Il 3 luglio del 1866, a Sadowa, nella Boemia settentrionale, gli eserciti di Prussia schiacciarono quelli austriaci ponendo fine ad un conflitto apertosi per la definitiva indipendenza della Confederazione Germanica da Vienna.

L’ambasciatore austriaco a Berlino, il conte Károlyi, sin dal 1865 comunicò a Vienna che il re prussiano Guglielmo I era deciso alla guerra in nome della inviolabilità di Schleswig e Holstein. Appartenevano alla Prussia – diceva – e Vienna doveva rinunciarvi. Tuttavia mentre i prussiani si preparavano alla guerra, l’Austria doveva fare i conti con il suo tesoro. Nel 1865 sciolse 93 squadroni di cavalleria e sospese la formazione di 51 batterie per motivi finanziari. Il bilancio di fine anno comportò una riduzione del 34,8% degli stanziamenti destinati alle forze armate.

Con Francesco Giuseppe c’erano Baviera, Hannover, Sassonia, Württemberg, Baden, ma era ben poca roba. Il sessantaduenne Ludwig von Benedek, incaricato di guidare l’esercito sull’Elba, s’era sempre opposto a questi tagli, ma ogni avvertimento fu inascoltato. Furono i campi di battaglia a dargli ragione, ma la Francesco Giuseppe lo consegnò all’opinione pubblica come l’unico e vero responsabile della catastrofe.

Indubbiamente l’inizio del conflitto non era stato dei più esaltanti. Il 16 giugno le truppe del generale Helmuth von Moltke “il Vecchio” erano entrate a Lipsia, Giessen, Cassael e Laubau. Nei giorni seguenti occuparono in rapida sequenza Hannover, Marienthal, Ostritz e Löbau, Bernstadt e Dresda, poi Rumburk. Il 25 ed il 26 si combatté a Jungbunzlau e Turnau, il 27 a Nachod e Oswiecim. A fine mese i prussiani presero Gitschine e Kort.

Ovunque gli austriaci ed i loro alleati avevano subito sconfitte ed erano stati costretti a ripiegare fino a disporsi su una serie di basse colline tra l’Elba e il Bistritzin, attorno a Sadowa, posizione difensiva davanti alla fortezza di Koniggratz. Speravano che la fanteria in questa posizione, supportata dall’artiglieria, potesse fermare l’avanzata prussiana che, muovendosi su tre direttrici, avrebbe di li a poco piombato su di loro, ma si sbagliavano.

Il 3 luglio si ritrovarono sul sito l’Armata dell’Elba, comandata da Karl Herwarth von Bittenfeld, e la Prima Armata, comandata dal Principe Federico Carlo, in attesa della seconda. La battaglia iniziò all’alba, nella nebbia e con la pioggia che stava cessando, quando i prussiani presero posizione a ovest del fiume Bistritzin. Poco prima delle otto di mattina, l’artiglieria austriaca aprì il fuoco mentre la 7° Divisione Prussiana comandata dal generale von Fransecky avanzò nella foresta di Swiep appoggiata dalla Prima Armata. Nei primi momenti della battaglia gli austriaci combatterono bene, grazie a una piccola superiorità numerica e sotto la protezione di un’artiglieria efficiente. Secondo alcuni osservatori, il rifiuto di Benedek di usare subito la cavalleria lo privò di una immediata vittoria, tuttavia i movimenti dei prussiani furono molto più rapidi. Sadawa fu presa ma la battaglia si propagò nei boschi circostanti senza che alcuna delle parti prevalesse, sino all’arrivo della Seconda Armata, comandata dal principe ereditario Federico. Gli austriaci furono colpiti al fianco destro e costretti a ripiegare finendo in una tenaglia.

La leggenda vuole che gli austriaci scappassero urlando che “i prussiani sparano troppo velocemente”. In effetti, malgrado i valenti sforzi dell’artiglieria austriaca, i prussiani erano in possesso di superiori fucili a retrocarica modello Dreyse, prodotti dalle fabbriche statali di Spandau, Danzica, Saarn ed Erfurt sin dal 1853. Mentre gli austriaci con i loro obsoleti fucili ad avancarica Lorenz dovevano levarsi in piedi dopo ciascuno sparo per ricaricare, i prussiani potevano ricaricare e sparare senza rialzarsi, aumentando il fuoco sino ad 8 colpi al minuto.

Moltke, inoltre, tra le critiche dei conservatori come Friedrich von Wrangel che reputavano disonorevole evitare il corpo a corpo, usò le caratteristiche dei fucili prussiani per superare l’assalto alla baionetta e fare esclusivo affidamento su spari rapidi, rinunciando quindi alle formazioni solide e strette in favore di unità più piccole e libere nei movimenti. Proprio la battaglia di Sadowa premiò le sue intuizioni. Alla fine della giornata si contarono quasi 2.000 morti nell’esercito prussiano e oltre 5.700 deceduti in quello austriaco; l’esercito prussiano fece ben 22.000 prigionieri.

Dopo Sadowa un corpo di truppe prussiane marciò su Vienna. Il 9 fu a Pardubitz, il 12 a Zwittau, il 15 a Brun, il 21 gli austriaci ottennero una tregua, due giorni dopo la Prussia propose loro dei preliminari di pace. Vienna li accettò. Uscì così dalla Confederazione e cedette ogni diritto su Schleswig e Holstein. Contemporaneamente le truppe prussiane sconfissero l’esercito federale a Aschaffenburg, occupando poi Francoforte e vincendo anche a Wurtzburg. I nemici ottennero l’armistizio.

Pare che l’Imperatore abbia promesso: “Finchè vivrò l’Austria non farà più guerre”. Purtroppo non mantenne la parola.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

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