A Castelseprio, presso Varese, si conserva quello che probabilmente è il ciclo pittorico altomedievale di più elevata qualità artistica.

Ornano l’abside della piccola chiesa a pianta tricora raffigurazioni incentrate sulle storie dell’infanzia di Cristo, un unicum per il pregevole naturalismo forse attribuibile ad un’artista bizantino che lavorò per i longobardi qui insediati.

I danni subiti dalle superfici nei secoli e le inflitrazioni d’acqua non sono riusciti a cancellare la bellezza del ciclo pittorico la cui datazione ha messo in crisi gli esperti. I critici lo collocano infatti in un arco di tempo che va dal VII al X secolo. Lo storico Gian Piero Bognetti, scopritore degli affreschi, nel 1944, collocò la datazione della chiesa nei secoli della dominazione longobarda (VI-VIII), ma la presenza dei dipinti bizantini creò da subito divergenze tra gli studiosi. Vi trova eco il mondo bizantino nella rappresentazione del paessaggio pastorale della scena della natività, ma anche nella spazialità in cui si muovono le figure e nella tecnica pittorica che richiama l’impressionismo classico.

La decorazione della chiesa fu eseguita in fase di realizzazione dell’edificio, in quanto l’intonaco dipinto si trova al di sopra di un’arricciatura sulla quale il pittore tracciò le linee essenziali della composizione. Queste linee di color porpora, così come le tinte di fondo delle pitture, furono realizzate a “buon fresco”, ovvero sull’intonaco ancora fresco. Per quanto riguarda, invece, lo strato superficiale delle pitture, applicato sulla preparazione ad affresco, questo fu realizzato sull’intonaco già asciutto, e a testimoniarlo sono delle tracce di pittura rossa colate sul primo strato di intonaco e i segni lasciati dal pennello. I colori più utilizzati sono il nero carbonaceo per le ombreggiature e il bianco di calce per le lumeggiature e alcuni elementi, come le vesti di alcuni personaggi. Dominano, inoltre, il rosso, ottenuto con ossido di ferro, e il giallo (perossido di ferro), utilizzato puro per raffigurare gli elementi aurei o unito al nero per ottenere tinte brune. È utilizzato anche il colore azzurro (certamente non ottenuto da lapislazzuli), spesso accostato al bianco per dare tratti scuri alle vesti candide, o insieme al rosso per generare tinte violacee. La sinopia è di colore rosso, realizzato sempre utilizzando ossido di ferro.

Le iconografie ripropongono schemi paleocristiani, così ad esempio la Prova dell’acqua e la Natività sono tratte da vangeli apocrifi. Questa è forse la più nota delle scene raffigurate. La Madonna non è inginocchiata, ma appare sdraiata al centro della scena, davanti all’ingresso buio della grotta che simboleggia il peccato. La sua figura avvolta nel manto è più grande di tutte le altre, a indicare l’importanza del suo ruolo di Madre di Dio, mentre gli angeli sullo sfondo portano l’annuncio ai pastori. Si vede Giuseppe, in primo piano, che medita sulla grandezza di quanto è accaduto. E ci sono donne intente a lavare il Bambino seguendo lo schema del testo apocrifo del protovangelo di Giacomo. In questo libro vi si narra infatti che, dopo la nascita di Gesù, Giuseppe andò a chiamare due levatrici, che divengono così le prime testimoni della verità dell’Incarnazione e del parto verginale di Maria. C’è anche una terza, misteriosa figura, una donna posta ai piedi della Vergine, che si sorregge il braccio sinistro con la mano destra, guardando con gesto di supplica il volto della Madonna. Anche questa immagine è tratta dal testo apocrifo che racconta di Salome, una donna che non aveva voluto in un primo momento credere alla realtà della nascita del figlio di Dio e che per questo si era ritrovata con la mano paralizzata ma dopo aver riconosciuto quanto accaduto prese in braccio il piccolo Gesù e guarì.

L’analisi formale e l’esegesi concordano certamente su un dato, quello relativo alla grandezza artistica del testo pittorico che lo sconosciuto maestro di Castelseprio realizza con tratto sicuro e rapido, senso della profondità e dello scorcio, abilissimo uso della lumeggiatura, riuscendo ad ottenere lo straordinario risultato che il visitatore può ammirare.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete