La battaglia di Khafji è stato il primo scontro terrestre della Guerra del Golfo e si è combattuta nell’area e dentro la città saudita di Al Khafji tra il 29 gennaio e l’1 febbraio 1991 durante la campagna aerea sul Kuwait e sull’Iraq da parte delle forze aeree della Coalizione iniziata il 17 gennaio 1991.

Il fatto particolare di questa battaglia fu il suo valore propagandistico visto che furono le truppe irachene ad attaccare le forze terrestri alleate dopo che Saddam Hussein aveva cercato di disarticolare la Coalizione attaccando i campi petroliferi sauditi e lo Stato di Israele utilizzando missili balistici a corto raggio SCUD.

L’azione fu condotta dalla 1^ e 5^ Divisione meccanizzata appoggiate dalla 3^ Divisione corazzata dell’Esercito iracheno il cui compito era quello di attaccare su varie direttrici, le forze americane, saudite e qatariote schierate lungo le coste del Golfo persico.

Le tre grandi unità erano già profondamente provate dai continui attacchi aerei portati durante “Desert Storm”; infatti molte colonne vennero respinte dai Marines americani appoggiati da unità “Ranger” e dall’aviazione tattica alleata ma una di esse, muovendosi lungo la costa, riuscì a conquistare la città di Khafji nella notte tra il 29 e 30 gennaio 1991.

Tra il 30 gennaio e il 1 febbraio le unità irachene furono oggetto di contrattacchi portati da due battaglioni di fanteria della Guardia Nazionale Saudita (quattro battaglioni di fanteria motorizzata equipaggiati con veicoli V150 “Commando” e sistemi controcarri TOW) e due compagnie carri qatariote (equipaggiate con carri AMX30) appoggiati dall’aviazione e dall’artiglieria americana (pezzi M198 da 155 mm dei Marines).

Il 1 febbraio la battaglia ebbe termine con la liberazione della città al costo di 95 soldati della Coalizione (43 morti e 53 feriti) e 360 iracheni (60 morti e 300 feriti) oltre a 400 prigionieri; le unità irachene appartenevano a varic d’armata ed in particolare la 1^ Divisione meccanizzata e alcune unità di commando dal V Corpo al comando del Generale Yaiyd Khalel Zaki, mentre il III Corpo, comandato dal Generale Salah Aboud Mahmoud (comandante dell’operazione), fornì la 5^ Divisione meccanizzata, la 3^ Divisione corazzata e cinque divisioni di fanteria che però rimasero in posizione difensiva lungo il confine.

La 3^ Divisione corazzata era la meglio equipaggiata dell’esercito iracheno essendo dotata di carri T72 (unica unità all’infuori della Guardia Repubblicana ad avere questi carri) mentre i battaglioni carri della 1^ e 5^ erano equipaggiati con carri T62 e T55 (alcuni dei quali nella versione “Enigma” dotati di corazze aggiuntive); durante la battaglia alcuni T55 “Enigma” resistettero a colpi diretti di missili controcarri MILAN.

La fanteria di queste unità erano dotate di alcuni BMP1 e BRDM 2 mentre la maggior parte dei veicoli era rappresentata da APC cinesi del tipo YW 531 appoggiati da pezzi di artiglieria a traino meccanico; le unità da ricognizione della Coalizione stimarono che per l’attacco gli iracheni schierarono circa 60.000 uomini in tutte le 8 Divisioni impegnate (tale numero fa subito saltare all’occhio il fatto di quanto tali unità fossero provate dai continui attacchi aerei).

Il piano iracheno prevedeva il passaggio della 1^ Divisione meccanizzata attraverso le posizioni della 7^ e 14^ Divisione di fanteria proteggendo il fianco destro della 3^ Divisione corazzata che, fungendo da ariete, avrebbe bloccato le forze saudite a ovest di Khafji consentendo la cattura della città da parte della 5^ Divisione meccanizzata; l’attacco aveva gli obiettivi di causare pesanti perdite agli alleati, catturare prigionieri e, nelle ottimistiche intenzioni irachene, minacciare i pozzi petroliferi di Damman situati a circa 250 km a sud di Khafji.

Appena le unità iniziarono il movimento verso il confine saudita vennero attaccate dall’aviazione tattica; gli AV8 Harrier dei Marines attaccarono unità corazzate nei pressi della foresta di Al-Wafrah mentre gli A10 attaccarono altre colonne colpendole duramente.

Le unità alleate situate sulla linea di confine erano rappresentate da poche unità da ricognizione dei Marines, da nuclei dei Navy SEALS e delle Forze Speciali dell’Esercito che avevano creato degli OP (Observation Post); lungo la costa si trovava l’OP 8 con altri 7 OP posizionati ogni 20 Km verso occidente lungo il confine meridionale del Kuwait.

Le Forze Speciali americane occupavano gli OP 7 e 8 che si trovavano lungo la possibile direttrice di attacco verso sud, la 1^ Divisione Marine schierava 3 compagnie a copertura degli OP 4, 5 e 6 (Task Force Shepard), il 2° battaglione di fanteria leggera corazzata della 2^ Divisione Marine presidiava gli OP 1, 2 e 3 mentre la “Tiger Brigade” (1^ Brigata corazzata della 2^ Divisione corazzata) fungeva da riserva di pronto impiego.

La difesa della città costiera era devoluta alla 2^ Brigata della Guardia Nazionale Saudita appoggiata dal battaglione carri qatariota che insieme costituivano la Task Force “Abu Bakr”; il 5° battaglione della Guardia Nazionale creò uno schermo difensivo a nord ovest di Khafji nei pressi dell’OP7 mentre le restanti unità della JFC-E (Joint Force Command-East) erano schierate a 20 km a sud della linea degli OP.

Il 28 gennaio la Coalizione ricevette una serie di “Warning” lanciati dagli aerei E-8A Joint STARS (Joint Surveillance Target Attack Radar System) che individuarono movimenti di truppe e unità corazzate irachene oltre il confine mentre gli OP 2, 7 e 8 riportarono movimenti di unità corazzate nella loro zona di competenza.

L’offensiva irachena iniziò nella notte del 29 gennaio 1991 quando circa 2000 uomini appoggiati da decine di veicoli corazzati si mossero verso sud verso l’OP 4 che aprì il fuoco contro le unità avanzanti; i Marines erano equipaggiati solo con armi leggere e la forte risposta irachena li obbligò al ripiegamento verso sud.

Il ripiegamento venne appoggiato dai LAV 25 e LAV TUA (missili controcarri TOW) del plotone “pesante” della compagnia che occupava l’OP; il primo LAV TUA sparò un missile TOW che però colpì un altro LAV che era sopravanzato di alcune centinaia di metri per coprire le truppe in ritirata.

Un altro incidente di “fuoco amico” si ebbe con l’intervento degli A10 quando un missile AGM65 Maverik colpì un altro LAV dei Marines; l’OP venne occupato dalla 6^ Brigata corazzata irachena che però dovette ritirarsi oltre il confine a causa dell’intenso fuoco di ritorsione.

Mentre si combatteva attorno all’OP 4 la 5^ Divisione meccanizzata oltrepassò il confine nelle vicinanze dell’OP1 tenuto dalla 1^ Compagnia del 2° battaglione di fanteria leggera corazzata della 2^ Divisione Marine che guidò l’attacco aereo degli A10 e degli AV8 su una colonna di circa 100 IFV BMP1 e 30 carri T62; la colonna venne distrutta a colpi di missili controcarri e attacchi aerei.

Un’altra colonna si mosse più a est lungo la costa in direzione della città di Khafji protetta dallo schermo del 5° battaglione della Guardia Nazionale Saudita appoggiato da unità dell’8^ e 10^ Brigata di fanteria della Guardia Nazionale; alle unità saudite venne ordinato di non ingaggiare i veicoli iracheni in quanto la colonna di T55 aveva segnalato la volontà di arrendersi (i carri avanzavano tenendo il cannone puntato a “ore sei”) ma, avvicinandosi alle linee difensive avversarie ruotarono prontamente le torrette ed aprirono il fuoco.

I sauditi richiesero il supporto aereo che venne fornito da un AC-130 “Spectre” che distrusse, in pochi minuti, tredici carri iracheni; nonostante il fuoco di ritorsione gli iracheni continuarono l’avanzata occupando, alle 0030 del 30 gennaio, la città di Khafji intrappolando, al suo interno, 12 Marine RECON che, occupando due appartamenti nella zona sud della città, chiamarono il supporto di artiglieria sulle proprie posizioni per tenere lontana la fanteria irachena.

Il giorno 30 gennaio 1991 il primo contrattacco saudita venne portato dal 7° battaglione della Guardia Nazionale appoggiato da due compagnie carri AMX30 qatariote supportate da Marine RECON e Forze Speciali dell’Esercito americano.

Il primo contatto con le forze irachene si ebbe quando i carri AMX30 ingaggiarono un plotone carri T55 distruggendone 3 e catturando il quarto; questo piccolo scontro è passato alla storia come il primo combattimento sostenuto nella storia dalle truppe qatariote che ebbero il supporto di fuoco fornito dagli obici M198 del 10° reggimento Marines.

Il 7° battaglione saudita si mosse per riconquistare la città a seguito di un fuoco di preparazione di artiglieria di 15 minuti ma venne ingaggiato pesantemente dagli iracheni che distrussero un veicolo V150; durante la notte tra il 30 e 31 gennaio si ebbero aspri combattimenti con pesanti perdite da ambo le parti.

Gli iracheni distrussero 2 carri AMX30 qatarioti, catturarono due camion dei Marines che si erano spinti in città per portare rifornimenti ma il danno maggiore gli iracheni lo fecero abbattendo, con un SAM7, un AC130 Spectre che “volteggiava” sulla città.

Il giorno 31 gennaio i tentativi di riconquistare la città ripresero sotto pesante fuoco iracheno che distrusse altri V150 sauditi; il 5° e 8° battaglione sauditi mossero all’attacco distruggendo, con missili TOW, una decina di carri T55 e catturando 6 veicoli e 160 prigionieri.

Le unità saudite continuarono l’avanzata al costo di 68 soldati (18 morti e 50 feriti) e di altri 7 V150 appoggiati dall’aviazione tattica che colpì duramente le unità irachene tanto che il comandante di una brigata sostenne: ”l’aviazione alleata ci ha causato più danni in 30 minuti che gli iraniani in 8 anni di guerra”; gli iracheni tentarono di portare rinforzi alle due compagnie rimaste in città tentando un’operazione anfibia che venne però contrastata efficacemente dagli aerei americani e britannici.

I combattimenti continuarono sporadicamente per tutto il 1 febbraio quando infine i sauditi riconquistarono la città.

La battaglia causò, alle forze della Coalizione, 43 morti, tra i quali 25 americani (11 a causa del “fuoco amico” e 14 nell’abbattimento dell’AC130) e 52 feriti, 2 carri AMX30 qatarioti e 10 veicoli V150 (9 colpiti da razzi RPG7 e due dai cannoni da 100 mm dei T55) mentre gli iracheni subirono, nei combattimenti nella città, 71 morti, 148 feriti, 702 prigionieri e la distruzione di 90 veicoli corazzati (T55 e YW 531).

La “Tiger Brigade” reclamò la distruzione e la cattura di 181 carri (T72, T62 e T55), 148 APC e IFV, 40 pezzi di artiglieria terrestre e 27 sistemi contraerei catturando circa 4.000 prigionieri distruggendo, in pratica, le 3 Divisioni irachene.

La cattura di Khafji fu una grande vittoria propagandistica di Saddam Hussein che fece proclamare, alla radio, che “l’esercito aveva cacciato gli americani dall’Arabia Saudita” e in molti stati arabi, che appoggiavano la politica di Hussein, la battaglia venne ritenuta una grande vittoria che si trasformò in una vittoria politica; in campo alleato il successo dei sauditi e dei qatarioti ebbe grande risvolto mediatico elevando il morale.

La battaglia di Khafji servì a dimostrare la potenza del supporto aereo in una battaglia terrestre indicando quale sarebbe stata la conduzione delle operazioni future tenendo conto anche della pericolosità del cosiddetto “fuoco amico” che proprio durante Desert Storm causò tante vittime.

 

 

 

Autore: Federico di Miceli
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: M. Rubinstein e R. Goldman, The Israeli Air Force Story; A. Frediani, Guerre e battaglie del Medioriente nel XX Secolo; S. Dunstan, La guerra dello Yom Kippur : il conflitto arabo-israeliano del 1973; S. Katz, Le Forze di Difesa Israeliane dal 1973; G. Rottmann, Gli eserciti della Guerra del Golfo; S. Beltrame, Storia del Kuwait; A. Bin, R. Hill e A. Jones, Desert Storm a forgotten war

Federico Di Miceli è tenente colonnello in servizio effettivo. Appassionato di storia militare e di veicoli corazzati, ha prestato servizio in Bosnia, Kosovo, Albania e Afghanistan.