Nella lingua italiana corrente la parola “Turco” indica l’appartenenza ad un determinato gruppo etnico ma nel Veneto del XVII secolo la parola identificava piuttosto una persona di fede islamica… Quindi il cosiddetto “Fondaco dei Turchi” era in realtà destinato ad ospitare tutti quegli stranieri, di religione musulmana, che per motivi vari dovevano trattenersi per lunghi periodi a Venezia.

In realtà il Fondaco non ospitò mai tutti i musulmani residenti a Venezia e i persiani, infatti, rifiutarono da subito di coabitare insieme ai loro esecrati avversari ottomani di Istanbul.

A differenza dei loro colleghi turchi, i mercanti persiani non erano sottoposti a controlli, e questa cosa fu sfruttata dalla Sublime Porta durante la Guerra di Candia per inviare spie a Venezia. Scoperta la cosa il governo marciano decretò, il 16 giugno del 1662, che tutti i “Persiani turchi”, cioè tutti i musulmani, dovevano risiedere nel Fondaco o lasciare la città. Piuttosto che coabitare coi loro odiati nemici la piccola comunità persiana di Venezia fece ritorno in patria.

Tuttavia, la partenza dei “Persiani turchi” non significò la fine del commercio con la Persia. Esso semplicemente passò nelle mani di famiglie persiano-cristiane.

La comunità di mercanti turchi a Venezia raggiunse il massimo splendore nella seconda metà del XVI secolo, con l’attività di ben settanta persone ospitate nel Fondaco.

Nel 1795, ottanta anni dopo la fine della Seconda Guerra di Morea, questa comunitàsi er ristretta ma restava composta ancora da quaranta persone. A determinarne la scomparsa furono i giorni convulsi dell’occupazione napoleonica e, soprattutto, il passaggio di Venezia all’Austria, da oltre duecento anni nemica giurata dell’Impero Ottomano. Nel 1799 infatti nel Fondaco restavano che appena nove persone, che di li a poco sarebbero diventate semplicemente una, Sa’dullah Idrisi

Circa cinquant’anni, di media statura, robusto con occhi neri vivacissimi, Sa’dullah Idrisi, o Saddo Drisdi come lo avevano affettuosamente soprannominato i veneziani, è stato l’ultimo mercante turco ad abitare nel Fondaco dei Turchi.

Erano gli anni ’30 del XIX secolo e la famiglia Manin, che aveva ereditato il Fondaco dai Pesaro, aveva messo in vendita lo stabile che era stato acquistato da Antonio Busetto-Petich, che progettava di demolirlo per rivendere il materiale edile recuperato.
Saddo Drisdi rifiutò di abbandonare l’edificio, rivendicando il diritto della Nazione Turca ad abitarvi. Presentò ricorso ai tribunali veneziani, si rivolse all’Ambasciatore dell’Impero Ottomano a Vienna, invocò l’intervento diretto del Sultano ed alla fine si barricò armato di pistola dentro al Fondaco, gridando “San Marco aver dato Fontego per casa de Turchi, e mi voler stare in Fontego…”.

Tutto si rivelò inutile ed un giorno Saddo Drisdi, semplicemente, sparì e di lui non si seppe più nulla. Lasciò detto ad alcuni conoscenti che preferiva abbandonare Venezia piuttosto che subire quell’umiliazione. I suoi sforzi, però, non furono del tutto inutili. Negli anni che passò a combattere da solo contro tutto e tutti gli abitanti di Venezia si erano affezionati a quel vecchio turco mezzo matto che continuava a ritenere validi gli accrediti ricevuti da un governo scomparso da ormai quarant’anni e, quando questi lasciò la città, la popolazione iniziò a protestare contro la decisione del Petich di trasformare il Fondaco in una cava.

Alla fine Petich fu praticamente costretto a vendere l’immobile al comune di Venezia, che lo restaurò e lo trasformo in un museo, quale rimane ancora oggi.

 

 

Autore: Enrico Pizzo

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: M. P. Pedani, Venezia porta d’Oriente; C. Coco, Venezia levantina