cattolica «forte condottiere e organizzatore del laicato cattolico», fu in prima linea per la tutela e la ricostruzione delle immagini votive, l’associazione da lui coordinata riusciva a sostituire già alle prime luci del giorno le opere danneggiate durante la notte, evitando dei violenti traumi ai fedeli e contribuendo a mantenere la quiete in città. Si pensò anche a collocare delle immagini mobili che venivano rimosse la sera e non restavano incustodite.

Questi aneddoti significativi ci mostrano alcune di quelle che furono le sofferenze patite dai cattolici veneti (per nulla differenti da certi tristi fatti di cronaca a noi vicini), ma provano anche la bontà che animò Giovanni Battista Paganuzzi, la cui morte, il 23 giugno 1923, fu pianta anche dalla stampa a lui avversa.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Riccardo Pasqualin

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. De Rosa, Il movimento cattolico in Italia dalla Restaurazione all’età giolittiana; P. Ascagni, Origini e storia del movimento sindacale italiano; La Civiltà Cattolica, anno 74, 1923, vol. 3; La Civiltà Cattolica, anno 78, 1927, vol. 2.

 

 

 

Riccardo Pasqualin, insegnante, si dedica allo studio della Storia Veneta. Prossimamente sarà pubblicato il suo nuovo libro “Il paesaggio rurale storico nel Comune di Candiana”.