Durante la Seconda Guerra Mondiale le Isole del Dodecaneso, principalmente l’isola di Rodi, erano un avamposto delle potenze dell’Asse, consentendo di controllare l’attività alleata nel Mediterraneo orientale e il dominio nell’Egeo. Tra esse c’era l’isola di Castelrosso, a circa un chilometro dalla riva turca.

Nel tardo febbraio 1941, le forze armate italiane e britanniche combatterono su questa piccola isola una battaglia strategicamente molto importante, lo scontro fu breve, ma il suo risultato mise fine al piano inglese di fare dell’isola un caposaldo per la conquista dell’intero arcipelago del Dodecaneso in mano italiana sin dal 1912 a seguito della Guerra italo – turca (1911-12).

Gli inglesi consideravano di estrema importanza queste isole, infatti la loro occupazione poteva portare notevoli vantaggi non solo per gli ancoraggi di navi e piste per aeroporti, ma avrebbe probabilmente indotto la Turchia, ancora neutrale, ad unirsi con le potenze alleate, gli inglesi tentarono quindi un’azione militare per l’occupazione del Dodecaneso italiano.

Un primo passo nell’esecuzione del loro piano era quello di ottenere un punto di appoggio e l’isola di Castelrosso era l’obiettivo. La forza totale da utilizzare era impressionante e aiuta a capire l’importanza che i comandi britannici davano all’operazione (naturalmente a fine guerra venne sminuito il successo italiano).

La potenza di fuoco era costituita da due incrociatori, sette cacciatorpediniere, un sottomarino, una cannoniera uno yacht armato mentre l’occupazione della piccola isola venne affidata 200 commandos fortemente addestrati da trasportare sull’isola dai cacciatorpediniere HMS Decoy e HMS Hereward, insieme ad un gruppo di 24 marinai, tale forza doveva sopraffare e sottomettere la guarnigione italiana, stabilire un perimetro difensivo e prepararsi per l’arrivo della seconda forza prevista per il giorno successivo. Questa seconda forza, che doveva partire da Cipro, era costituita dagli incrociatori HMAS Perth e HMS Bonaventure, tra loro vi era una compagnia di un reggimento di fanteria di linea (Sherwood Foresters) che avrebbe avuto il compito di assicurare e difendere l’isola dopo l’occupazione da parte britannica e l’istituzione di una base di torpedinieri nel porto. Comandante in capo dell’operazione era l’ammiraglio Andrew Cunningham, uno dei più grandi ufficiali navali inglesi che contrariamente a Churchill. Se quest’ultimo avrebbe optato per sferrare un attacco sull’isola di Pantelleria, fu proprio Cunningham a insistere fortemente per effettuare delle azioni combinate nel Dodecaneso agli inizi del 1941.

La forza italiana di Castelrosso praticamente inesistente, era di piccole dimensioni, composta da un mix di soldati e una manciata di uomini della Guardia di Finanza, si trattava di una guarnigione che aveva il compito di sorvegliare una stazione di comunicazione il cui piano difensivo contava sulla protezione delle forze situate nei pressi di Rodi. La sera del 23 febbraio, i commandos, che erano di stanza a Candia si imbarcarono sugli incrociatori Decoy e Hereward e alle ore 01.00 di lunedì 24 febbraio partirono in direzione di Castelrosso. La mattina presto del 25 febbraio gli incrociatori vennero guidati verso Punta Nifti seguendo le luci del sommergibile Parthian.

Iniziò così, lo sbarco dei commandos e quindi il primo grande tentativo britannico di rivendicare l’Egeo. Gli sbarchi avvennero in successive ondate con delle baleniere, che entrarono direttamente in porto dove furono scoperte e bersagliate, due marinai italiani furono uccisi immediatamente e uno ferito gravemente nei pressi della stazione di vedetta di Monte Vigla, ma ormai i pochi e non bene armati italiani per la difesa dell’isola erano a conoscenza dell’operazione e si asserragliarono prima a Monte Vigla e quindi a Paleocastro, preparandosi ad una strenua difesa respingendo con tenacia l’attacco inglese, raccogliendo prima dell’esplosione le bombe a mano lanciate oltre la barricata dai commandos, per rilanciarle contro gli assedianti e talvolta accadeva però che le bombe esplodessero nelle stesse mani di chi le aveva raccolte, con conseguenze agghiaccianti. La stazione radio fu infine occupata dagli Inglesi come pure il palazzo della Delegazione del Governo all’entrata del porto e il palazzo della dogana. Gli attaccanti scoprirono infine che, fortunatamente per loro, non vi era alcuna batteria costiera in difesa dell’isola, ma la loro missione non fu un successo; prima che la stazione radio cadesse, l’operatore italiano fu in grado di avvertire Rodi su ciò che era avvenuto alla base; sarebbero quindi arrivati i rinforzi italiani.

La Regia Aeronautica fu la prima ad intervenire. I bombardamenti aerei contro il porto e le strutture circostanti, insieme alla collina dove gli inglesi avevano concentrato le loro forze, vennero condotti positivamente e con ottimi risultati. Il bombardamento inflisse anche gravi danni alla cannoniera HMS Ladybird che venne colpita a poppa. Gli inglesi rivendicarono l’abbattimento di due s.m. 79 e di un cr42 (non si hanno notizie certe circa i presunti abbattimenti che appaiono abbastanza improbabili, nessuna fonte accreditata ne parla). Intanto il 25 febbraio da Rodi partirono le torpediniere Lince e Lupo, i cacciatorpediniere Francesco Crispi e Quintino Sella, poco dopo la mezzanotte del 25 il Lupo si ormeggia nel porto di Castelrosso ed inizia a sbarcare le truppe, opera che deve però presto interrompere per via del rapido deterioramento dello stato del tempo e del mare. Il Lince e Lupo ritornano a Castelrosso il mattino del 27 febbraio, insieme ai MAS 541 e 546 (e raggiunte in un secondo tempo anche dal Crispi e Sella), all’alba del 27 le due torpediniere iniziano a sbarcare le truppe a nord del porto, in tutto vengono sbarcati 250 soldati ed 88 marinai la maggior parte dei quali erano del IV battaglione del 9 ° Reggimento di fanteria della 50ª divisione di fanteria Regina (divisione che prese parte alla battaglia di Lero il 26/09/43, i superstiti della battaglia furono fucilati dai tedeschi perché considerati traditori, non subirono la stessa sorte i 900 inglesi catturati) al comando del tenente colonnello Fanizza, che dovevano riconquistare l’isola, occupata poche ore prima dai 200 commandos britannici.

Gli italiani attaccarono con successo si muovevano con tenacia e ardimento avanzando rapidamente e ri-conquistando tutte le posizioni guadagnate dai commandos il giorno prima e ristabilivano il possesso italiano dell’isola, catturando prigionieri, armi e munizioni ed una bandiera inglese, i restanti commandos si asserragliarono in una piccola area dell’isola nota come Nifti Point. Dopo lo sbarco ed il bombardamento il Lince, insieme al Crispi e al Lupo, si mette a pattugliare le acque a sud dell’isola niente accade, se non, alle 2.53, un’infruttuosa scaramuccia tra il Crispi (che lancia tre siluri) ed il cacciatorpediniere britannico Jaguar, lo scontro tra siluranti italiane e britanniche a colpi di cannoni e siluri, cessa alle 3.30 senza risultati. Intanto la seconda ondata della forza d’invasione britannica, comandata dall’ammiraglio Renouf, visto la determinazione con la quale le forze italiane riconquistarono l’isola, annullò lo sbarco previsto e ordinò al convoglio di ritirarsi e dirigersi verso Alessandria imbarcando un non meglio precisato numero di inglesi in ritirata.

Castelrosso venne così riconquistata, e l’ultimo residuo dei commandos fuggirono a gambe levate, qualcuno riuscì, molti a nuoto, a riparare probabilmente sulle coste turche. Sappiamo con certezza le perdite inglesi, perchè gli italiani recuperarono i 5 morti, i feriti furono una quindicina e i prigionieri furono 40 degli altri non si è mai saputo con certezza la loro fine, in effetti in Inghilterra queste notizie non venivano comunicate al pubblico. Il motivo era “per non demoralizzare lo sforzo bellico della gente comune”; una disposizione fortemente voluta da Churchill che invitava i comandi a non parlare mai di sconfitte, di considerare vittorie piene le mezze vittorie, di esaltare più del dovuto le vittorie. Probabilmente dobbiamo aspettare il 2041, che siano trascorsi almeno 100 anni dagli avvenimenti per conoscere tali risultanze.

Da parte italiana vi furono 14 morti. Si è trattato indubbiamente di una clamorosa vittoria italiana sia per mare che per terra, Il fallimento dell’operazione Abstention ebbe delle pesanti ripercussioni ad ogni livello sminuendo le aspettative di successo nei piani futuri della Gran Bretagna nel Mediterraneo che ricordiamo sperava di annullare le forze armate italiane nei primi mesi di guerra e costringere l’Italia all’uscita dal conflitto (Anthony Eden segretario di stato scrisse a Churchill nell’agosto 1940: “È mia convinzione che sia di importanza primaria sviluppare la nostra offensiva contro gli italiani nel Mediterraneo via terra, mare e aria. L’Italia è il partner debole dell’Asse, e abbiamo più possibilità di buttarla fuori dalla guerra rispetto a quante ne abbiamo con la Germania”).

L’operazione fu un fallimento completo per gli inglesi, con la ri-cattura di Castelrosso finì così ogni tentativo britannico di occupare il Dodecaneso fino all’autunno del 1943 quando a seguito della firma dell’armistizio le forze britanniche sbarcano a Castelrosso. Lo stesso giorno, Churchill fu informato sull’esito dell’operazione e trasmise immediatamente un telegramma ad Anthony Eden, Segretario agli Esteri al Cairo, dicendo: “Il rapporto su Castelrosso non spiega esattamente quanti uomini siano effettivamente sbarcati; dove sono sbarcati; quanto hanno percorso; cos’hanno fatto; che prigionieri hanno fatto; quante perdite hanno subito; come sia stato possibile che il nemico abbia potuto rafforzare la sua presenza dal mare nel momento in cui si supponeva che noi avessimo la supremazia marittima; quali sono state le forze navali e militari che hanno rafforzato il nemico; quando e da dove sono arrivati; com’è stato possibile che quando era già stata annunciata la conquista dell’isola, si sia scoperto solo allora che una grande nave da guerra nemica fosse entrata in porto; se abbiamo mai conquistato il porto e le difese attorno ad esso”.

Non è dato sapere la risposta data da Eden a Churchill che rimase molto perplesso dalle scarse informazioni ricevute e indirizzò quest’ulteriore lettera al Capo di Stato Maggiore, generale Ismay: “Mi sono state riferite solamente delle mistificazioni circa questa operazione ed è compito dello Stato Maggiore far maggior chiarezza. Voglio sapere come sia stato possibile che la marina abbia consentito lo sbarco di così tanti rinforzi, quando in un affare del genere tutto dipende esclusivamente dalla capacità della marina di isolare tutta l’isola”.

Le precedenti interrogazioni di Churchill obbligarono Cunningham a dare ulteriori spiegazioni sull’operazione e i motivi per cui la marina non riuscì ad isolare l’isola e a rilevare i commandos. Nella sua autobiografia infatti Cunningham riporta una lettera, che in seguito avrebbe scritto al Primo Lord del Mare, in cui si legge: “La presa e l’abbandono di Castelrosso è un’operazione fallita che non dà credito a nessuno. Gli Italiani sono stati incredibilmente intraprendenti e non solo bombardarono l’isola, ma colpirono con precisione gli obiettivi e sbarcarono loro truppe dagli incrociatori. L’unica cosa che possiamo dire è che da questa esperienza abbiamo imparato molto e che non ripeteremo gli stessi errori”.

Il grave errore commesso nell’operazione Abstention venne ripetuto con maggiori danni durante l’operazione Daffodil.

 

Autore articolo: Antonio Lombardo

In copertina la Torpediniera Lupo. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: J. Sadkovich, La marina italiana nella seconda guerra mondiale

G. Giorgerini, La guerra italiana sul mare

 

 

Antonio Lombardo è ingegnere meccanico, ufficiale di complemento artiglieria e consulente TAR Campania e Prefettura Caserta.