A pochi chilometri da Foggia, il Santuario dell’Incoronata affonda le sue radici nell’anno 1001 quando la Vergine apparve su di una quercia del bosco di Cervaro, nell’ultimo sabato d’aprile, al conte di Ariano Irpino, che si trovava in zona a cacciare, e ad un pastorello che per devozione appese all’albero una lampada.

Sebbene moderni esami scientifici della statua hanno rilevato che essa risalirebbe ad un periodo tra il 1280 ed il 1320, dunque postumo all’apparizione, documenti accertano che il santuario esistesse già nel secolo antecedente.

Proclamandosi “Madre di Dio”, la donna domandò che sul luogo fosse costruita una chiesa e promise grazie e beatitudini a chi sarebbe accorso lì a venerarla. Fu un anacoreta ad occuparsi di questa primitiva cappella eretta in breve tempo dal conte.

A quanto pare il nobile aveva quella notte avuto uno strano sogno in cui un daino saltellava tra i cespugli del bosco seguito da fasci di luce. Quella stessa notte s’era quindi recato a caccia presso il fiume Cervaro e qui, d’un tratto, una luce l’accecò. L’uomo cadde genuflesso ai piedi di una quercia sulla quale si proiettava la luce ed una voce gli ripeteva: “Io sono, o figliuolo, la Madre di Dio, e voglio che mi sia qui eretta una cappella per essere venerata dai fedeli, ai quali impetrerò da Dio tante grazie”. La luce sparve e sull’albero il conte trovò una statua della Vergine Incoronata. Subito dopo giunse sul posto un contadino chiamato Strazzacappa, che stava pascolando i suoi buoi. Gli animali si piegarono in adorazione ed il contadino prese una caldarella, vi versò dell’olio e l’appese su di un ramo come una lampada. L’olio durò mirabilmente per molti anni senza esaurirsi.

L’anacoreta si prese cura della cappella sino a quando i basiliani intervennero ad ingrandire l’edificio incorporandovi il tempietto, un convento, un ospizio per i pellegrini ed una infermeria. Toccò poi a San Guglielmo da Vercelli, nel 1140, stabilirsi qui dopo la fondazione del Santuario di Montevergine e istituirvi, coi suoi monaci, un luogo di preghiera e lavoro, una vera e propria abbazia. Un documento del 1156, il primo documento pontificio ufficiale in cui si fa menzione del santuario, ci dice che il “monasterium Sancta Mariae Coronatae” era sottomesso alla giurisdizione del Vescovo di Troia “ad benedicendum in eo abbatem et iura episcopalia exercenda”.

Agli inizi del Duecento ai vergiliani subentrarono i cistercensi. Papa Gregorio IX fece dono del santuario foggiano a questo ordine affinché ne ripristinassero lo splendore. In effetti i cistercensi coltivarono e bonificarono le terre dell’Abbazia e, in conformità alla Regola, unirono qui lavoro e contemplazione. Risulta che qui, rinunciato al papato, intorno al 1295, soggiornò anche Celestino V per nascondersi dalle guardie di Bonifacio VIII, prima di dirigersi, senza fortuna, al Convento di San Giovanni in Piano.

Il santuario divenne meta di pellegrinaggi che si integrarono con la tradizione pastorale della Puglia. La festa della Vergine Incoronata, infatti, si celebra da sempre nell’ultima settimana d’aprile, alla fine della stagione di pascolo invernale, con una vestizione della Madonna ed una cavalcata degli angeli che vuole essere una rievocazione della scena paradisiaca che si sarebbe svolta nel bosco la notte dell’apparizione al Conte di Ariano ed a Strazzacappa.

Decaduto nel periodo napoleonico, solo nel 1950 iniziarono i lavori con cui la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza di Don Orione ricostruirono il santuario nelle forme odierne.

 

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

Bibliografia: G. D’Onorio De Meo, Madre di Dio Incoronata