Scoto nacque circa quaranta anni dopo la morte di San Francesco, nelle nebbie della Scozia brumosa, nella contea di Roxburgh, precisamente a Maxton on Tweed, nella proprietà di Littledean che possedeva suo padre, Nimion Duns.

La spiritualità francescana aveva già dato all’umanità Sant’Antnio da Padova e San Bonaventura da Bagnoregio, quando Giovanni di Duns, appena quindicenne, intorno al 1280, volle entrare nella comunità dei Frati Minori dello zio Elia di Duns, vicario dei francescani in Scozia. A differenza loro, Scoto fu soprattutto un mistico e volse la sua preghiera in forme profonde: “O Signore, Primo Principio degli esseri, concedimi di credere, gustare ed esprimere quanto è gradito alla tua maestà e innalza la nostra mente alla tua contemplazione. Signore Dio nostro, quando Mosè, tuo servo, Ti domandò come a Dottore, sommamente verace, quale nome avrebbe dovuto darti davanti ai figli di Israele, Tu, sapendo ciò che può conoscere di Te l’intelletto umano, svelandogli il tuo nome benedetto, hai risposto: ‘Io sono colui che sono’. Tu sei l’Essere vero; l’Essere totale. Ecco quello che vorrei comprendere, se fosse possibile. Aiutami, o Signore, a determinare quanto può conoscere dell’Essere vero che sei Tu la nostra ragione naturale, cominciando dall’esistenza che ti sei attribuita” (G. Duns Scoto, Il Primo Principio degli esseri).

Scoto fu un grande e coraggioso combattente nella sfera del pensiero, l’ultimo grande pensatore del Medioevo, così grande che ancora nel 1535 Cromwell ne intese bruciare le opere. La sua grandezza forse fu annunciata dall’apparizione che visse nella notte di Natale del 1281, quando il Bambino Gesù gli si manifestò tra braccia.

Lo scozzese difese il Papa nella sfida di Filippo il Bello e maturò pure una devozione tenera e filiale per la Madonna anticipando i tempi e divenendo un punto di riferimento nella teologia mariana sulla questione dell’Immacolata Concezione.

Il 17 marzo del 1291, ordinato sacerdote, fu spedito a Parigi per perfezionarsi negli studi e qui ebbe come maestro Domingo Gundisalvo, futuro ministro generale dell’Ordine. Conseguiti i gradi accademici iniziò quell’insegnamento universitario che continuò poi a Cambridge, Oxford e Colonia perché, non avendo appoggiato Filippo IV contro Bonifacio VIII, fu mandato in esilio.

Alla fine del 1304, dopo la riappacificazione tra Filippo ed il nuovo papa Benedetto XI, per l’intervento di Consalvo Ispano, ministro generale dell’Ordine francescano, Scoto tornò a Parigi ma al re continuò a non essere gradita la presenza di un intellettuale che non si faceva paladino della sua causa. Scoto finì allora a Colonia e qui, dopo solo un anno di insegnamento, morì. Era l’8 novembre del 1308.

Ancora in vita aveva raggiunto grande fama di santità e diversi miracoli gli erano attribuiti. La sua devozione alla Madonna fu totale. Egli fece scaturire la ragione teologica dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione al cielo dalla dottrina della Divina Maternità. Dovette difendere le sue tesi nell’Aula Magna dell’Università di Parigi nei primi mesi del 1307.

Il volontarismo di Scoto eleggeva l’uomo ad arbitro del proprio operato. Nella libera autodeterminazione della sua volontà, l’uomo diviene, per Scoto, responsabile delle sue azioni e delle sue parole. Il volontarismo così inteso è l’esercizio perfetto del dono della libertà, un atto d’amore.

In stretta dipendenza col primato della volontà, non può che essere l’Incarnazione, vertice d’amore, realizzatasi per esclusiva volontà del Padre. Cristo è dunque il centro di tutta la creazione.

Papa Paolo VI lo definì “Dottore sottile e mariano”, Giovanni Paolo II lo chiamò “Dottore dell’Immacolata”.

La grandezza di Scoto gli procurò da un lato stima e fama che si tradussero in venerazione e culto sin dalla sua morte, dall’altro anche tante offese, addirittura continuate alla sua morte. Si racconta, per esempio, che nella traslazione delle sue ossa, non fu sepolto in un sepolcreto ma in una fossa comune.

Attualmente l’urna delle ossa del Beato Giovanni Duns Scoto è situata al centro della navata sinistra nell’elegante e semplice sarcofago di marmo grigio della chiesa francescana di Colonia.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

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