La storia di Palinuro è legata al racconto di Virgilio, di qui passò la nave di Enea, eroe sfuggito alla distruzione della sua natia Troia.

Il poeta latino, chiamato dall’imperatore Augusto a celebrare la fondazione dell’impero romano, con l’Eneide raccontò il destino di quel punto di difficile navigazione che aveva assunto il nome palinouros, “vento contrario”, al cospetto del quale, sul promontorio, la popolazione che fondò Elea, l’attuale Velia, eresse un villaggio.

Publio Virgilio Marone, nel libro V della sua opera, narra la vicenda del nocchiero della flotta di Enea. Il suo nome era Palinuro.

Quando Venere promise ad Enea un viaggio sereno in cui un sol uomo sarebbe perito per riscattare, col suo sacrificio, tutti gli altri, nessuno poteva supporre che si trattasse proprio di Palinuro. Il marinaio si ritrovò soggiogato dal dio del sonno durante la notte, mentre guidava la nave. Provò in tutti i modi a resistere alla pesantezza degli occhi, si aggrappò al timone, ma precipitò in mare. Nessuno sentì le sue richieste di aiuto, tutti erano rapiti dal sonno.

Al risveglio, Enea lo pianse, eppure l’avrebbe rivisto.

Accadde sulle rive dello Stige, dove il troiano giunse guidato dalla Sibilla di Cuma. Palinuro è tra la folla di morti rimasti senza sepoltura ai quali Caronte rifiutava il passaggio. Enea venne a conoscere la sua storia: Palinuro per tre lunghi giorni e tre notti il naufrago si ritrovò in balia della tempesta, una volta giunto a riva, con il corpo completamente ricoperto di alghe, venne scambiato dagli indigeni per un mostro marino, fu attaccato ed ucciso. Il suo corpo fu lasciato sulla riva esanime.

Allora Enea gli promise, al suo ritorno, di recarsi a Velia per rendergli gli onori funebri. La Sibilla però lo bloccò rivelando che il corpo non potrà più essere ritrovato perché preso da Nettuno, aggiunse poi che quella crudele popolazione conoscerà una pestilenza e, punita, darà il nome di Palinuro a quel posto.
Così nacque Capo Palinuro.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina c’è Virgilio con l’Eneide tra Clio e Melpomene. Fonte foto: dalla rete