Nei furenti anni d’incertezza politica che vedevano il territorio tra Venezia e Milano grandemente conteso e funestato dalle armate, il 20 maggio del 1427, si combatté la battaglia di Brescello, tra le truppe del Ducato di Milano e quelle della Repubblica di Venezia. Gli scontri, che rientrano nelle cosiddette “Guerre di Lombardia”, inseriti in un ampio scacchiere politico, erano mossi da celeberimi personaggi del loro tempo e rientrano in un panorama geografico molto più ampio.

A riguardo Giovanni Simonetta, cancelliere e storico del duca Francesco Sforza di cui scrisse la biografia, dice che “…non fu nell’età de nostri antichi tanta copia d’huomini quanta era in quegli due eserciti, conciosia che tra l’una, e l’altra parte in si brieve spazio erano ragunati settanta migliaia d’huomini”, mentre Scipione Ammirato puntualizza dicendo che “tutti i più famosi capitani che allora c’erano in Italia si trovassero in quel tempo in quella guerra occupati”.

La serie di conflitti che ebbero luogo in Italia settentrionale e centrale durarono dal 1423 alla firma della Pace di Lodi, nel 1454. La struttura politica d’Italia, in seguito, si sarebbe trasformata e cinque grandi potenze sarebbero emerse dal gruppo dei comuni e città-stato che insistevano nell’Italia medievale. Queste cinque realtà politiche, la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano, i Medici di Firenze, lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, avrebbero modellato la carta della penisola italiana sino alle successive “Guerre d’Italia”. Inoltre, importanti centri culturali della Toscana e del Nord Italia, come Siena, Pisa, Urbino, Mantova e Ferrara, furono politicamente emarginati.

Le Guerre di Lombardia, che possono dissociarsi in quattro periodi distinti, furono una lotta per l’egemonia nel Nord Italia che devastò l’economia della Lombardia e indebolì il potere di Venezia, i cui dirigenti non avevano preso in considerazione l’avvertimento del doge Tommaso Mocenigo nella sua lettera d’addio del 1423: “Attenzione al desiderio di prendere ciò che appartiene agli altri e portare guerre ingiuste per cui Dio ti distruggerà”. La guerra, che fu sia il risultato che la causa del coinvolgimento nella politica in terraferma di Venezia, permise alla Serenissima di espandere il suo territorio sino alle rive del dell’Adda e condusse il resto d’Italia in una serie di mutevoli alleanze e piccole scaramucce. Ruolo decisivo nella guerra ebbe Firenze che, dapprima alleata con Venezia per contrastare le ambizioni territoriali dei Visconti di Milano, si alleò poi con Francesco Sforza contro la crescente minaccia di Venezia stessa. La Pace di Lodi, conclusa nel 1454, portò 40 anni di relativa pace nel Nord Italia, mentre Venezia concentrò il suo interesse altrove.

La pace firmata il 30 dicembre 1426 a Venezia non era durata molto a lungo. Su consiglio dell’imperatore Sigismondo, Filippo Maria Visconti si rifiutò di ratificare il trattato e la guerra riprese nel maggio 1427. I milanesi furono dapprima vittoriosi, catturando Casalmaggiore e assediando Brescello, mentre Niccolò Piccinino batté il Carmagnola a Gottolengo il 29 maggio, ma la loro flotta fu bruciata dai veneziani. Venezia scatenò un contrattacco e dopo l’incerta battaglia di Cremona, il 12 luglio riprese Casalmaggiore. Orlando Pallavicino, signore di numerosi castelli nei pressi di Parma, si ribellò contro i Visconti e Amedeo VIII, assieme al marchese di Monferrato, invase la Lombardia.

L’esercito veneziano del Carmagnola trionfò sui milanesi nella battaglia di Maclodio il 12 ottobre 1427 e il Visconti, pur essendosi riconciliato con Amedeo VIII offrendogli in sposa sua figlia Maria, dovette ancora chiedere la pace. Una nuova mediazione del papa portò ad un trattato firmato a Ferrara il 18 aprile 1428. I veneziani si videro confermato il possesso di Brescia e un governatore veneto venne nominato a Bergamo e Crema, mentre i fiorentini recuperarono le roccaforti, tranne Volterra, che si ribellò. Firenze mandò Niccolò Fortebraccio a sedare la rivolta e poi invase il territorio di Lucca il cui signore, Paolo Guinigi, era alleato con i milanesi. Venne però pesantemente sconfitta nella battaglia del Serchio.

Importanti cambiamenti politici e dinastici sarebbero poi avvenuti nei successivi anni di scontro, al di fuori del campo di battaglia. Francesco Sforza, entrato al servizio di Filippo Visconti, avrebbe spostato sua figlia, mentre Firenze sarebbe passata sotto la dominazione di Cosimo de’ Medici. Dopo la morte di Filippo Maria Visconti nel 1447, Francesco Sforza, sostenuto dai fiorentini, sarebbe entrato in trionfo a Milano nel maggio 1450, dopo la caduta della Repubblica Ambrosiana. Si sarebbero allora formate due coalizioni; gli Sforza e i Medici da un lato e Venezia e il Regno di Napoli dall’altro. L’obiettivo principale di entrambe le parti sarebbe rimasto la Lombardia e un compromesso sarebbe infine stato raggiunto tra i quattro belligeranti durante la Pace di Lodi, firmata il 9 aprile 1454 e posta sotto l’egida di papa Nicola V, spesso considerata come l’emergere del principio politico europeo di politica dell’equilibrio.

 

 

 

 

Autore: Matteo Bebi
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: N. Machiavelli, Storia di Firenze

 

 

 

Matteo Bebi: ex allievo della Scuola Militare Teuliè di Milano, laureando in Conservazione dei Beni e delle Attività Culturali presso l’Università degli Studi di Perugia, collabora con case editrici ed eventi rievocativi. Ha pubblicato i romanzi storici “Poi si fece Buio”e “Un rumore lontano” ed il racconto  “La leggenda dell’arco – storia e magia a Gualdo ai tempi di Braccio Fortebraccio”.