Kecskemét è situata nel cuore della puszta, la grande pianura ungherese. Capoluogo della provincia di Bacs-Kiskun, è oggi un grande centro di produzione e lavorazione della frutta.

Sorge su un insediamento risalente all’età del bronzo, in un’area abitata dagli iazigi intorno al 20 d.C., seguiti poi da ondate successive nei secoli da sarmati, unni ed infine magiari. All’inizio del XIII secolo, c’erano sette villaggi nell’area, ciascuno con una popolazione di circa trecento uomini, tutti arroccati attorno alle loro chiese. Kecskemét crebbe perchè riuscì a divenire uno snodo lungo le arterie commerciali della regione e nel Trecento, sotto Luigi d’Ungheria, viene citata come oppidium. La vita economica continuò ad avere una spiccata dimensione rurale, ma famiglie di commercianti e artigiani, anche di origine ebraica, rappresentavano una componente importantissima.

Il teatro comunale, intitolato al drammaturgo Katona József

Durante l’invasione turca, i contadini cristiani dei villaggi vicini ripararono qui, protetti da una solida palizzata difensiva, ma Kecskemét, resasi conto dell’impossibilità di resistere ai musulmani, accettò di pagare un tributo annuo al pasha di Buda, ottenendo così la sua protezione e godendo di speciali privilegi. Intanto la città si accrebbe dei villaggi che la circondavano, lasciando prosperare la sua industria ovina, le fattorie, i capi di bestiame, così come la coltivazione dell’uva e la produzione di vino.

La Concattedrale cattolica dell’Ascensione del Signore, chiamata più comunemente dai residenti Nagytemplom (grande chiesa).

Passata come il resto dell’Ungheria nelle mani degli Asburgo tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento conosce un primo importante sviluppo edilizio. Gli apprezzatissimi vini di Kecskemét, però, furono sconvolti dall’arrivo di un parassita che distrusse la maggior parte dei vigneti e nell’Ottocento si provvide a ristabilire le viti intorno alla città. Egualmente anche gli allevamenti declinarono quando i pascoli finirono. La città resta tuttavia ancora conosciuta per la sua industria vitivinicola e alimentare, specialmente per la sua barackpálinka, un brandy di albicocche.

Museo Cifrapalota, esempio di Art Nouveau ungherese

Con l’accumulo di capitali, i contadini iniziarono ad adottare costumi e merci borghesi, stimolando il commercio in città. Tale ricchezza regionale ha portato alla costruzione di nuovi edifici, in particolare quelli in stile Liberty che circondano la piazza principale di Kecskemét, la stupenda Piazza della Libertà fatta di giardini e fontante, rica di statue opera di Amerigo Tot e Julianna Szabo.

 

La grande sinagoga di Kecskemét. L’edificio è ora la casa della scienza e della tecnologia.

Grande esempio di questo stile è la Cifrapalota, la cosiddetta “casa sfarzosa”, eretta nel 1902 da Geza Markus, adorna di colori e decorazioni che rimandano alla tradizione ungherese e caratterizzata dalle magnifiche piastrelle pirogranitiche del tetto.

Tutto fu brutalmente trasfigurato durante la Seconda Guerra Mondiale, inoltre, tra il maggio ed il giugno del 1944, le autorità ungheresi deportarono la maggior parte degli ebrei dalla città ad Auschwitz-Birkenau, cancellando l’importante comunità di ungheresi ebrei che aveva sempre vissuto a in città, protagonista di commercio e cultura.

Nel Novecento, Kecskemét legò indissolubilmente il suo nome a quello del compositore ed etnomusicologo Zoltan Kodaly. Nato qui, Kodaly raccolse e catalogò le antiche canzoni del folklore della putza. Le sue opere risultarono profondamente influenzate da questo mondo tradizionale, mostrano una grande originalità di forma e contenuto, una miscela molto interessante di stili musicali dell’Europa, influenze tardo-romantiche, folk, impressioniste e moderniste. La sua produzione è vastissima e tra le opere in cui Kodàly trovò la sua espressione più completa vi sono “Giovanni Hary”, “La Filanda Székely”, “Sera d’estate”, “Danze di Marosszek” e “Danze di Galanta”. Kodály fu amico di Bela Bartok e lo influenzò notevolmente nella sua evoluzione artistica. Ricoprì inoltre la presidenza del Consiglio Internazionale per la Musica Popolare e la presidenza onoraria della Società Internazionale per l’Educazione Musicale.

 

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

In copertina, foto ritraente la Statua di Lajos Kossuth