Pochi sanno che sul territorio italiano esistono anche due isole linguistiche francoprovenzali in provincia di Foggia, a Faeto e Celle di San Vito.

Percorriamo le strade di Faeto, guardiamo le case, i volti degli anziani, la torre dell’orologio, il monumento ai caduti, sembra un paese come tanti e poi però ci si imbatte in cartelli con segnalazioni in una lingua che stentiamo a riconoscere, il francoprovenzale.

Sì, qui come nella vicina Celle di San Vito, si parla proprio il francoprovenzale. E’ così dal Trecento. Si tratta di due località della Val Maggiore, nei Monti Dauni, in provincia di Foggia, le quali formano l’isola linguistica della Daunia arpitana.

Il Giustiniani, nel suo “Dizionario del Regno di Napoli” del 1802, scrisse di Faeto: “Da una bolla di Pio V spedita a’ 21 gennajo dl 1566 sistente nell’archivio di Troia, appare che furono dismembrate le chiese di Celle, e Faeto dalla chiesa di Castelluccia Val Maggiore, ed eretti in parrocchie… nella suddetta bolla gli abitanti di Celle, e Faeto diconsi provenzali; dunque è facile il credere che queste due terricciuole fossero sorte ne’ tempi Angioini”.

In effetti, Carlo d’Angiò, durante l’assedio dei Saraceni di Lucera, con l’editto dell’8 luglio del 1269, inviò duecento soldati provenzali presso il Castello di Crepacore per presidiare il territorio. Sconfitti i Saraceni di Lucera, Carlo d’Angiò concesse ai suoi di stabilirsi nel castello facendosi poi raggiungere dalle famiglie. Intorno al 1340, la comunità si spostò e fondò Faeto e Celle di San Vito.

La geografia dei luoghi ha tutelato questa lingua per otto secoli, così il sindaco può dichiarare: “…con genitori faetani si parla quasi sempre il francoprovenzale; in alcune famiglie si parla un dialetto apulo-sannitico che è comune nei paesi limitrofi; si parla poi il dialetto foggiano e, naturalmente, l’italiano come lingua nazionale… Se consideriamo che a Faeto e Celle San Vito in totale vivono meno di mille persone, stimo in circa 400 quelle che parlano correttamente la lingua francoprovenzale… Tutti i dipendenti, in municipio, parlano il francoprovenzale. Con loro mi esprimo sembre in francoprovenzale. Nelle piazze e nelle strade si sente costantemente il francoprovenzale: è sicuramente una lingua viva” (P. Bonetti, L’uso della lingua negli atti e nella comunicazione dei poteri pubblici italiani).

E’ indubbiamente questo il lascito più singolare degli Angioini nel Sud.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete