Una congregazione di preti secolari a modello di quella fondata da San Filippo Neri nel Cinquecento sorse a Roma nel 1620, per iniziativa di Padre Paolo Motta al fine di formare gli ecclesiastici nell’amministrazione del sacramento della penitenza, nell’annuncio della parola di Dio, nella promozione dell’esperienza caritatevole.

La congregazione fu posta sotto il patrocinio di San Giuseppe e dal santo prese il nome: Congregazione di San Giuseppe.

Approvata da papa Polo V che le concesse pure un oratorio presso la Chiesa di San Lorenzo di Damaso, la congregazione non prevedeva in origine la vita in comune per i suoi aderenti ma, nel 1646, sette di loro diedero inizio ad una vita comune comprando la Chiesa di San Pantaleone de’ Monti ed un monastero pertinente abbandonato dai basiliani. Qui risultò trasferita la congregazione sotto papa Innocenzo X.

Padre Motta morì il 22 gennaio del 1650 lasciando una ricca biblioteca ai preti della Chiesa di San Pantaleone ma nel giro di un ventennio essi si ridussero al numero di due che si rassegnarono a cederla alla congregazione con l’approvazione di papa Clemente IX.

Si legge nella storia del Fontana: “Fanno questi Preti ogni giorno un ora d’orazione mentale in privato la mattina, ed una mezz’ora la sera in comune: fanno la disciplina tre volte la settimana: leggono al sacra Scrittura, e qualche altro libro Spirituale nel tempo della Mensa, dopo la quale il Superiore propone qualche caso di coscienza, od una quistione Teologica, sopra cui ciascheduno dice la sua opinione. Una volta il mese s’accusano de’ loro errori avanti al Superiore. Sono assidui al Confessionale, fanno in tutte le Feste, e Domeniche il Catechismo, della Conferenze Spirituali, e delle esortazioni: visitano gli Spedali, e s’impiegano in molte altre opere di carità. Non sono obbligati ad alcun Voto. La loro Casa è come un Seminario, che serve ancora di ritiro ad altri Ecclesiastici, i quali vogliono vivere in Roma lontani dallo strepito, e da’ tumulti del mondo”.

Le costituzioni della congregazione furono stese dal Padre Marco Soccini e approvate da Innocenzo XI che dispose pure che l’istituto fosse composto esclusivamente da preti che vivessero in comunione e concesse ai laici l’uso della chiesa per compiervi esercizi spirituali sotto la direzione di uno dei padri della congregazione.

Ne fu affiliato il Cardinale Michele Angelo Ricci, oltre che buon teologo, uno dei più eccellenti matematici dei suoi tempi, autore dell’Exercitatio geometrica de maximis et minimis.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. F. Fontana, Storia degli Ordini Monastici, Religiosi e Militari