Alla scoperta della Chiesa di Santa Maria Regina Coeli a Napoli.

Il 27 novembre del 1787 entra tra le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli di Parigi una giovane ragazza di nome Giovanna Antida, nata a Sancey, un piccolo villaggio del Giura francese nella diocesi di Besancon dove impara a servire i malati ed i poveri, ma fa anche i conti con la malattia, la morte del padre, il terrore rivoluzionario e la persecuzione religiosa. Dopo cinque anni, la Rivoluzione la obbliga a ritornare in famiglia, ma ella continua a prodigarsi nel servizio dei poveri e degli ammalati. Tenta un percorso nella comunità Ritiro Cristiano in Svizzera ed in Germania, ma, sempre legata all’esempio di San Vincenzo nel 1797, fa ritorno a Besancon dove mette in piedi una scuola per ragazze povere. Nel 1801 la comunità delle Figlie della Carità si ricostituisce a Parigi, ma due anni prima Giovanna Antida ha già dato vita alle Suore della Carità che si sono diffuse in tutta la Francia, la Svizzera ed anche nel Regno di Napoli.

Qui inizia il nostro racconto. Nel 1810 Suor Giovanna Antida giunge a Napoli. A volerla qui è Madame Letizia Ramolino, madre dell’imperatore Napoleone Bonaparte, e ne fa pure richiesta il nuovo re Gioacchino Murat. Accompagna un gruppo di sette sue consorelle per dar loro aiuto ad insediarsi nel tessuto sociale cittadino presso l’ex monastero di San Gaudioso, prima occupato dalla monache Lateranensi. Anche lontano dalla Francia, al centro delle sue preoccupazioni vi è l’approvazione pontificia delle Costituzioni che solo nel 1819 ricevette. Il suo travaglio non finì però qui e, costretta a ritornare in Francia, si misurò col dramma della divisione dell’Istituto. Senza poter risolverlo, visse a Napoli gli ultimi anni della sua vita spegnendosi il 24 agosto 1826. Pio XI la proclamò beata nel 1926 e santa nel 1934. I due rami dell’istituto si riunificarono nel 1954.

 

Le reliquie di Santa Giovanna Antida Thouret nella cappella di Regina Coeli a lei dedicata a Napoli

“Vi annuncio con soddisfazione due grandi grazie con cui il buon Dio ha favorito la Comunità : la prima concerne Sua Maestà l’Imperatore di Francia che ha approvato definitivamente i nostri Statuti il 28 agosto del corrente anno. La seconda riguarda Sua Maestà il Re di Napoli in Itali che ha emanato un decreto per stabilire il nostro Ordine nei suoi Stati. Quindi, Madama Madre ci ha proposto quest’opera che abbiamo accettata. Ho, dunque, intrapreso il viaggio di circa 400 leghe con sette nostre Sorelle per aprire delle case in tutto quel Regno e formarvi un noviziato.  Si può, forse, misconoscere il dito di Dio e la sua protezione divina verso la nostra Comunità? Chi mai avrebbe sperato che si sarebbe estesa persino in un altro Regno?…”. Questo scriveva Giovanna Antida Thouret nel novembre 1810. Parole da cui traspare gioia e fede in Dio.

Con una personalità contraddistinta dalla generosità, dall’amore per il servizio dei poveri, dalla perseveranza nella vocazione anche in mezzo alle difficoltà, la Santa costruì a Napoli una farmacia che si forniva con le erbe coltivate nel chiostro e che ancora oggi funziona da ambulatorio e conserva i contenitori dell’epoca. In effetti a Napoli Santa Giovanna Antida si preoccupò di lenire le sofferenze delle masse popolari e offrire aiuti con medicinali e cure. Prese anche servizio nel vicinissimo e noto ospedale di Santa Maria degli Incurabili e chiese aule per istruire la popolazione analfabeta. Forte di altre sei suore venute da Besancon organizzò la visita ai malati poveri a domicilio e la distribuzione del brodo agli indigenti. Quando re Ferdinando tornò dalla Sicilia alla caduta di Napoleone e di suo cognato Murat, si contavano già numerose novizie napoletane e il sovrano non poté che apprezzare l’impegno di Santa Giovanna Antida Thouret.

Il chiostro con i busti di Santa Giovanna Antida Thouret e di San Vincenzo de’ Paoli

La dedizione delle Suore della Carità nell’alleviare la miseria e le sofferenze dei poveri e il loro zelo nell’evangelizzazione contraddistinsero il loro impegno anche alla morte della Santa ed ancora ai nostri giorni esse curano una scuola per i bambini di Napoli, un ambulatorio ed un centro di accoglienza per senzatetto.

Il viandante che si inoltra nei vicoletti di Via Duomo, lungo il decumano superiore dell’antica città romana, intorno a Via dell’Anticaglia, può facilmente raggiungere Largo Regina Coeli e far visita alla chiesa. Questa, secondo alcune fonti, fu realizzata da Giovan Vincenzo Della Monica e, secondo altre, da Giovanni Francesco Di Palma. I lavori, come si evince da un’iscrizione sul portale maggiore, terminarono nel 1594 sotto la supervisione di Luciano Quaranta, che vi è sepolto. L’entrata è preceduta da una doppia rampa di scale con un pronao affrescato dal pittore fiammingo Loise Croys. All’interno la struttura è ad una sola navata con un soffitto ligneo del XVII secolo e tele di Massimo Stanzione. Sui lati cinque e quattro cappelle sono decorate da tele di Luca Giordano, Micco Spadaro e Giovan Battista Beinaschi. Anche tra i finestroni della navata sono presenti tele di Micco Spadaro e Luca Giordano raffiguranti santi agostinianiL’altare maggiore è del Seicento e fu realizzato da Giovanni Mozzetta. Alle pareti vi si trovano affreschi di Pietro Bardellino.

Degna di menzione è la terza cappella a sinistra, dedicata a Santa Giovanna Antida Thouret, che dentro un’urna di marmo custodisce i resti mortali della SantaImperdibile tutta via resta la farmacia a cui si accede cui si accede dalla sacrestia attraverso il chiostro. Ben diversa da quella vicinissima degli Incurabili dove gli albarelli non sono mai stati usati, questa farmacia conserva ancora il banco in marmo su cui lavorava Santa Giovanna Antida Thouret

L’antica farmacia delle Suore della Carità a Regina Coeli

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra