La Battaglia della “Phase Line Bullet” è stato uno degli scontri che portarono alla distruzione, durante l’Operazione “Desert Sabre” (la campagna terrestre che vide l’avanzata delle truppe di terra della coalizione in territorio kuwaitiano e, per qualche centinaio di chilometri, in territorio iracheno) della 3^ Divisione meccanizzata “Tawakalna” della Guardi repubblicana irachena.

Con il termine “Phase Line” si indica una linea chiaramente individuabile sul terreno, una strada, un fiume, o segni distinguibili perpendicolari alla direzione di avanzata, e riportata sulla mappa utilizzata per coordinare le fasi delle operazioni; normalmente le Phase Line si distinguono con nomi in codice diversi, che variano in base ai dettagli della missione come posizione e natura.

L’attacco terrestre venne scatenato il giorno 23 febbraio 1991 con profonde penetrazioni da parte delle unità della Coalizione; il 26 febbraio la Divisione “Tawakalna” venne attaccata simultaneamente da unità della 1^ e 3^ Divisione corazzata, della 1^ Divisione di fanteria e del 2^ ACR del VII Corpo statunitense.

Le prime scaramucce tra le unità in prima linea americane e irachene si ebbero nella mattinata del 26 febbraio, con condizioni meteorologiche che impedivano il riconoscimento degli obiettivi e limitavano la visibilità, lungo la linea predesignata “73 Easting” a circa 30 miglia a ovest di Wadi al Batin durante le quali il 2^ ACR colpì e decimò 2 Brigate corazzate irachene mentre le unità della 3^ Divisione corazzata, posizionata a nord del 2^ ACR, entrava in contatto con 1 Brigata della “Tawakalna”.

La principale unità impegnata nei combattimenti della “Phase Line Bullet” fu il 4^ squadrone del 7° reggimento di cavalleria, l’unità di cavalleria da ricognizione della 3^ corazzata, al comando del Ten. Col. Terry L. Tucker.

Le unità della 3^ Divisione corazzata americana erano precedute dagli M3 dell’Alpha Troop del 4^ squadrone che con gli altri Troop manteneva anche il contatto, sulla destra, con il 2^ ACR; il 4^ squadrone era seguito dalle Task Force 4-34 e 4-32 (gruppi tattici dotati di carri M1 Abrams e IFV M2 Bradley) che muoveva in un ambiente con scarsa visibilità a causa del fumo dei pozzi petroliferi incendiati dagli iracheni combinato con un forte “shamal” (un forte vento proveniente da nord ovest e che flagella l’area).

Alle 03:00 il reparto avanzato ricevette una comunicazione, dal comando della 3^ Divisione, nella quale non si segnalavano unità nemiche fino al confine con il Kuwait; improvvisamente gli equipaggi degli M3 individuarono una linea di APC iracheni interrati a 300 metri a est dalla propria posizione.

Immediatamente i veicoli americani furono fatti oggetto di fuoco da parte di mitragliatrici pesanti, PRG e missili controcarri AT3 SAGGER; il comandante americano immaginò di essere stato ingaggiato da fanteria appiedata e appoggiata da IFV BMP ma iniziò ad individuare in arrivo colpi di carro armato.

L’azione dell’Alpha Troop venne appoggiata dai carri M1 della TF 4-34 che con il proprio fuoco distrussero 1 carro T72 e alcuni APC oltre a 3 M3 Bradley (indicati con i simboli tattici A-24, A-31 e A-22); anche gli M3 della cavalleria risposero al fuoco iracheno utilizzando i propri cannoni da 25 mm e i missili TOW prima di iniziare il ripiegamento a causa delle perdite.

Altri 2 Bradley (A-36 e A-33) vennero gravemente danneggiati da schegge di granata e dai colpi provenienti da mitragliatrici pesanti NSV da 12,7 che danneggiarono la trasmissione dell’A-36; durante le operazioni di recupero dei feriti dal Bradley A-24 anche l’A-26, comandato dal Sergente Sneed, venne danneggiato da schegge di un colpo sparato da un T72 mentre il cannoniere del Bradley A-21, che cercava di valutare la situazione dei veicoli danneggiati, venne ucciso quando il veicolo venne colpito da un carro M1 Abrams della 4-34.

I Bradley A-22, A-36 e A-24 vennero abbandonati sul terreno mentre l’A-31, anche se pesantemente danneggiato, riuscì a ripiegare sulle posizioni della 3^ Divisione corazzata mentre i veicoli danneggiati dalle schegge e dalle mitragliatrici pesanti rimasero operativi e continuarono l’azione.

Dal racconto del Sergente Jones (comandante del Bradley A-36) sappiamo che“il Tenente “V” si inserì nella rete radio ordinando di muovere 800 metri a sud della nostra posizione. Mentre eravamo in movimento il mio servente stava ricaricando un missile TOW e, appena presa posizione, impegnammo un BMP e un carro interrati. Mentre muovevo verso una nuova posizione sentii come se avessimo perso un cingolo e iniziamo a sentire l’arrivo di colpi di mitragliatrice pesante che colpirono la trasmissione del veicolo che venne anche danneggiato da schegge provenienti dai colpi HEAT dei T72”.

Nello scontro il 4^ squadrone soffrì la perdita di 14 uomini (2 morti e 12 feriti), la distruzione di quattro M3 Bradley e il danneggiamento di altri 10; in pratica tutti i veicoli dell’Alpha Troop (livello compagnia) vennero colpiti più o meno gravemente.

Le forze della 3^ Divisione riuscirono a sfondare le linee irachene solo nelle prime ore del 27 febbraio; i veicoli da ricognizione del 7^ reggimento di cavalleria superarono la linea difensiva irachena trovarono i relitti di diciotto tra APC e IFV e sei carri T72 distrutti o abbandonati dagli equipaggi.

La battaglia di “Phase Line Bullet” è stato uno dei rari casi di forti unità corazzate americane respinte da uno schieramento di fanteria trincerata appoggiata da APC, IFV e carri T72; la battaglia fu anche funestata, come per altri scontri, da gravi fatti di “fuoco amico” causati dalla scarsa visibilità.

 

 

 

Autore: Federico di Miceli
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: M. Rubinstein e R. Goldman, The Israeli Air Force Story; A. Frediani, Guerre e battaglie del Medioriente nel XX Secolo; S. Dunstan, La guerra dello Yom Kippur : il conflitto arabo-israeliano del 1973; S. Katz, Le Forze di Difesa Israeliane dal 1973; G. Rottmann, Gli eserciti della Guerra del Golfo; S. Beltrame, Storia del Kuwait; A. Bin, R. Hill e A. Jones, Desert Storm a forgotten war

Federico Di Miceli è tenente colonnello in servizio effettivo. Appassionato di storia militare e di veicoli corazzati, ha prestato servizio in Bosnia, Kosovo, Albania e Afghanistan.