La barbuta d’Abruzzo ci riporta al 2014 quando un’artista di sesso maschile ha cantato con vesti femminili ed una nera barba in un concorso in eurovisione scatenando ghigni, recriminazioni e polemiche. La barba contraddistingue l’uomo come i capelli lunghi la donna, si tende a pensare, eppure l’esistenza di vere e proprie donne con la barba suscitava già in passato le attenzioni del pubblico, specie di quello aristocratico, incuriosito dalla stravagante decostruzione dell’identità sessuale.

Un’opera commissionata dal viceré di Napoli, Fernando Afán de Ribera, duca di Alcalá, a Jusepe Ribera, detto Spagnoletto, testimonia tutto ciò.

La tela, intitolata “La donna barbuta”, è del 1631 e sembra non voler suscitare ripugnanza o orrore, riflette invece il divertito interesse che nel Seicento l’aristocrazia mostrava per queste anomalie della natura.

Vi è raffigurata Maddalena Ventura, di Accumoli, che all’età di trentasette anni si presentava con una barba, così spessa e lunga da rendere la donna del tutto simile ad un uomo. Eppure “la barbuta” era donna a tutti gli effetti ed aveva pure dato tre figli al marito, Felice de Amici, che le è ritratto accanto.

Uno dei tre piccoli appare tra le sue braccia nell’atto di prenderle latte dal seno nudo.

Su due blocchi di pietra, collocati sulla destra, due epigrafi in latino raccontano la storia dei soggetti raffiurati: “Un grande miracolo della natura. Maddalena Ventura dalla città di Accumoli presso i Sanniti, dall’Abruzzo del Regno di Napoli, di anni 52 e ciò che è inusuale è che quando aveva 37 anni di età inizio a coprirsi di peli e a sviluppare una barba così lunga e rigogliosa che potresti vederla su un maestro barbuto piuttosto che su una donna che in precedenza ha dato tre figli a suo marito Felice de Amici, che vedi vicino a lei”. La seconda epigrafe è invece dedicata al Ribera: “Jusepe de Ribera spagnolo insignito della Croce di Cristo nuovo Apelle del suo tempo su incarico di Ferdinando II 3° duca di Alcalà viceré di Napoli dipinse straordinariamente dal vivo 16 febbraio anno 1631”.

L’aspetto della donna è davvero mascolino: oltre la barba si nota infatti una profonda calvizie, anche la muscolatura e le mani sono grosse per una donna  ed è solo il seno a a darle un aspetto femminile. Il quadro è conservato alla Fundación Casa Ducal de Medinaceli di Toledo ed una copia è pure presente alla Casa de Pilatos di Siviglia.

Chiaramente, però, questo caso di irsutismo non aveva nulla a che fare col gender.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete