Pochi sanno che gli Alpini nacquero a Napoli. Il legame col Sud Italia degli Alpini è molto radicato come confermato dalle adunate di Napoli del 1932, 1936, 1956, 1973, da quelle di Pescara del 1989 e di Bari del 1993 e da quella di Catania del 2002.

Gli alpini hanno avuto origine nel 1872, quando il giovane Regno d’Italia decise di meglio fronteggiare il problema della difesa dei confini acquisiti dopo la guerra del 1866 contro l’Austria. Così il 15 ottobre del 1872, a Napoli, veniva firmato da Vittorio Emanuele II il decreto che sanciva la nascita degli Alpini. L’atto accoglieva l’intuizione di Giuseppe Perrucchetti, capitano di stato maggiore ed ex insegnante di geografia, che riteneva fondamentale la costituzione di reparti speciali per difendere i confini settentrionali del nuovo stato con soldati abituati al clima rigido, alla fatica dello spostamento in montagna, alle insidie di un terreno accidentato e pericoloso ed ai disagi delle intemperie. Ciò fa degli Alpini il più antico corpo di fanteria da montagna attivo al mondo.Il simbolo per eccellenza che caratterizzò subito il nuovo corpo fu il copricapo, un tipico cappello alla calabrese con una penna nera ed il fregio dell’aquila che fu modificato solo il 20 maggio 1910 per praticità senza però mai perdere la penna.

Pochi sanno che anche una delle canzoni più note del corpo è legata a Napoli (C. Nigra, Canti Popolari del Piemonte, Torino 1888). Si tratta de “Il Testamento del Capitano” che affonda le sue radici nel 1528 in un Regno di Napoli conteso tra francesi e spagnoli. Fallito l’assedio di Napoli, il generale Lautrec vi trovò la morte, mentre un suo luogotenente, Michele Antonio del Vasto, Marchese di Saluzzo, nella marcia di ritiro, fu bloccato ad Aversa. Qui fu fatto prigioniero dagli spagnoli e portato a Napoli dove fu ospite del Duca di Tremoli e, prima di morire, firmò la resa della armate di Francia.
Nell’attesa di essere rimpatriati, i soldati furono accampati a nord dei Quartieri Spagnoli, fuori Porta Medina, qui ascoltando ogni giorno i canti delle lavandaie napoletane. Su queste arie è nata sicuramente “La Ballata del Marchese di Salluzzo” che ebbe larga diffusione ed ancora oggi è noto con ampie varianti. In essa il Marchese di Salluzzo esprime la volontà che il suo corpo venga diviso e consegnato a ciò che egli più aveva amato. Nella versione “alpina”, il capitano ferito che detta le sue ultime volontà alla presenza dei suoi soldati sembra voler richiamare in ogni pezzo del suo corpo una serie di importanti valori, il dovere (“Il primo pezzo alla mia Patria“), lo spirito di corpo (“Il secondo pezzo al Battaglione“), la famiglia (“Il terzo pezzo alla mia mamma“), il quarto la sua donna (“Il quarto pezzo alla mia bella“), infine l’amore per le montagne (“L’ultimo pezzo alle montagne che lo fioriscano di rose e fior“).

Dall’impegno nelle guerre mondiali agli interventi a favore delle popolazioni colpite dal disastro del Vajont e dal terremoto in Friuli, alle missioni in Africa, ex-Jugoslavia ed Afghanistan, gli Alpini hanno sempre messo in campo volontà, coraggio, senso del servizio.

Sono numerose le medaglie d’oro di meridionali appartenenti al corpo degli Alpini: Sergio Abate, nato a Napoli il 3 agosto del 1909, caduto in Somalia nel 1936; Gaetano Amoroso, nato il 3 novembre del 1893 a Roccalumera, provincia di Messina; Ezio Andolfato, nato nel 1910 a Caserta, caduto nel 1936 in Somalia; Giuseppe Arena, nato nel 1899 a Pizzoni, provincia di Vibo Valentia, caduto battaglia del Bararus del 1936; Alfredo Barbati, nato nel 1897 a Pescina, in provincia de L’Aquila, caduto nei cieli del Mediterraneo l’11 settembre 1941; Emilio Cirino, nato nel 1895 a Montalto Offugo, provincia di Cosenza, morto in Albania nel 1943; Antonio Daniele, nato a Cerva, in provincia di Catanzaro, nel 1910 e caduto in Somalia nel 1936; il partigiano Sergio De Vitis, nato a Lettopalena, in provincia di Chieti, nel 1920 e caduto nel 1944; Pierluigi Deodato, nato a Catania nel 1899, caduto in Africa il 5 giugno 1941; Giammarco Enrico, nato a Sulmona nel 1896 e morto sul Fronte della Marmarica nel 1940; Lorenzo Fava, nato nel 1919 a Nocera Inferiore e caduto a Verona nel 1944; Filippo Freda, nato a Chieti nel 1911 e caduto in Africa nel 1936; Roberto Lordi, nato a Napoli nel 1894, ucciso nelle Fosse Ardeatine; Francesco De Rosa, nato a Potenza nel 1853 e caduto in Eritrea nel 1896; Eduardo Bianchini, nato a Napoli nel 1856 e caduto ad Adua nel 1896; Aurelio Grue, nato ad Atri, in provincia di Teramo, nel 1870 e caduto in Eritrea nel 1898; Giovanni Esposito, nato a Loreto Aprutino, provincia di Pescara, nel 1882 e caduto in Libia nel 1911; Michele D’Angelo, nato a Rionero Vulture nel 1868 e caduto in Libia nel 1912; Alfredo Di Cocco, nato a Popoli, provincia di Pescara, nel 1885 e caduto a Monfenera nel 1917; Antonio Ciamarra, nato a Napoli nel 1891 e caduto sul Monte Tomba nel 1917; Angelo Parrilla, nato a Longobucco, in provincia di Cosenza, nel 1899 e caduto a Castello di Susegana nel 1918; Alberico Marrone, nato a Lucera cadde ad Abries il 21 giugno 1940; Silvio Di Giacomo, nato l’1 gennaio 1915 ad Acciano, in provincia di L’Aquila, e caduto sul fronte greco nel 1940; Luigi Rendina, nato a L’Aquila nel 1916 e caduto sul fronte greco nel 1941; Enrico Franco, nato a Niscemi nel 1906 e caduto sul fronte greco nel 1941; Giuseppe Biasi, nato a Napoli nel 1914 e caduto sul fronte russo nel 1942; Giuseppe Mazzocca, nato a Pagliaroli, provincia di Teramo, nel 1922 e caduto sul fronte russo nel 1942; Gino Campomizzi, nato a Castel d’Ieri, in provincia di L’Aquila, caduto sul fronte russo nel 1942; Ugo Piccinini, nato a Barisciano, in provincia di L’Aquila, nel 1920 e caduto sul fronte russo nel 1942; Giulio Cesare Siracusa, nato a Gela nel 1916 e caduto sul fronte russo nel 1943…

E’ questa una lunga storia di orgoglio e valori che, chi ha avuto la fortuna di conoscere o riconoscere il sacrificio dei nostri padri, deve riscoprire e tutelare.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Foto scattate in occasione della 17esima Giornata Alpina “Michele D’Allocco” a Mignano Monte Lungo (Caserta)