Il Teatro Sannita di Pietrabbondante

Il Teatro Sannita di Pietrabbondante

Un nucleo urbano o forse un vasto centro religioso. E’ questa la natura del complesso di ritrovamenti di Pietrabbondante, in provincia di Isernia.

Alcuni storici, tra i quali il Mommsen nonché Salmon e il suo fondamentale “Il Sannio ed i Sanniti”, identificano Pietrabbondante con la “Bovianus Vetus“, capitale dei Sanniti, altri con Aquilonia. Questa seconda ipotesi collocherebbe qui il rito del giuramento sannita prima della grande battaglia contro i Romani nel 293 a.C. descritto da Tito Livio nel X Libro degli Annali, ma lasciamo per ora l’incertezza alle nostre spalle per cogliere la bellezza di quello che è uno dei più importanti siti archeologici dell’Italia ed al contempo la più consistente testimonianza dell’epoca sannitica.

Tutto quanto è sino ad ora venuto alla luce risalirebbe in gran parte al periodo antecedente il definitivo scontro tra Sanniti e Romani. Vi si possono distinguere tre edifici principali, eretti tra il II ed il I secolo a. C.: il Tempio Piccolo, il più antico e meno conservato, presenta resti del podio, parte del fregio dorico della fronte ed è collegato da una serie di botteghe agli altri ambienti del sito; il Tempio Maggiore, probabilmente degli inizi del I secolo a. C., si conserva con parti del pronao con colonnato, portici ed una iscrizione osca in ricordo di uno dei finanziatori della costruzione; il Teatro, grazie all’ottimo stato di conservazione, è la più importante testimonianza di questo sito con parti della cavea e delle gradinate con elementi decorativi di tipo ellenistico. Sicuramente questo sito era destinato sia al culto che alle attività istituzionale.

Come dicevamo, le caratteristiche architettoniche del teatro hanno delle peculiarità che testimoniano l’ellenizzazione profonda della cultura sannita. Il teatro si compone di due elementi: la cavea e l’edificio scenico, legati tra loro da due archi di pietra posti alle estremità dell’iposcenio. La cavea ha forma di emiciclo con un raggio di 100 piedi ed un prolungamento rettilineo di altri 10, mentre la sua ampiezza frontale è di 200 piedi. La parte inferiore ima cavea è costituita da tre ordini di sedili in pietra con il dorsale elegantemente sagomato e rigettato all’indietro e delimitati da decorazioni di volatili.

Una serie di muretti di fondazione e di contenimento del terrapieno, con andamento concentrico serviva per l’appoggio di gradinate provvisorie in legno in tutta l’area della summa cavea. Ai due lati dell’orchestra gli analemmata, i muri di sostegno del terrapieno, propongono un’altra scultura ornamentale a fungere da telamone. Complessivamente ci sono posti a sedere per 2500 persone.

Sul fianco meridionale del podio si distingue una iscrizione in latino che attribuisce la costruzione del teatro ad un “C. Statius Clarus”, un sannita storicamente noto che entrò a far parte del senato e della vita pubblica romana. All’epoca il teatro serviva per lo più per le riunioni del senato; oggi, grazie anche ad un’acustica perfetta, la struttura viene utilizzata per ospitare rappresentazioni teatrali e concerti.

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

 

1 Comment

  1. Un sito pressoché sconosciuto, perché se ne parla poco. Un buon risalto è stato dato domenica 1° ottobre durante la trasmissione di RAI 1 ” LINEA VERDE”, in cui se ne è parlato difgusamente con l’intervento di un Archeologo.
    Mi riprometto di visitarlo, dalla mia Calabria.

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