Divenuta capitale di un Principato autonomo nell’851, Salerno si proiettò presto sul mare entrando in contrapposizione con al vicina Amalfi. Seguì dunque la sua naturale conformazione, si spinse nel circuito dei traffici marittimi del Mediterraneo medioevale e, di fatti, fu un’anomalia del mondo longobardo che, sino ad allora, si era tenuto piuttosto distante da avventure sul mare e si reggeva su ricche città dell’entroterra.

Salerno era l’unico approdo tirrenico longobardo, ma anche quello preferibile ai porti pugliesi, troppo esposti alle incursioni dei pirati slavi, addirittura migliore di quello di Taranto, troppo lontano dai centri campani.

Spoleto, Benevento e Capua orientarono la loro politica sul dominio della terraferma, Salerno invece provò a ritagliarsi un suo spazio tra le città portuali. Si servì, a tal fine, di contatti maturati in vario modo con gli amalfitani che ne fecero un primo approdo per operazioni di imbarco merci. Di questo rapporto ne è testimonianza il fatto che il primo trattato di commercio d’oltremare fu concluso da amalfitani proprio a Salerno, nel 973.

I longobardi, popolo con un peso politico considerevole nella Penisola, non avevano conseguito un potere marittimo rilevante né una cultura navale. Affidarsi ai vicini di Amalfi era una scelta intelligente. Salerno ci provò, non acquisì mai una dimensione interregionale, non surclassò mai Amalfi e Gaeta, non entrò in contatto con i grandi centri commerciali della sponda islamica ma con gli insediamenti musulmani di Sicilia sì e navi veneziane caricavano nel suo porto per la Siria nel 987.

E’ quanto emerge dallo scritto di Alfonso Mignone, “Porto di Salerno. Una storia lunga dieci secoli”, edito da D’Amico Editore, in cui si legge: “L’approdo, tra l’altro già utilizzato dai bizantini, nella guerra greco-gotica, divenne non solo pilastro dello sviluppo urbanistico della città ma anche il fulcro della politica espansionistica longobarda causa l’impossibilità di poter conquistare i ducati costieri”.

Proprio intuendo l’importanza di giungere al mare, Arechi II vi aveva spostato la sua sede. Il principe Sicardo prese Amalfi e ne trasferì coattivamente a Salerno un nutrito contingente di mercanti-naviganti e ciò pose le basi per un iniziale decollo commerciale. Nacque una prima industria per la costruzione di navi, lentamente si ampliò anche il porto e Vico di Santa Trofimena, dove si stanziarono gli amalfitani, divenne un ricco e dinamico quartiere in cui si potevano trovare merci provenienti da Bisanzio e dall’Africa fatimide. Nel 1058 un privilegium mercaturae concesso da Gisulfo II attesta pure la nascita di un mercato franco collegato con le attività marittime.

I longobardi erano ora sul mare. Con Guaimario IV, Gisulfo II e Guaimario V si dotarono di una loro flotta. Salerno, a ridosso dell’anno Mille, era divenuta un notevole emporio del commercio con l’Oriente, centro di primissimo ordine per l’importazione di droghe medicinali da Costantinopoli e l’Asia, le campagne circostanti trovavano in essa il naturale mercato dei loro prodotti e pure i pellegrini della Terrasanta la elessero a snodo cruciale delle loro rotte.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: A. Mignone, Porto di Salerno. Una storia lunga dieci secoli, D’Amico Editore