La Battaglia di Montorio fu una sorta di grande resa dei conti, uno scontro tra aragonesi e baroni filoangioini, Orsini e Colonna, che si verificò nel 1486.

Nel mese di marzo del 1485, corse voce in tutta Roma che il papa Innocenzo VIII fosse morto. Paolo e Gentile Virginio Orsini, allora, coi loro partigiani s’affrettarono ad occupare Ponte Milvio, insieme al Salario e al Nomentano, e li tennero per più giorni tentando pure di prendere le porte Flaminia, Pinciana, Salara e Viminale. Appena si seppe che il pontefice non era affatto trapassato, i Colonna s’armarono e costrinsero gli Orsini a ritirarsi. Dal Diario romano scritto dal Notaro di Antiporto, abbiamo una minuta descrizione di questo fatto: “Alli 15 di Marzo fu levato per Roma il rumore, che Papa Innocenzo, stava molto male per morire: donde che i Mercanti di Ripa sgombraro tutte le loro robe, e il Signor Paolo Orsino pigliò Ponte Salaro, Ponte Lamentano, e Ponte Molle. Alli 16 fu l’eclisse del Sole alle 21 ora, e durò un gran pezzo. Alli 17 la nuova della morte del Papa era incerta, e chi diceva di sì e chi nò; e gli Orsini tenevano i Ponti, e molti si cominciarono a mettere l’armi. Alli 19 non contenti gli Orsini di nuovo pigliarono Ponte Lucano, e tagliarono il Ponte di legname di Ponte Molle, e lo lasciarono andare in fiume, dicendosi per Roma, che il Papa fusse morto. Alli 20 il Papa diede la Rosa, avvegna che sia Domenica di Passione, perchè non l’aveva potuto dare la Domenica prima per la infermità sua; e diedela all’ Ambasciatore di Francia; e fu detto, che i Cardinali videro il Papa. Alli 21 si dice, che il Papa stava bene, e i Ponti si lasciarono”.

Di lì a poco, Ferdinando d’Aragona, re di Napoli, si sarebbe rifiutato di consegnare le 8000 once d’oro previste nella cerimonia della chinea e ne sarebbe nata una astiosa diatriba col pontefice che prese le parti dei baroni napoletani filoangioini, mettendo Roberto Sanseverino a capo del suo esercito.

Dopo questo e i roventi giorni romani di marzo, i giochi erano fatti: gli aragonesi s’allearono con Gentile Virginio Orsini ed invasero il Lazio.

Il Sanseverino in un primo tempo riscontrò immediati successi. Riuscì ad espugnare il Ponte di Mentana tenuto da Gentile Virginio Orsini, circostanza in cui suo figlio, Gaspare “Fracassa” Sanseverino, restò ucciso. Corroso dal dispiacere per quel lutto, Roberto Sanseverino fu brutale con Mentana, la dette alle fiamme e passò a fil di spada tutti i suoi abitanti. Lo scontro decisivo però gli fu fatale. Si tenne il 7 maggio del 1486 a Montorio.

Alfonso, Duca di Calabria, figlio di Ferdinando d’Aragona, vi si era accampato col suo esercito e Roberto Sanseverino s’era fermato a circa due miglia di distanza, in località Torre di San Giovanni, per intercettare le vettovaglie che sarebbero giunte al campo nemico. Il Duca di Calabria tentò di spezzare tale mossa e il 7 maggio marciò sull’accampamento pontificio con pochi uomini, inducendo Sanseverino a mobilitare tutto l’esercito – tra cui Prospero e Fabrizio Colonna – in uno scontro aperto che credeva di facile risoluzione grazie ai numeri in suo favore. Dopo un primo scontro, però, sopraggiunse il grosso dell’esercito aragonese supportato dalle milizie di Gentile Virginio Orsini e Niccolò Orsini, conte di Pitigliano, ed il Sanseverino, temendo d’essere sopraffatto, iniziò a ritirarsi. I nemici l’incalzarono senza dargli tregua.

Scrive il Porzio che si combatté senza troppo ardore, “ma quando le schiere de’ Colonnesi e degli Orsini per avventura s’incontravano, si raddoppiavano allora i colpi”. La battaglia durò cinque ore e solo col tramonto cessò. La peggio l’ebbero i pontifici che si ritirarono di notte, lasciando parecchi prigionieri agli aragonesi.

Il Duca di Calabria s’era così aperto la strada per Roma e non tardò a percorrerla. Il suo esercito s’accampò ad Isola e recuperò tutti i castelli sottratti dai pontifici agli Orsini. Innocenzo VIII dovette far i conti con un nemico più forte del previsto e si rassegnò a chiedere la pace mentre Roberto Sanseverino si ritrovò attaccato ora sia dai napoletani che dai pontifici e dovette fuggire a Ravenna. Il trattato, siglato l’11 agosto 1486, fu presto rigettato da Ferdinando.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: B. Corio, L’historia di Milano; B. Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d’Italia