Per una strana circostanza della storia fu lontano dalle isole britanniche, sulla costa albanese, che si consumò l’ultimo scontro tra vichingi, ormai diventati cristianissimi normanni, e anglo-sassoni, ci riferiamo alla Battaglia di Durazzo.

Dopo la battaglia di Hastings molti guerrieri anglo-sassoni lasciarono l’Inghilterra, probabilmente vista l’impossibilità di resistere con successo ai nuovi conquistatori normanni. Lasciata la loro isola si trasferirono ad est, nella lontana Costantinopoli, ed andarono ad ingrossare i ranghi della guardia imperiale, la cosiddetta guardia variega, o varangia, costituitasi per la prima volta nel IX secolo con guerrieri provenienti dal principato di Kiev, e successivamente integrata con altri provenienti dal nord, tra cui soprattutto scandinavi. Non vi sono cifre certe su quanti anglo-sassoni vi si siano arruolati, ma dovettero essere molti, tali da costituire la componente numericamente più importante.

I Normanni invece, avevano ultimato la conquista dell’Italia meridionale sotto i loro leader, i fratelli Roberto e Ruggero d’Altavilla. Avevano praticamente sottomesso e inglobato i vecchi principati longobardi, cacciato dall’Italia i bizantini e tolto agli Arabi la Sicilia. Il loro capo continentale, Roberto il Guiscardo, duca di Puglia, già occhieggiava conquiste al di là dell’Adriatico, nei Balcani, stante il periodo di crisi dell’Impero Bizantino perdurante sin dalla tremenda giornata di Manzikert dieci anni prima. L’occasione fu offerta a Roberto da una “querelle” dinastica.

L’imperatore Michele VII aveva promesso il proprio erede Costantino ad una figlia del Guiscardo. Ma Michele VII fu deposto nel 1078 dal generale Niceforo Botaniates e l’accordo matrimoniale svanì. Roberto prese la palla al balzo e iniziò a preparare una grande armata e una grande flotta per l’invasione. L’armata vide la coscrizione anche dei nuovi sudditi meridionali del nuovo stato, che furono organizzati ed addestrati alla normanna. A Costantinopoli il pericolo fu subito chiaro, soprattutto quando nel 1081, a seguito di un’altra rivoluzione di palazzo, salì al trono un altro militare, Alessio Comneno.

I Normanni, di cui i Bizantini avevano sperimentato la pericolosità in Italia, erano una gravissima minaccia per il traballante impero, che fra l’altro a oriente era sotto attacco dai Turchi Selgiuchidi. Alessio strinse un’alleanza con Venezia, la cui flotta già dominava l’Adriatico, e per la quale la costituzione dello stato normanno nel sud, ed ancor di più il controllo da parte di tale stato del Canale d’Otranto, rappresentava una inaccettabile minaccia. La grande flotta normanna, con Roberto e il figlio Boemondo, salpò dalla Puglia nella tarda primavera 1081 e sbarcò l’armata presso Valona; poi mosse verso, Durazzo, a quel tempo la capitale bizantina dei Balcani occidentali.

Durazzo era un’importante fortezza, situata all’estremità di una piccola penisola, che Roberto provvide immediatamente a stringere d’assedio. Il piano era, conquistata la città, di muovere attraverso la Macedonia verso Tessalonica e il cuore stesso dell’impero. L’alleanza veneziana, però, si dimostrò fruttuosa per Alessio, poiché la flotta guidata dal doge Domenico Selvo sorprese la flotta normanna e le inflisse notevolissime perdite, che tuttavia non furono sufficienti a far desistere Roberto dall’assedio. Si mosse da est a questo punto Alessio, che reclutò una grande armata per il soccorso di Durazzo, composta dalle professionali truppe tagmatiche della Tracia e della Macedonia, da varie unità mercenarie e dai corpi anglo-sassoni della guardia imperiale. Secondo varie fonti le armate che si confrontavano contavano tra i 20.000 e i 30.000 uomini ciascuna.

L’armata bizantina raggiunse Durazzo e il grosso dell’armata normanna si rischierò sulla terraferma, separata dalla punta della penisola su cui sorgeva la città da un ponte. Entrambe le armate si schierarono una di fronte all’altra divise in tre gruppi. Alessio pose gli anglo-sassoni al centro, avanzati rispetto alle altre linee bizantine. Roberto schierò l’élite della cavalleria normanna come estrema riserva dietro a tutto il proprio schieramento. L’attacco fu iniziato dall’ala destra normanna, composta dalle truppe di origine italiana, che furono respinte e contrattaccate dagli anglo-sassoni. Questi ebbero in un primo momento la meglio, ma poi commisero l’errore di inseguire l’ala destra normanna in fuga verso il mare. Fu così che parte del centro normanno li prese alle spalle: fu secondo alla tradizione una lotta all’ultimo sangue, reminiscenza della resistenza degli Huscarli sulla collina di Hastings. Gli anglo-sassoni furono fatti a pezzi e quei pochi che fuggirono trovarono rifugio in una chiesa che i Normanni misero a fuoco. A questo punto la destra normanna si riprese e si ripresentò in linea, mentre i Bizantini vacillarono di fronte all’annientamento della guardia imperiale. Alcuni mercenari turchi e serbi abbandonarono le linee e fuggirono. Roberto approfittò del momento e lanciò la propria riserva di cavalleria pesante contro il centro bizantino che non tenne l’attacco; a questo punto fu lo stesso Alessio, ferito, a dare il segnale della ritirata. Non fu una rotta poiché i Normanni si attardarono a depredare il campo bizantino, ma le perdite di Alessio furono pesanti.

Pur essendo stata una grande battaglia campale Durazzo non ebbe importanti conseguenze geo-politiche, perlomeno dirette. La fortezza cadde ai Normanni poco dopo ma Roberto tornò in Italia, chiamato da papa Gregorio VII a difenderlo dall’imperatore Enrico IV. Il figlio Boemondo, il futuro eroe della I Crociata, proseguì nei Balcani verso Tessalonica, scontrandosi nuovamente contro i Bizantini. Fu vittorioso all’inizio ma fu alla fine sconfitto rovinosamente presso Larissa e rientrò in Italia senza nulla aver concluso già nel 1082.

Alessio attribuì ai Veneziani importanti privilegi commerciali nell’impero e questi riconquistarono per lui Durazzo. Eliminato quindi il pericolo normanno e ricostituita l’unità territoriale ad ovest, Alessio Comneno iniziò a dedicarsi alle riforme, di cui l’impero aveva un disperato bisogno, e alla gestione del gravoso problema turco in Anatolia. Così, con una sconfitta, iniziò l’ultimo secolo di grandezza per l’Impero Bizantino, il periodo detto della Restaurazione Comnena.

 

 

 

Autore articolo: Valerio Lucchinetti
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: F. Chalandon, Histoire de la domination normanne en Italie et en Sicile, Parigi, 1907; J. Fine, The Early Medieval Balkans, Ann Arbor, 1991; J. Norwich, I Normanni nel Sud (1016-1130) (trad.ital.), Milano, 1971; G. Ostrogorsky, Storia dell’impero bizantino (trad.ital.), Torino, 1968; W. Treadgold, Byzantium and its Army, 284-1081, Stanford, 1995

Valerio Lucchinetti, laureato in Discipline Economiche e Sociali all’Università Bocconi di Milano con tesi di storia economica sui mercati granari in Lombardia nel XVIII secolo. Attivo professionalmente nel settore della gestione di portafogli azionari è appassionato di storia, con preferenza per il Medio Evo e l’età moderna sino alla Rivoluzione Francese.