Il Patto d’Acciaio, l’alleanza militare tra la Germania di Hitler e l’Italia fascista, siglata a Berlino il 22 maggio del 1939, stabiliva un reciproco aiuto in caso di attacco da parte di una terza potenza.
Con l’illusione che la campagna di Russia sarebbe stata rapida e vittoriosa per la Germania, Mussolini offrì ad Hitler l’apporto di sessantunmila soldati organizzati nel CSIR, il Corpo di Spedizione Italiano in Russia.

Il CSIR arrivò sul fronte orientale a metà luglio 1941 e fu inquadrato nell’11ª Armata tedesca e poi nel Panzergruppe 1.

L’esercito era completamente impreparato, le uniformi erano estive, l’equipaggiamento per lo più costituito da materiale risalente alla Grande Guerra, magari efficiente ma senza possibilità di confronto coi fucili automatici russi. Gli aerei erano sprovvisti di dispositivi antighiaccio e gli autocarri non erano sufficienti per il trasporto delle truppe di fanteria. I russi, colti di sorpresa dal tradimento del Patto Ribbentrop-Molotov, subirono una sconfitta dopo l’altra, pur gli italiani ben figurarono nei combattimenti ucraini,

Nell’aprile del 1942 l’Italia inviò altri due corpi d’armata che assieme allo CSIR che furono uniti nell’8ª Armata o Armata Italiana in Russia (ARMIR). Schierata a Sud, sul Don, a sud di Voronez, l’ARMIR avrebbe dovuto coprire il fianco sinistro delle forze tedesche che avanzavano su Stalingrado, assieme a forze ungheresi e rumene, ma le cose non andarono come sperato da Hitler e Mussolini. I tedeschi subirono una disfatta e l’offensiva sovietica travolse anche gli italiani.

Il 15 gennaio 1943 una seconda grande offensiva sovietica a nord del Don travolse gli Alpini ancora in linea, i quali, mal equipaggiati e a corto di rifornimenti, iniziarono una tragica ritirata. La rotta costò alle forze italiane decine di migliaia di perdite e si concluse il 31 gennaio, quando la Divisione “Tridentina” raggiunse i primi avamposti tedeschi a Šebekino.

Questa drammatica vicenda colpì Vittorio De Sica che realizzò il film “I Girasoli”, la storia di Giovanna, interpretata da Sofia Loren, una donna partita per l’Unione Sovietica alla ricerca di Antonio, il marito disperso sul fronte russo, interpretato da Marcello Mastroianni. La pellicola fu la prima europea ad essere girata in Unione Sovietica e vinse il David di Donatello. La protagonista del film non accetta la possibilità che il marito sia morto e fa di tutto per trovarlo. Una volta giunta a Mosca viene accompagnata da un funzionario del Ministero degli Esteri sovietico nei luoghi in cui ha combattuto l’ARMIR, ma in quegli sconfinati campi di croci e di girasoli, che simboleggiano i soldati morti e seppelliti in fosse comuni, non c’è traccia di suo marito. La donna non si arrende, continua la ricerca da sola, trova un italiano che ha preferito restare in Russia e continua a sperare, sa che Antonio è vivo, lo sente e riesce davvero a trovarlo ma scopre che è padre d’una bambina e sposato con Mascia, una donna russa, interpretata da Ljudmila Saveljeva, che l’ha salvato dalla morte nella neve. Avvilita torna in Italia, Antonio più tardi la raggiunge ma è rifiutato dalla donna, disperatamente decisa a lasciarlo andar via per sempre.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete