I Giuglianesi ed Enrico II di Guisa

I Giuglianesi ed Enrico II di Guisa

La discesa a Napoli del Duca Enrico II di Lorena di Guisa segue di poco la fine della breve esperienza popolare di Masaniello.

Facendo leva sulla, ormai secolare, disputa tra spagnoli ed eredi di casa d’Angiò per il possesso del regno, i napoletani chiamarono il Guisa a realizzare uno strano esperimento di partecipazione democratica creando quella confusione di intenti tra i loro rappresentanti ed il Duca che, in quanto tale per credo ed ambizioni, intendeva ben altro. L’episodio, come si sa, finì con la disfatta del Guisa. Mio intendo è quello di riscostruire, in questo quadro storico, quanto avvenne a Giugliano.

È un pezzo importante di questa vicenda quello rappresentato dai giuglianesi, oscurato dalla narrazione storica che vuole le vicende umane dei primi attori come unici protagonisti degli episodi accaduti. Una breve premessa. Giugliano solo da qualche decennio costituisce una unica entità territoriale. Dai 5/6 possessori del 1400 si passa ai Pinelli ed al Duca di Monteleone, durante tutto il 1500 e gli inizi del 1600, per divenire unico possesso del D’Aquino di Pietrapulcina attorno all’anno 1630. La conduzione del d’Aquino non fu tranquilla: vertenze con l’Università, ricorsi giudiziari manovrati dal clero locale, mancato rendimento del capitale investito, portarono alla gestione da parte di un amministratore di nomina reale.

Il Guisa giunse in Terra di Lavoro a rivendicare il trono di Napoli ponendo quartiere proprio a Giugliano, un casale, come visto, segnato da una vita sociale agitata sia per i contrasti con il feudatario sia per quelli sorti tra la grande massa di braccianti e salariati e le famiglie locali detentrici del potere economico. Leggiamo nella testimonianza di Agostino Basile: “E nel 1648 qui ancora si trattenne il Duca di Guisa con 5000 fanti ed 800 cavalli. Nella quale occasione, come si legge nelle memorie di detto Duca di Guisa, libro per altro scritto come a lui piacque, come avverte il Muratore, Annali d’ Italia an. 1647, armò a Giugliano, a sue spese 500 uomini, per propria difesa, temendo qualche incursione, dando Napoli in continuo moto per le rivoluzioni di Maso Aniello. Anzi leggiamo in alcune memorie lasciateci dal Reverendo D. Francesco Pragliola, Parroco allora di S. Nicola, che il Vescovo d’ Aversa, Carlo Caraffa, secretamente insinuò ai Parrochi, e Rettori delle nostre chiese, che avessero nascosti gli oggetti sacri, e le suppellettili più preziose”.

Insomma don Agostino non vede di buon occhio il Duca. Addirittura riporta l’istruzione di nascondere oggetti sacri, come se si trattasse di un bandito di strada. Ma non tutti i Giuglianesi dovettero pensarla allo stesso modo. Una parte della popolazione indubbiamente parteggiò per il Enrico di Guisa. Scorrendo le pagine del Diario di Francesco Capecelatro abbiamo una chiara testimonianza di quanto, e come, gran parte della popolazione locale ebbe ad operare in favore del Duca.

Non sappiamo del perché si scelse Giugliano come base operativa dell’esercito invasore. Probabilmente fu per la collocazione strategica, a ridosso di Aversa e della strada Regia (l’Appia), garanzia del controllo della comunicazione dei porti di Pozzuoli e di Baia con l’entro terra campano, o, forse, per antichi rapporti tra la casata del Guisa e qualche influente famiglia locale. Forse tutti questi motivi sommati.

Il Capecelatro sostiene che la scelta del luogo sia avvenuta per la abbondanza di vettovaglie offerte da una zona ricca di produzione agricola, del resto i primi provvedimenti emanati dallo stato maggiore francese riguardarono proprio la vendita del grano e del pane, la lotta all’aumento dei prezzi e la protezione dei “potecari” dagli abusi dei soldati.

Armare 500 uomini, però, presuppone un radicamento sul territorio: 500 uomini è la quasi totalità della popolazione in età d’arme di un casale che, a metà 1600, conta una popolazione di poco più di 6000 persone. Qualche indizio che aiuti a comprendere almeno uno degli elementi alla base della scelta lo fornisce un certificato di battesimo presente nel primo registro della parrocchia di San Giovanni, registro che copre l’arco temporale 1554-1605, dove, alla pagina contraddistinta col numero 24, alla data del 10 novembre 1559, si legge della nascita e del battesimo di Giovan Battista Basile Basili de Basili. Il padre è Giulio e la madre Midea.

Il redattore, l’abbate don Alojsio Basilj, parroco di San Giovanni, descrive l’avvenimento, prassi non comune nella redazione di questi atti, se non per i pargoli della nobiltà, in modo preciso sottolineando la presenza di nobili e cavalieri con un preciso rimando… “al guisa signor di Francia”. Antichi e consolidati rapporti? Nulla è escluso.

Ma i Giuglianesi non ospitarono semplicemente il Guisa. Tra i tanti episodi narrati dal Capecelatro ne ho tratto alcuni che danno il senso di quanto fu cruenta la tenzone e quanto fu attiva la partecipazione della popolazione locale o di almeno gran parte di essa. Come abbiamo letto dal Basile fu creata una milizia locale di 500 uomini ma fu anche fortificato l’abitato a presidio del quale furono poste le donne che come riporta il Capecelatro: “…sino a mostrarsi le loro donne su pei veroni delle case coi sassi apparecchiali ad offendere li regii qualora li avessero assaliti”. Dovette essere questa milizia locale quella che prese parte all’assalto delle fosse del grano in Napoli ove rimasero “uccisi 18 tra Spagnuoli e Tedeschi”, a cui troncate le teste i popolani le portarono in trionfo all’Epitaffio del Mercato o che, nella zona rivierasca, evidentemente presidiata per tagliare i rifornimenti alle truppe, subì un’imboscata dai Tedeschi:“al bosco della Paneta di Patria dai popolari di Giugliano al numero di trenta cavalli e sessanta fanti, condotti da un tal scherano di detta villa nomato per soprannome il Duca, e loro tolsero da quindici bestie da soma, ed uccisero due soldati Tedeschi, tagliandogli al solito le teste”. Dovette essere tale e triste la fama conquistata in quei giorni di battaglie che i soldati regi posti a difesa di Aversa alla notizia che: “colà stava pervenendo un buon numero numero di Francesi, con quei di Giugliano, per assalirla, e che giunti alle prime trincee al posto dell’Annunziata che avevano date in loro potere i soldati del battaglione che le custodivano, i quali in effetto al primo suono di delle novelle si erano posti vilmente in fuga, senza che niuno li cacciasse, abbandonandole”. Le truppe del Guisa erano partite da Giugliano “con duemila fanti, con molti istrumenti di fuoco, e trecento cavalli, (avviandosi) ad Aversa, bravando i popolari che vi volevano cenare ed albergare entro quella sera”. Nei combattimenti tra i tanti caduti il Capecelatro ne ricorda alcuni come “D. Eliminimele Vaez, Capitano di cavalli, ucciso nel principio del combattere da una moschettata nel ventre trattali da un villano di Giugliano”. Le cose cominciarono a volgere al peggio per il Guisa.

I contrasti con gli esponenti del popolo napoletano e il suo isolamento diplomatico lo condussero sulla via della disfatta. Questo diede fiato alle famiglie giuglianesi che parteggiavano per gli spagnoli. Il capopopolo detto “il Duca”, quello che aveva guidato gli assalti dei popolani nei vari combattimenti, “avuta contezza, che la più civile ed agiata gente di Giugliano trattava di darsi ai regii, ne andò colà con sessanta suoi compagni armati per ucciderli, e presone improvviso uno di loro, gli altri avvisati di ciò si ricoverarono entro la Chiesa della Nunziata, e chiuse le porte, e saliti sul campanile si posero in difesa”. Nel combattimento successivo il Duca fu ucciso. Il Guisa riparò lontano dal Regno di Napoli e la sua rivendicazione del trono falli miseramente.

Le ambizioni del popolo restarono inascoltate e le sue condizioni di vita furono la base della grande peste di qualche anno dopo. Quale fu la sorte dei giuglianesi che avevano parteggiato per il francese? Non ne abbiamo contezza, certo non scapparono alla repressione che seguì gli eventi. Probabilmente negli archivi vi sono verbali di processi e di esecuzioni. Probabilmente un giorno sapremo quanti “villani”, che chiedevano di vivere dignitosamente, sono stati giustiziati nel Largo della Annunziata e seppelliti nella fossa dedicata ai carcerati, colà ubicata.

 

 

 

Autore articolo: Pio Iannone

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia:

Memorie Istoriche della terra di Giugliano di don Agostino Basile. Napoli. stamperia Simoniana, 1800.

Diario di Francesco Capecelatro, contenete la storia delle cose avvenute nel reame di Napoli negli anni 1647/1650 a cura del marchese Angelo Granito, principe di Belmonte. Napoli. 1850

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