Le origini del potere dei Malatesta a Pesaro risalgono alla seconda metà del XIII secolo…

Quando i longobardi calarono nella Penisola, la Pentapoli non dipendeva più dai bizantini. L’imperatore Leone III Isaurico sostenne l’iconoclastia i cristiani della Pentapoli insorsero e si sottrassero al suo dominio. Queste città però, spalleggiate dal pontefice, tentarono di restare autonome anche dai longobardi. Di Ravenna ebbe ragione Astolfo nel 754 d.C., due anni prima aveva già occupato Pesaro. Per recuperarle, Papa Stefano III ricorse all’aiuto dei franchi, così Pesaro fu presa da Pipino il Breve nel 756 d.C. e, con tutta la Pentapoli, donata al Papa. Pesaro era così passata allo Stato Pontificio. Tal dominio fu però solamente nominale, poiché la città fu sempre governata da un rappresentante dell’Impero. Il reale controllo di quest’area però si ebbe solo nel 1195 d.C. quando Papa Innocenzo III scomunicò il vicario imperiale Marquardo di Annweiler e inviò un forte esercito guidato dai cardinali Guido Papareschi, Cencio Cenci e Giovanni Colonna. Così cominciarono a divenire potenti i signori di Montefeltro e i Malatesta.

Nel frattempo Pesaro era ridotta alla miseria. Le invasioni barbariche e le continue guerre, la minaccia di saccheggi e violenze, fecero a molti abbandonare la città che si ritrovò così spopolata. Furono le campagne circostanti a raccogliere le famiglie pesaresi. Sotto il controllo imperiale rifiorirono arti e mestieri e Pesaro tornò a ripopolarsi di cittadini che sfuggivano al feudalesimo delle campagne per tentare di vivere sotto un ordinamento più libero, ma la città, con le sue mura romane, era impreparata a ricevere tanta gente. Nacquero così nuovi borghi, muniti di stangati o palizzate che però non servirono a mettere al riparo Pesaro dalla guerra tra Papato e Impero che infuriò all’epoca degli Svevi di Sicilia: Pesaro, proclamatasi ghibellina negli anni di Federico II, aderì invece alla lega delle città guelfe della Marca che si trovavano in guerra nel 1259 con re Enzo e poi con Manfredi di Sicilia. La città tornò fedele a Roma solo nel 1266.

Circa vent’anni dopo, il Conte di Rimini, Malatesta da Verrucchio riuscì a far eleggere podestà il figlio Giovanni detto lo Sciancato. Giovanni, passato alla storia per essere stato autore dell’omicidio di Paolo e Francesca reso celebre da Dante, fu eletto per cinque volte podestà di Pesaro e governò la città fino alla morte, nel 1304. Suo fratello Pandolfo provò a succedergli ma fu cacciato dopo appena un anno. Fu rieletto podestò più tardi, nel 1318 ed alla sua morte, nel 1326, il potere passò al figlio Malatestino Malatesta detto Guastafamiglia. Furono gli anni in cui la famiglia Malatesta, di gandi tradizioni bellicose, toccò il massimo delle sue fortune. A metà Trecento si ritrovò padrona assoluta di tutta la Marca e della Romagna, l’unica capace di contendere seriamente il potere del pontefice. Innocenzo IV, nel 1353, dopo averli scomunicati, riuscì a sconfiggerli con l’impegno dell’esercito comandato dal Cardinale Egidio di Albornoz, ma i Malatesta conservarono il vicariato di Rimini, Fano, Fossombrone e Pesaro. Eliminarli sembrava impossibile.

Nel 1363 il Guastafamiglia lasciò le terre a suo fratello Galeotto Malatesta ad eccezione di Pesaro che destinò al figlio Pandolfo II, grande tutore di Francesco Petrarca e condottiero a seguito dell’Albornoz. La morte di questi permise a Galeotto di impadronirsi anche della città nel 1373. Spirato anch’egli, Pesaro passò a Malatesta IV, figlio di Pandolfo, abile diplomatico e ottimo politico, che riuscì a divenire signore anche di Todi e di Civitanova nella Marca anconetana. Alla sua morte, il potere passò ai flgi Pandolfo, Carlo e Galeazzo, parecchio invisi alla città che insorse nel 1431 scacciandoli. Due anni dopo però, una bolla papale, rimise i Malatesta al loro posto. Ad eliminari ci pensarono i giochi della storia. Federico da Montefeltro, chiamato in aiuto per combattere contro i Malatesta di Rimini, cugini dei pesaresi, li abbandonò quando fu nominato Signore di Urbino. Solo allora Galeazzo, l’ultimo dei Malatesta di Pesaro, si decise a vendere la signoria della città ad Alessandro Sforza.

Intanto la città era cresciuta, erano state erette tre fortezze a sua difesa, quella del Cassero, verso il bastione di Santa Chiara, quella del Gattolo, vicino alla residenza del podestà, e quella del Tentamento. Anche il porto era divenuto uno dei più importanti scali dell’Adriatico, da qui infatti salpò la flotta che attaccò e depredò alcune navi nella guerra contro Ancona nel 1416 e che, nel 1444, assaltò con successo parte della flotta di Sigismondo Malatesta.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

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