La Battaglia di Mezzo Agosto

La Battaglia di Mezzo Agosto

Agosto 1942 – Tobruk è caduta, l’Asse avanza in Egitto, gli Inglesi sono costretti a rifornire Malta solo da Gibilterra non avendo più la copertura aerea dalle basi nordafricane. Gli Alleati organizzarono un convoglio di circa 60 navi, sia inglesi che americane, costituito da 13 moderni e veloci mercantili e 2 petroliere con una scorta comprendenti le corazzate Rodney e Nelson, le portaerei Eagle, Furious, Indomitable e Victorius, gli incrociatori Manchester, Nigeria, Kenia, Cairo, Phoebe, Sirius, Charibdis, oltre a molti cacciatorpediniere e sommergibili.

La notte tra il 9 e il 10 il convoglio transitò per lo stretto di Gibilterra, avrebbe dovuto quindi passare in un tratto di mare tra la Sardegna e la Sicilia. Già l’11 agosto la portaerei Eagle fu affondata da un sommergibile tedesco. Il 12 agosto, a seguito di attacchi da parte della Luftwaffe e della R. A., il piroscafo Deucalion fu gravemente danneggiato da uno Junkers, la portaerei Victorious colpita in pieno da una bomba (650 kg) da un Reggiane 2001 subisce lievi danni. Nella serata gli aerei italiani provenienti dalla Sicilia affondano il C.c.t.t. Foresight (S.79 del 132º Gruppo) mentre la corazzata Rodney fu danneggiata da una bomba sganciata da un picchiatello italiano (102º Gruppo), il successivo attacco degli Stuka tedeschi colpì con tre bombe la portaerei Indomitable, danneggiandola seriamente. Il 13 agosto, la Luftwaffe colse nuovi successi, affondando il piroscafo Waimarama, colpendo il Melbourne Star e il Dorset e danneggiando ulteriormente la petroliera Ohio.

Sembrava tutto finito, invece nell’attraversare il canale di Sicilia entrano in scena le armi insidiose della Regia marina all’altezza del Banco Skerki, al largo di Biserta, era infatti in agguato il sommergibile italiano Axum che manovrò in modo da inquadrare più bersagli contemporaneamente e lanciò quattro siluri, che andarono tutti a segno. Uno di essi danneggiò gravemente l’incrociatore Nigeria (nave ammiraglia della forza britannica), due affondarono l’incrociatore antiaereo Cairo, il quarto colpì la petroliera Ohio. Poco dopo, alle ultime luci del crepuscolo, piombarono sul convoglio i bombardieri e gli aerosiluranti tedeschi, che affondarono due mercantili (l’Empire Hope e il già danneggiato Deucalion) e guastarono altri quattro (il Rochester Castle, il Brisbane Star, il Clan Ferguson ed il Santa Elisa). Il sommergibile italiano Alagi colpì con un siluro l’incrociatore Kenya proprio al momento del transito nel punto più pericoloso della rotta, al largo di Capo Bon. Intanto in corrispondenza dei pochi passaggi liberi tra i banchi di mine, erano in agguato le motosiluranti e i MAS italiani e le Schnellboote tedesche.

Per tutta la notte fu un susseguirsi di attacchi in cui le piccole unità si insidiavano coraggiosamente tra le navi nemiche, lanciando i loro micidiali siluri. Fu un nuovo disastro per gli Inglesi e un trionfo per la marina italiana: le motosiluranti MS 16 e MS 22 affondarono l’incrociatore Manchester; la MS 31 affondò il piroscafo Glenorchy; il MAS 557 silurò il piroscafo Santa Elisa che, carico in buona parte di benzina per aerei, s’incendiò; il MAS 564 danneggiò il piroscafo Rochester Castle; il MAS 554 affondò il piroscafo americano Almeria Lykes infine, il MAS 553 affondò il piroscafo Wairangi. Le motosiluranti tedesche non furono altrettanto fortunate: non colsero alcun successo ed ebbero a lamentare il danneggiamento grave dell’unità S.58. Dei 14 mercantili inglesi e delle 2 petroliere, il 13 erano giunti a Malta solo 5, malridotti e con molte perdite dei loro carichi, la stessa Ohio in considerazione delle migliaia di tonnellate d’acqua imbarcate sicuramente non portò in porto tutto il carico. I britannici avevano perso nell’operazione una portaerei, due incrociatori e un cacciatorpediniere, oltre a dieci moderni mercantili. Inoltre, una portaerei due incrociatori, tre cacciatorpediniere e tre mercantili furono seriamente danneggiati e rimasero fuori servizio per parecchi mesi. La RAF perse 5 aerei, mentre la FAA (l’aviazione navale) ne perse 29, di cui 16 affondati con la portaerei Eagle. Le perdite dell’Asse furono di due sommergibili italiani affondati (il Cobalto e il Dagapur, entrambi speronati da cacciatorpediniere nemici che però restarono a loro volta seriamente danneggiati), due incrociatori italiani e una Schnellboote tedesca danneggiati, 40 aerei italiani e 19 aerei tedeschi perduti.

La flotta da battaglia italiana non era intervenuta e non poteva intervenire causa la sua disperata carenza di olio combustibile (handicap della marina italiana durante tutto il conflitto). Le forniture provenienti dalla Romania, seguita dal fallimento dell’offensiva tedesca del 1942 per impadronirsi dei giacimenti petroliferi sovietici del Caucaso, aveva fatto sì che solo le missioni più limitate potevano essere eseguite.

A battaglia conclusa le perdite dell’Asse ammontarono a due sommergibili italiani affondati, 40 aerei italiani e 19 tedeschi abbattuti oltre al grave danneggiamento di due incrociatori, il Bolzano e l’Attendolo colpiti da sommergibili in agguato nel Tirreno meridionale e cento tra morti e dispersi; per gli Inglesi invece le perdite furono di 1 portaerei affondata,1 portaerei danneggiata,2 incrociatori affondati,2 incrociatori danneggiati,1 cacciatorpediniere affondato,2 cacciatorpediniere danneggiati,9 mercantili affondati,3 mercantili danneggiati, 34 aerei abbattuti e oltre 550 morti.

Si trattò senza dubbio di una grave disfatta delle forze britanniche, sia tattica che strategica, tanto che non si azzardarono più a rifornire l’isola tramite convogli se non quando le sorti della guerra tornarono ad essere favorevoli per loro.

L’ultima grande battaglia aeronavale nel Mediterraneo si era conclusa con una vittoria italiana, dimostrando che la giusta coordinazione tra forze aeree e navali era la chiave per vincere sul mare, così come avvenne anche con la battaglia di Mezzo Giugno.

Si trattò senza dubbio della più grande e clamorosa vittoria italiana e, se si considera poi che tale vittoria avvenne nei confronti della grande dominatrice dei mari, ottenuta con le semplici unità sottili, assume ancora un significato più importante. Una vittoria da non dimenticare, testimonianza che le nostre forze armate, nel secondo conflitto mondiale, non hanno vissuto solo amare sconfitte, né sono state protagoniste solo di sfortunati atti di valore ma hanno riportato anche delle vittorie clamorose, come quelle delle due battaglie aeronavali di Mezzo giugno e di Mezzo agosto del 1942, contro la potentissima flotta britannica.

 

 

 

Autore articolo: Antonio Lombardo

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: F. Mattesini, “Navi militari delle Marine alleate affondate nel Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale”

J. Sadkovich, La marina italiana nella seconda guerra mondiale

G. Giorgerini, La guerra italiana sul mare

 

Antonio Lombardo è ingegnere meccanico, ufficiale di complemento artiglieria e consulente TAR Campania e Prefettura Caserta.

 

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