San Pietroburgo e Napoli conservano legami profondi artistici e culturali. Furono molti gli italiani che lavorarono alla costruzione della bella San Pietroburgo. Fra loro anche Carlo Rossi, nato a Napoli nel 1775.

Son poche ed dubbie le notizie su di lui, si è scritto che fosse figlio della ballerina russa Guertroude Rossi-Le Picq, rientrata in patria al suo secondo matrimonio con un possidente di Sessa Aurunca, ma numerose supposizioni si son fatte sulle generalità paterne. E’ certo però che, all’inizio della sua carriera a San Pietroburgo, Rossi avesse la cittadinanza napoletana e che solo in seguito acquisì quella russa divenendo Carl Ivanovic Rossi.

Nei suoi primi anni d’attività, collaborò con un altro architetto italiano che operava a San Pietroburgo, Vincenzo Brenna, e, curata la sua formazione con un soggiorno italiano tra il 1801 al 1803, entrò al servizio della corte imperiale assumendo piccoli incarichi per le residenze attorno San Pietroburgo. Dal 1808 lavorò a Mosca lasciando la città solo nel 1814 per lavorare alla residenza imperiale di Pavlovsk. Già riconosciuto maestro del neoclassicismo, due anni dopo si trasferì definitivamente a San Pietroburgo dove il suo genio architettonico rifulse. E’ dovuto a lui il sistema di complessi, piazze e strade del centro di San Pietroburgo, che si stende per molti chilometri lungo le rive della Neva, fino alla Prospettiva Nevskij.

Progettò il Palazzo Michajlovskij, i Palazzi del Senato e Sinodo, la Piazza Ostrovskij, la Piazza delle Arti, la Piazza del Palazzo d’Inverno, il Palazzo di Elagin affermandosi come architetto estroso ed innovatore. Rossi morì di colera nel 1849, ormai sommerso dai debiti e in povertà, e riposa nel Cimitero Tichvin del Monastero di Aleksandr Nevskij.

La città aveva già conosciuto il talento artistico napoletano negli anni di regno della zarina Anna Ivanovna con Francesco Araja, maestro di cappella e compositore di corte, che inaugurò l’epoca d’oro dei musicisti italiani in Russia aprendo la strada ai successi del tarantino Giovanni Paisiello e gli aversani Gaetano Andreozzi e Domenico Cimarosa. Araja fu anche il primo compositore italiano, nel 1755, a comporre un’opera musicale con testo in russo. Fino a quel momento tutte le opere rappresentate erano composte in lingua italiana ed interpretate da artisti italiani e agli spettatori veniva distribuita una traduzione.

I rapporti diplomatici fra il Regno di Napoli e la Russia si aprirono ufficialmente nel 1777 quando Ferdinando IV inviò nella San Pietroburgo di Caterina II l’ambasciatore Muzio da Gaeta, Duca di San Nicola.

L’ambasciatore risiedette nella capitale russa dal 26 agosto del 1779 al 10 settembre del 1783 conquistando l’approvazione della corte e gudagnandosi la Croce dell’Ordine di Aleksandr Nevskij. La sua dimora fu preparata da un altro napoletano, quel Giuseppe De Ribas, capitano del corpo dei cadetti nobili dell’esercito dei Romanov e fondatore di Odessa.

Fine studioso della lingua russa ed esperto traduttore, fu sostituito da Antonino Maresca, Duca di Serracapriola. Questi promosse i negoziati che portarono, nel 1787, alla ratifica del trattato di commercio tra i due Paesi. Tale trattato, in forma segreta, garantiva alle navi napoletane un trattamento di favore con la riduzione dei dazi nell’attraversamento del Mar Nero.

Alla morte della sua prima moglie, il Duca di Serracapriola sposò Anna Aleksandrovna Vjazemskaja, secondogenita del principe Aleksandr Vjazemskij, procuratore generale, primo ministro delle finanze, della giustizia e degli interni. Questa unione fu caldeggiata da Caterina che agognava più stretti legami con Napoli, ma vissuta con perplessità da Ferdinando IV, timoroso delle conseguenze d’un’alleanza troppo stretta tra i due paesi.

Dal matrimonio del Serracapriola nacquero Nicola ed Elena: il primogenito, che ebbe come madrina Caterina II, fu ambasciatore e ministro agli esteri nel governo di Ferdinando II; la figlia sposò il conte Stepan Fedorovic Apraksin, aiutante di campo di Alessando I e Nicola I. Quando Serracapriola prospettò a Ferdinando IV un matrimonio tra una principessa napoletana ed un granduca di Russia però fu respinto con sdegno: il re di Napoli avrebbe ammesso solo matrimoni con principi cattolici per i suoi familiari. Serracapriola così lentamente raffreddò i suoi rapporti con Napoli sebbene, proprio in virtù del suo operato, dalla Russia giunsero nove battaglioni e duecento cosacchi per respingere i francesi nel 1799.

All’ombra di queste relazioni, lo zar Paolo I prospetto un processo unitario della penisola italiana con i due regni, quello di Napoli e quello di Sardegna, che avrebbero gradualmente inglobato gli altri sotto la protezione della Russia. Velleità che si spensero col trambusto napoleonico.

Serracapriola fu sostituito dal Duca di Mondragone poi dal Principe di Torella e, quando Alessandro I riconobbe Giuseppe Bonaparte, Serracapriola fu allontanato dalla corte come persona non grata.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: M. di Filippo, Per una storia dei rapporti fra il Regno di Napoli e l’Impero Russo.
R. Sabbatini e P. Volpini (a cura di), Sulla diplomazia in età moderna