Juan de Zuniga y Requesens, principe di Pietraperzia, governò Napoli per appena tre anni ma in un momento delicato per la monarchia ispanica. Si era, infatti, aperta la questione successoria in Portogallo e bisognava fornire il massimo supporto finanziario e militare a Filippo II. Il viceré Zuniga, che arrivò a Napoli l’11 novembre del 1579, rispose perfettamente a queste esigenze destiando immediatamente alle spede di guerra un donativo di 1.200.000 ducati ed inviando 17 navi con un contingente di 6000 fanti e 4000 guastatori. La flotta napoletana, guidatada Giovanni de Cardona, capitano generale delle galere del Regno di Sicilia, continuò ad accrescersi sino all’incredibile cifra di centocinquanta galee, ottanta navi, due galeazze, un galeoni e altri legni minori. Una di queste navi, la galera Santa Maria Positana, di 498 tonnellate con un equipaggio di 47 marinai e 274 soldati, comandata da Francesco Castellano, seguì il marchese di Santa Croce prendendo parte alla Battaglia dell’isola Terceira.

Alla morte del re Sebastiano di Portogallo, il 4 agosto 1578, nella battaglia di Alcazarquivir, temporaneamente la corona lusitana era stata tenuta da suo zio, il cardinale Errico, ultra settantenne, senza che la questione dinastica trovasse però fine. Morto anche il cardinale, pretese al trono di Portogallo contrappostero Filippo II di Spagna, cugino del re defunto, ad Antonio, Priore di Crato, nipote illegittimo di re Manuele I, bisnonno di Sebastiano. in un contesto assai instabile, con Antonio, Priore di Crato, nipote illegittimo di re Manuele I, bisnonno di Sebastiano, che s’affrettò a farsi proclamare re dai suoi sostenitori contro Filippo II, cugino del re defunto, entrò in scena un imponende esercito che il re di Spagna aveva fatto concentrare in Andalusia, affidato al Duca d’Alba. Il nerbo di questa armata era costituito dai veterani dei tercios di Napoli, Sicilia e Lombardia, affiancati dalle compagnie italiane sotto il comando del toscano Pietro de’ Medici e dei suoi colonnelli napoletani Prospero Colonna, Carlo Spinelli e Vincenzo Carafa. Le truppe napoletane ebbero un ruolo cruciale nella spedizione e la corte di Zuniga salutò la vittoria finale con grandi feste. Era anche merito suo se ora Filippo II poteva governare un impero ancora più grande di quello ereditato dal padre.

Secondo gli storiografi siciliani del Seicento, come Filippo Caruso, Juan de Zuniga y Requesens fu figlio illegittimo di Carlo V. Oltre ogni pettegolezzo però le biografie più accreditate lo presentano secondogenito di Estefania de Requesens y Liori e di Juan de Zuniga Avellaneda y Velasco, commendatore di Castiglia nell’Ordine di San Giacomo di Compostela, tutore, consigliere privato e presidente del consiglio del principe Filippo II. Juan era dunque il fratello minore di Luis de Requesens, protagonista della Battaglia di Lepanto e governatore dei Paesi Bassi.

Nonostante i suoi anni di governo napoletano furon pochi, si mostrò un ottimo governatore. Completò la costruzione dell’arsenale, ebbe a cuore la sicurezza pubblica e l’amministrazione della giustizia, ma anche la sorte dei più umili. Così, fatto avveneristico per l’epoca, istituì un’infermeria nelle prigioni della Vicaria. Nel 1581 sposò in Sicilia la principessa di Pietraperzia, Dorotea Barresi, per questo divenne principe di Pietraperzia. L’anno dopo introdusse nel regno la riforma del calendario di papa Gregorio XIII.

Lasciò Napoli per ricoprire ruoli più importanti, quelli di Presidente del Consiglio di Stato del re Felipe II di Spagna, e di maggiordomo del Principe delle Asturie, il futuro Filippo III.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: P. Giannone, Dell’istoria civile del regno di Napoli