Il commercio della neve nel Regno di Napoli

Il commercio della neve nel Regno di Napoli

Quanti immaginano che la neve un tempo fu al centro di un vivace commercio?

Sì, fu così, una intensa attività economia che dal Cinquecento all’Ottocento ebbe grande rilievo.

La storia del commercio della neve è legata a quelle della sua conservazione e del suo trasporto.
Fondamentale asse viario, la Regia Strada delle Puglie, era il fulcro dei collegamenti nel Regno di Napoli. Lungo i suoi percorsi furono costruite numerose fosse destinate alla conservazione della neve ed apposite costruzioni dette neviere. La costruzione delle neviere, spesso di notevoli dimensioni, fu capillare nei principali centri dell’Appennino e richiese investimenti consistenti. Esse rendevano possibile il rapido invio del deperibilissimo prodotto nei luoghi di consumo, prevalentemente cittadine costiere, e consentivano alti guadagni imprenditoriali.

La neve era accumulata all’interno di queste strutture avvolta in materiali isolanti come paglia oerbe secche, nei mesi estivi si procedeva poi al trasporto, sempre notturno, con asini e muli.

L’importanza della neve è tuttora sottaciuta eppure si tratta di un elemento che “per le notevoli capacità di refrigerazione e conservazione dei prodotti, come gustoso alimento associato ad alte sostanze ma anche come insostituibile strumento di cura degli ammalati, era considerato nella società preindustriale come bene prezioso, quasi manna, che viene dal cielo, dunque un vero e proprio dono della natura, incerto e labile” (P.Paolucci, Vicum Set.-Dic. 2013). Per queste ragioni, i nevaioli dettero origine ad un vasto rapporto col sacro che, tra i secoli XV e XVIII, si sviluppò nel culto della Madonna della Neve.

Tutto ciò è ricostruito nel volume “Le Vie della Neve nel Regno di Napoli. Il commercio della neve e le condizioni della popolazione dell’Appennino centro-meridionale dal Cinquecento in poi” di Antonio Guerriero. L’autore ricostruisce storie di grande interesse come quella dell’imprenditore napoletano Santo Bellusci che, nel 1867 e nel 1869, essendosi impegnato a rifornire Napoli di importanti quantitativi di ghiaccio e temendo di non farcela per scarse precipitazione nevose, ottenuta la grazia, fece realizzare “come ex voto un quadro che lo raffigura in ginocchio innanzi alla Madonna con accanto la scritta “per grazia ricevuta in marzo 1867 e febbraio 1869”. Bellusci, da dipendente regio del Gran Fondaco della Neve divenne grande appaltatore con la gestione di “gran parte delle migliori neviere esistenti sui Monti Lattari e sul Partenio” in effetti “un monopolio di fatto nella gestione di questi commerci con la città di Napoli e molti comuni della sua provincia”.

Nei primi decenni del Novecento, il ghiaccio naturale fu sostituito con quello artificiale prodotto in fabbrica e le attività legate alla conservazione della neve ed al suo commercio scomparvero lentamente.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

La foto in copertina ritrae una neviera di Roccamonfina ed è tratta dalla rete

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