La Battaglia di Giaffa fu l’episodio finale della Terza Crociata perché, sebbene i crociati non avevano conquistato Gerusalemme, questa battaglia sancì una tregua coi musulmani che permise ai pellegrini cristiani di entrare in città liberamente.

Agli inizi di luglio del 1192, le forze di Riccardo Cuor di Leone avevano il pieno controllo della striscia costiera da Tiro ad Ascalona. Riccardo aveva riconquistato e fortificato la città di Giaffa, il porto più vicino a Gerusalemme e dunque sito strategicamente importantissimo. Ciò che era fondamentale ora era occupare la fascia costiera a nord di Tiro per ristabilire i contatti con la Contea di Tripoli e col Principato di Antiochia. Con questo piano, Riccardo Cuor di Leone mobilitò il suo esercito da San Giovanni d’Acri in una campagna militare lungo la costa, alla riconquista di Sidone e Beirut. Questi sogni andarono in frantumi il 29 luglio, quando Saladino mosse un attacco a sorpresa a Giaffa. Ventimila cavalieri musulmani, con forse una fanteria di pari numero, tennero d’assedio la città. La guarnigione cristiana resistette valorosamente, ma i musulmani, con le loro macchine d’assedio, riuscirono ad aprire una breccia nelle mura.  Il presidio cristiano fuggì allora verso la cittadella, ma quelli che non riuscirono a farlo in tempo, in particolare i malati e i feriti dell’Ospedale di San Giovanni, finirono tutti uccisi. I musulmani, rifiutando i termini della resa convenuti da Saladino stesso, si dettero al saccheggio ed il loro capo, irritato da quella disobbedienza, fece confiscare l’intero loro bottino.

La caduta di Giaffa isolava Ascalona e rendeva ancora improponibile un vicino assalto a Gerusalemme. Riccardo Cuor di Leone venne a conoscenza di quanto stava accadendo mentre era a San Giovanni d’Acri. Giaffa resisteva ancora, così, speranzoso di difenderla con successo, si precipitò alle porte della città con le sue navi ed un’armata di cinquantacinque cavalieri e circa duemila balestrieri genovesi e pisani. Pure il nuovo re di Gerusalemme, Enrico II di Champagne con Templari ed Ospitalieri, si mise in marcia per respingere i musulmani, nel frattempo però la città cadde nelle mani nemiche.

Le navi di Riccardo Cuor di Leone stettero avvilite a guardare gli stendardi musulmani sulle mura della città. Videro poi un uomo nuotare verso di loro e lo accolsero a bordo. Era un cristiano che annunciava che era ancora in corso una resistenza nella cittadella. Riccardo allora s’animo d’impeto e guidò l’assalto scendendo dalla nave e affrettandosi alla riva con una balestra in una mano ed un’ascia nell’altra. I cristiani seguirono il loro condottiero eguagliandolo in coraggio e presentandosi sotto le mura riuscirono incredibilmente ad aver ragione della guarnigione musulmana entrando in città da una torre lasciata completamente sguarnita.

La facilità con cui una manciata di crociati riuscì a recuperare Giaffa fu forse dovuta al malumore serpeggiante tra le fila nemiche dopo la decisione di Saladino di confiscare i bottini del saccheggio ai propri soldati. Non è altrimenti spiegabile la fuga di un avversario assai più numeroso e la resa di uomini ben armati e nutriti. Ora per Riccardo Cuor di Leone c’era solo il problema di tenere la città in attesa dell’arrivo di Enrico II di Champagne, una città senza viveri e dalle mura distrutte, in cui altissimo era il numero di feriti e di cadaveri in decomposizione. Si affrettò allora a far riparare la breccia alla meno peggio e i morti furono seppelliti ma, col pericolo del diffondersi di malattie, il re d’Inghilterra scelse di posizionare la sua tenda fuori dalle mura. Nel frattempo Saladino si riorganizzò.

All’alba del 5 agosto i musulmani attaccarono i crociati sorprendendoli ancora nel sonno. I cristiani si ritrovarono nudi a brandire lance e scudi a difesa dei balestrieri italiani, mentre l’imponente esercito musulmano affluiva nelle strade di Giaffa. Riccardo Cuor di Leone accorse coi cavalieri del Conte di Leicester e caricò più volte i nemici. Erano appena diciassette e furono subito accerchiati. Temendo che il re fosse ormai morto, alcuni balestrieri abbandonarono la città e tornarono alle navi, ma Riccardo Cuor di Leone riemerse tra i nemici e riuscì a ricompattare i suoi. Soprattutto le armature dei crociati si mostrarono in grado di resistere alle frecce musulmane più di quanto queste fossero in grado di resistere alle frecce delle balestre cristiane. Davanti all’incapacità dei suoi di battere quel piccolo drappello di crociati, Saladino, infuriato, voltò le spalle ai combattimenti e ciò contribuì a sgretolare definitivamente il morale dei musulmani.

Giaffa tornò nelle mani dei crociati e poco dopo arrivò pure l’esercito di Enrico II di Champagne.

Entrambe le parti si ritrovarono completamente esauste, dunque convennero nel negoziare una tregua di tre anni. Le difese di Ascalona furono rase al suolo e l’intera zona costiera da Tiro a Giaffa fu concessa ai cristiani. Saladino mantenne Gerusalemme, ma i pellegrini cristiani furono liberi di recarsi a i loro luoghi santi.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: S. Runciman, Storia delle crociate