Quella che segue è la ricostruzione di uno scontro sostenuto dal comandante sardo Vittorio Porcile contro i corsari tunisini il 28 luglio del 1811. Testo tratto da Gaetano Polver, Marinai d’Italia.

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Nella valorosa schiera dei poco noti va di diritto ilcomandante sardo Vittorio Porcile, che fu l’eroe di un’azione la più gloriosa della marina sarda contro i barbareschi, avvenuta nel 1811. Ad Ostra della Sardegna apparvero un felucone, una galeotta ed una feluca tunisini, assai ben forniti d’ uomini e di cannoni per depredare. Mossero loro incontro le mezze galere Aquila comandante il Porcile, e Falco comandante Demay, col lancione Sant’Efisio comandante Zonza. L’incontro avvenne il 28 luglio presso il capo di Malfatano, e i navigli si lanciarono l’uno contro l’altro.
L’Aquila col felucone, il Falco con la galeotta si azzuffarono, da principio colle artiglierie; quindi il rais del felucone, che aveva il vento favorevole, manovrò per abbordare l’Aquila. Ma, accortosene Porcile, virò subito di prora, e ficcò lo sperone nel fianco del felucone sopravvenente.
Ma i tunisini avvintolo prestamente alla loro nave, si gettarono all’arrembaggio con tale impeto che, respinti i sardi al di là dell’albero di maestra, s’impadronirono della batteria. Ma qui si parve la virtù del Porcile. Sebbene ferito al fianco, discese a fasciarsi la ferita alla meglio, poi consegnò a bravo e fidato marinaro una miccia accesa perchè, se vinti, i sardi appiccassero il fuoco alla Santa Barbara, e così morire tutti vinti e vincitori. Poi balzò in coperta e, rincorati i suoi, con un estremo sforzo ributtò i tunisini, parte in mare e parte sul felucone. I sardi si avventarono sulla nave nemica, primo Giuseppe Zicavo maddalenese. Seguì una fiera mischia: il rais cadde ucciso coi più prodi tunisini, il resto si arrese.
Frattanto il Falco combatteva contro la galeotta, ma ne era più debole e perciò restava malmenato. Porcile, però, lo teneva d’occhio. Marinato il felucone, accorse con l’Aquila e accerchiato il nemico lo batteva. La feluca tunisina, che si era tenuta al largo, cambiando colpi col Sant’Efisio, vista la mala parata, fuggì a tutta vela, non inseguita dai sardi per le avarie subite.
Morirono quattro sardi dell’Aquila, due del Falco e molti feriti.
Questo combattimento fu mal noto fuori della Sardegna; combattimento non grande, ma disperato e terribile contro i barbareschi, per l’odio d’ambo le parti, e per la sorte che toccava ai vinti dannati al remo.
Cagliari accolse festante la squadretta vittoricsa. Il Governo accordò pensioni, avanzamenti e medaglie; ma a Porcile non diede che delle lodi.

 

 

 

 

 

 

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