Quali erano i rapporti tra la Repubblica di Genova ed il Banco di San Giorgio nel Quattrocento? La parola a Gino Luzzatto (Storia economica dell’età moderna e contemporanea, Padova 1955).

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La Casa di San Giorgio, che trae origine da una deliberazione del 1405 e che cominciò a funzionare nel 1407 col nome di “Società delle compere e dei banchi di San Giorgio”, non può considerarsi, nonostante il suo nome ufficiale, come una società, ma come l’amministrazione autonoma del debito pubblico. Ciò che effettivamente avvicina la Casa ad una società, ed in particolare alla società per azioni, è il fatto che essa non si limita, come la Camera degli Imprestiti di Venezia, a tenere i libri del debito pubblico, e registrarvi i trasferimenti dei crediti e pagare le rate di interesse, ma assume il carattere di una amministrazione autonoma, nella direzione della quale i rappresentanti dello stato finiscono per cedere completamente il campo ai rappresentanti dei creditori, ed a cui è affidata la gestione del monopolio del sale, di varie gabelle e più tardi, a mano a mano che aumenta il suo credito, di alcuni castelli e territori dello stato e di alcuni suoi possedimenti d’oltremare, primo fra i quali la Corsica. Alla semplice amministrazione finanziaria la Casa, autorizzata con decreto del 18 gennaio 1408, unisce l’esercizio di alcuni affari bancari, per cui i procuratori di San Giorgio aprirono, il 2 marzo successivo, la loro prima banca, che fu soltanto di deposito e giro, limitandosi a concessioni di credito agli appaltatori delle imposte ed allo stato. La banca aumentò notevolmente i suoi affari tanto da dover aprire – nel 1439 – due filiali; ma non può considerarsi un istituto capitalistico, separato dalla amministrazione del debito pubblico; suo scopo non è quello di distribuire utili a pretesi azionisti; i profitti delle sue operazioni bancarie devono essere devoluti all’estinzione del debito pubblico, come del resto tutte le entrate che la Casa ricava dalla sua amministrazione finanziaria non sono destinate a distribuire un dividendo, ma soltanto a pagare la rada d’interesse stabilita per legge sul debito consolidato. Tutto il di più che la Casa riuscisse a riscuotere dev’essere accantonato, per la diminuzione del debito stesso.

Risulta evidente che le operazioni di banca, permesse per un certo tempo alla Casa di San Giorgio, non rappresentano l’attività indipendente di una azienda sociale, che miri soprattutto all’utile dei propri soci, ma costituiscono soltanto un’attività sussidiaria dell’amministrazione del debito pubblico, organizzata principalmente a vantaggio di questo…

In ogni caso, accompagnata o meno all’esercizio della banca, la istituzione della Casa di San Giorgio, se è una conseguenza del grave indebolimento dello stato e se contribuisce ad aggravarlo, è tuttavia una manifestazione eloquente dello sviluppo che aveva assunto ai primi del Quattrocento il capitalismo genovese, che, attraverso il nuovo istituto, riuscì a dominare lo stato ed a rafforzare sensibilmente la sua posizione economica, acquistando una forza d’espansione sempre maggiore in tutti quegli stati d’Italia e dell’occidente europeo in cui era più vivamente sentita la deficienza del capitale mobile.

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